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La corsa dell’inflazione: dal 2000 i prezzi sono aumentati del 63%. E la casa costa il doppio

(ansa)
A spingere al rialzo anche il costo di utenze, alcolici e tabacchi, mentre calano servizi d’istruzione, sanità e informazione
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ROMA – Tra erosione del potere d’acquisto e fiammate inflattive, acquistare una casa costa sempre di più. Non è un’impressione, lo mostra a traiettoria disegnata dal Report Storie di dati sui prezzi al consumo dell’Istat, nell’ambito delle sue iniziative per il centenario. I prezzi sono raddoppiati in 25 anni, e l’aumento non riguarda solo gli immobili: dal Duemila a oggi il rincaro generale dei beni è stato del 63%. L’ultimo balzo del 4,2% a settembre ha segnato l’accelerazione maggiore dell’inflazione negli ultimi tre anni. E certificato che i prezzi al consumo sono tornati a correre. Gli aumenti dei beni energetici, gas e petrolio, stritolati dalla guerra in Iran, ci hanno impiegato qualche mese a trasferirsi sugli scaffali ma ora i rincari pesano direttamente sul portafoglio delle famiglie. E come mostra l’Istat, non è una novità per gli italiani. Fatta esclusione per le guerre, e in particolare la Seconda Guerra Mondiale, infatti, tutte le fiammate inflazionistiche in Italia sono…

ROMA – Tra erosione del potere d’acquisto e fiammate inflattive, acquistare una casa costa sempre di più. Non è un’impressione, lo mostra a traiettoria disegnata dal Report Storie di dati sui prezzi al consumo dell’Istat, nell’ambito delle sue iniziative per il centenario. I prezzi sono raddoppiati in 25 anni, e l’aumento non riguarda solo gli immobili: dal Duemila a oggi il rincaro generale dei beni è stato del 63%. L’ultimo balzo del 4,2% a settembre ha segnato l’accelerazione maggiore dell’inflazione negli ultimi tre anni. E certificato che i prezzi al consumo sono tornati a correre. Gli aumenti dei beni energetici, gas e petrolio, stritolati dalla guerra in Iran, ci hanno impiegato qualche mese a trasferirsi sugli scaffali ma ora i rincari pesano direttamente sul portafoglio delle famiglie. E come mostra l’Istat, non è una novità per gli italiani. Fatta esclusione per le guerre, e in particolare la Seconda Guerra Mondiale, infatti, tutte le fiammate inflazionistiche in Italia sono da ricondurre alle crisi energetiche.

Eppure i primi 50 anni della storia italiana sono stati a inflazione zero: dal 1862 fino al 1910 i prezzi si sono mantenuti costanti. Poi la Prima Guerra Mondiale, la Seconda, e la prima crisi petrolifera degli anni Settanta.

La corsa dell’inflazione negli ultimi 25 anni

La crescita generale dell'indice dei prezzi al consumo tra il 2000 e il 2025 è stata pari al 63% ma questo dato è la sintesi di incrementi del 150% per l'aggregato di abitazione e utenze (trainato dalle spese per elettricità e combustibili), di circa il 120% per gli alcolici e i tabacchi e oltre il 100% per i servizi finanziari e assicurativi, e inferiori al 30% per i servizi d'istruzione e sanità, e di una diminuzione prossima al 60% del costo dei beni e dei servizi di informazione e comunicazione.

L’aumento dei prezzi dipende anche dalla diversa composizione della spesa: i servizi che nel 96 pesavano circa il 55% della spesa sono ora arrivati al 64%, con una diminuzione della rilevanza dei beni rispetto ai servizi. E i prezzi dei beni dalla metà degli anni Cinquanta a oggi sono aumentati di circa 30 volte, mentre quelli dei servizi di circa 60.

L'Istat fa il confronto sulle quantità dei beni alimentari acquistabili con cinque euro nel 2025 sottolineando come siano cambiate in modo significativo le quantità a seconda dei beni rispetto a 100 anni fa, nel 1926.

Con questo importo, nel 1926 si potevano acquistare 5,5 kg di patate, mentre nel 2025 la quantità scende a circa 3 kg; fenomeni analoghi interessano anche altri prodotti - come il pane o il latte e, in misura minore, la carne bovina - caratterizzati da una forte componente di lavoro o da costi produttivi più difficili da comprimere. Al contrario, per alcuni beni trasformati industrialmente o le cui materie prime sono divenute meno care - quali la pasta, lo zucchero, il caffè - le quantità acquistabili sono aumentate sensibilmente: si passa da 1,3 kg di pasta secca di grano duro nel 1926 ai quasi 3 kg nel 2025, e per lo zucchero da 700 grammi a poco meno di 4 kg.

Nell'arco degli ultimi 100 anni, le diverse dinamiche di prezzo dei singoli prodotti hanno alterato, anche in modo sostanziale, la struttura dei prezzi relativi. Il caso pane-zucchero è esemplare: nel 1926 il prezzo dello zucchero era quasi 2,5 volte quello del pane, nel 2025 è meno di un terzo. Per l'abitazione e le utenze gli aumenti dei prezzi tra il 2000 e il 2025 sfiorano il 120% mentre per gli alimentari e le bevande si avvicinano al 90%. Anche per l'alloggio e la ristorazione l'aumento dei prezzi supera il dato generale (63% l'inflazione nel periodo) andando oltre l'80%. Crescono meno della media i prezzi per l'abbigliamento con una percentuale che si aggira sul 40%.

Il confronto europeo

Guardando poi al confronto negli ultimi 75 anni, l’Italia e la Spagna hanno registrato dinamiche inflazionistiche complessivamente più accentuate rispetto alla Francia e, soprattutto, alla Germania, e nei primi anni Duemila hanno mostrato maggiori difficoltà ad adeguarsi alla disciplina dei prezzi imposta dalla valuta unica. Dalla nascita dell’euro però i tassi di inflazione sono stati contenuti per tutti e quattro i Paesi, e nell’ultimo decennio – anche per la bassa crescita economica – la dinamica inflazionistica dell’Italia è stata simile a quella francese e inferiore rispetto agli altri due Paesi.

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