ROMA – Per la prima volta, tutte le componenti dell’editoria giornalistica – proprietari delle testate, aziende di distribuzione, edicole – fanno fronte comune bussando al portone del governo.
Insieme, chiedono all’esecutivo di «affrontare in modo organico» i gravi problemi del comparto. Serve, e con urgenza, un «tavolo permanente di crisi».
Spiega un comunicato che «le difficoltà non sono più riconducibili a un’emergenza temporanea», al contrario. È in atto «una crisi strutturale che coinvolge tutto il settore, dall’editoria alla distribuzione fino al punto vendita».
I costi
«L’aumento dei costi industriali e logistici, il calo del venduto e la progressiva chiusura delle edicole stanno compromettendo la sostenibilità economica delle i…
ROMA – Per la prima volta, tutte le componenti dell’editoria giornalistica – proprietari delle testate, aziende di distribuzione, edicole – fanno fronte comune bussando al portone del governo.
Insieme, chiedono all’esecutivo di «affrontare in modo organico» i gravi problemi del comparto. Serve, e con urgenza, un «tavolo permanente di crisi».
Spiega un comunicato che «le difficoltà non sono più riconducibili a un’emergenza temporanea», al contrario. È in atto «una crisi strutturale che coinvolge tutto il settore, dall’editoria alla distribuzione fino al punto vendita».
I costi
«L’aumento dei costi industriali e logistici, il calo del venduto e la progressiva chiusura delle edicole stanno compromettendo la sostenibilità economica delle imprese e la tenuta della rete distributiva». E in discussione finiscono così valori chiave per una democrazia come il «pluralismo e l’accesso» dei cittadini alle notizie.
L’obiettivo adesso non è il puro e semplice rafforzamento delle misure già in essere. Serve un «piano organico di interventi, capace di favorire l’ammodernamento e l’efficienza della rete (di distributori ed edicole) garantendone la sostenibilità economica e la capillarità». Servono, per arrivare a un qualche risultato effettivo, delle misure «concrete e durature».
Nel 2025, l’Italia ha perso un altro 3,6% di edicole. Il ritmo delle chiusure è rallentato grazie agli aiuti pubblici, certo. Ma il ridimensionamento delle rete - osserva il sindacato Snag - non si è ancora arrestato.
Il decreto
A proposito di aiuti pubblici, settembre 2026 ha portato con sé un decreto (un Dpcm) con finanziamenti straordinari per il settore. Il decreto stanzia 57 milioni di euro in favore di edicole, punti vendita che offrono anche altri beni, imprese di distribuzione, imprese editrici di quotidiani o periodici.
Un decreto gemello, ma dell’anno precedente, ha assegnato fondi maggiori spingendosi a 82 milioni. La riduzione del 2026 ha colpito molto gli editori che hanno ricevuto 20 milioni in meno da un anno all’altro, anche in ragione delle copie vendute (in calo).
In Europa e nel mondo, intanto, i giornali conducono un’altra battaglia decisiva. Si alleano contro le intelligenze artificiali che si appropriano dei loro contenuti senza nulla pagare. La coalizione internazionale Spur, che vuole proteggere i prodotti editoriali dall’appetito vorace degli algoritmi, porta a casa 40 nuove adesioni.
Gli ingressi
Nella coalizione entrano altri quattro editori di peso come il New York Times, l’agenzia France-Presse, l’Economist e l’Atlantic.
Il problema è ormai noto. Le intelligenze artificiali leggono in un istante le notizie che i siti giornalistici producono su un qualsiasi tema. Quindi le rielaborano mostrando un testo direttamente ai lettori della Rete.
Prigionieri di un simile meccanismo, alcuni editori possono perdere utenti, abbonati e ricavi anche pubblicitari. In questo scenario, la coalizione Spur ha messo a punto il suo “Content Telemetry Standard”. Questa sentinella digitale prova a documentare quando una intelligenza artificiale usa contenuti giornalistici umani.
Grazie alla nuova tecnologia, gli editori possono già rilevare gli accessi ai propri siti. Per sapere se un articolo umano è stato usato dagli algoritmi servirebbe adesso una collaborazione trasparente delle piattaforme IA.