Giorgetti alla Camera: “Nuvoloni all’orizzonte”. Ma l’aula è deserta e lui sbotta: “Non vogliono lavorare”
di Giuseppe ColomboROMA - Montecitorio, ore 9. È il giorno del via libera allo scostamento di bilancio da 29 miliardi. Giancarlo Giorgetti arriva puntuale nell'emiciclo della Camera. Tocca a lui spiegare, per conto del governo, perché l'Italia ha chiesto all'Europa la possibilità di spendere di più per l'energia e la difesa. E spetta poi all'aula accendere il disco verde. Il sì alla clausola di salvaguardia nazionale vale mezza manovra, considerando che 14 dei 29 miliardi verranno utilizzati subito, proprio con la legge di bilancio: 7 per gli investimenti green e 7 per gli impegni in ambito militare.
Ma quando il ministro dell'Economia prende la parola, l'aula è praticamente deserta. I deputati presenti sono pochi. Solo cinque della maggioranza: tre della Lega, uno …
ROMA - Montecitorio, ore 9. È il giorno del via libera allo scostamento di bilancio da 29 miliardi. Giancarlo Giorgetti arriva puntuale nell'emiciclo della Camera. Tocca a lui spiegare, per conto del governo, perché l'Italia ha chiesto all'Europa la possibilità di spendere di più per l'energia e la difesa. E spetta poi all'aula accendere il disco verde. Il sì alla clausola di salvaguardia nazionale vale mezza manovra, considerando che 14 dei 29 miliardi verranno utilizzati subito, proprio con la legge di bilancio: 7 per gli investimenti green e 7 per gli impegni in ambito militare.
Ma quando il ministro dell'Economia prende la parola, l'aula è praticamente deserta. I deputati presenti sono pochi. Solo cinque della maggioranza: tre della Lega, uno di Fratelli d'Italia e uno di FI. Altri sette siedono nei banchi delle opposizioni: sei del Pd e un parlamentare dei 5 stelle. Qualche minuto dopo arrivano quattro rappresentanti di Italia Viva: Maria Elena Boschi, Roberto Giachetti, Mauro Del Barba e Davide Faraone.
Giorgetti apre il suo intervento salutando, con un filo di ironia, "i molti deputati presenti". Spiega che l’attivazione della clausola, che dà forma allo scostamento, è "un passo consapevole rispetto alla linea di prudenza". E sottolinea che la flessibilità serve a evitare shock futuri sui carburanti, ma anche ad aiutare imprese e famiglie alle prese con il caro energia. Il quadro è incerto. “Si annunciano nuvoloni all’orizzonte”, avverte il ministro, ma l’Italia - aggiunge - “mira a rispettare il sentiero di consolidamento della finanza”. E per questo, “se le condizioni lo permetteranno”, a uscire dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo la prossima primavera.
Le parole del titolare del Tesoro rimbombano nell'emiciclo vuoto. All'uscita, Giorgetti si lascia andare a un lungo sfogo con Repubblica. "Per lo scostamento servono 201 sì, così non passa". Il riferimento è al voto sulla risoluzione che autorizza lo scostamento, atteso qualche ora dopo. Serve la maggioranza assoluta. "Non c'era nessuno, è incredibile", chiosa ancora il ministro. Eppure il voto sullo scostamento, insieme al via libera alla risoluzione al Documento programmatico di bilancio (Dpfp), era stato calendarizzato oggi perché i deputati si sono opposti a rientrare il lunedì, dopo il week end. "Eh, questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia", sbotta ancora il ministro. Poi lascia di corsa Montecitorio per raggiungere il Senato. Anche a Palazzo Madama si discute di scostamento e Dpfp. Giorgetti prende la parola per rivendicare “con orgoglio” la linea “della prudenza e del rigore”. Poi il ministro ritorna a Montecitorio per il voto sulle risoluzioni. E prova a smorzare i toni sulle assenze del mattino: “Alla fine i deputati arrivano...”.
E infatti poco dopo arriva il voto. Alla Camera la risoluzione sullo scostamento passa con 216 voti favorevoli e 116 contrari. Poco dopo ottiene il via libera del Senato con 109 sì, 61 contrari e due astenuti. Il ministro dell’Economia commenta così: “Beh, vinto abbiamo vinto”.
Ma la “ferita” resta. Le opposizioni, unite, attaccano la maggioranza. “Un'aula quasi vuota e un numero esiguo di deputati ad ascoltare il ministro dell'Economia sono la plastica immagine di un governo diviso e senza linea", recita un passaggio della nota congiunta dei gruppi parlamentari di Pd, M5S, Avs, Iv e +Europa a Montecitorio. Poi l’affondo contro la politica economica dell’esecutivo: “Con la sua relazione sul Dpfp - scrivono - Giorgetti certifica le difficoltà del Paese senza indicare una strategia per rilanciare la crescita”.