MILANO – E com’è, la vita di un edicolante, per capire bisogna scendere al mezzanino della fermata Rovereto, linea Rossa della metro, e qui c’è Andrea Lodola, di anni 56, alle prese più che con i giornali, con una montagna (davvero) di pacchi. Pacchi e pacchetti Amazon, Vinted, e i misteriosi “farmaceutici”, che i milanesi comprano online e poi vengono a ritirare qui. «Ma se non ci fossero i benedetti pacchi, noi avremmo già chiuso da un bel po’». E se ne sono inventate di tutti i colori, lui e il cognato Roberto Zerbi, perché qui si possono comprare non solo i biglietti Atm, ma anche bambole, orsetti, dinosauri (per genitori con senso di colpa), e il calendario El Milanes 2027 (per cittadini nostalgici), e anche la palla di neve con il Duomo, che va sempre.
Ma la cosa che salva le edicole sono i servizi. «Lo Spid, a quante anziane disperate lo abbiamo fatto, creando per loro anche la mail…». La stampa delle etichette (per i pacchi, a 0,80), le fotocopie. E l’acqua minerale, e l’Estat…
MILANO – E com’è, la vita di un edicolante, per capire bisogna scendere al mezzanino della fermata Rovereto, linea Rossa della metro, e qui c’è Andrea Lodola, di anni 56, alle prese più che con i giornali, con una montagna (davvero) di pacchi. Pacchi e pacchetti Amazon, Vinted, e i misteriosi “farmaceutici”, che i milanesi comprano online e poi vengono a ritirare qui. «Ma se non ci fossero i benedetti pacchi, noi avremmo già chiuso da un bel po’». E se ne sono inventate di tutti i colori, lui e il cognato Roberto Zerbi, perché qui si possono comprare non solo i biglietti Atm, ma anche bambole, orsetti, dinosauri (per genitori con senso di colpa), e il calendario El Milanes 2027 (per cittadini nostalgici), e anche la palla di neve con il Duomo, che va sempre.
Ma la cosa che salva le edicole sono i servizi. «Lo Spid, a quante anziane disperate lo abbiamo fatto, creando per loro anche la mail…». La stampa delle etichette (per i pacchi, a 0,80), le fotocopie. E l’acqua minerale, e l’Estathè, nel mini frigo in vetrina. Le patatine e le merendine. «Ma il grosso sono i pacchi. Cento al giorno, più o meno, tra spedizioni e ritiri». Il guadagno? «Circa 30 centesimi a pacco». Questo non compensa il mancato guadagno della vendita dei quotidiani, «che ormai non li compra più nessuno». E torniamo quindi agli inizi di questa avventura della coppia di cognati, «nel 2001, quando arrivò questa occasione: rilevare l’edicola da uno che andava in pensione». Lodola faceva il macellaio in un supermercato, «ma volevo mettermi in proprio. E ci siamo buttati, io e Roberto, perché allora avere un’edicola voleva dire sì faticare molto, ma guadagnare. E i quotidiani, allora ne vendevamo 200 copie al giorno. Oggi, venti».
E su quello campavano, “i biglietti Atm e i giornali”, e ricordano con una certa nostalgia quando (ore 5,30), apriva la metro e in contemporanea arrivavano i camion dei tre distributori («oggi ne è rimasto uno, a Paderno») che scaricavano le casse dei quotidiani, ancora puzzanti di inchiostro. E allora «bisognava aprire e sistemare, e si cominciava a vendere». Sembra una vita fa, e in effetti sono passati quei bei 25 anni. «La gente legge sempre meno, e sempre più anziani. Dai 40 anni in su, rarissimi i ventenni. E noi, che siamo tra le edicole sotterranee più grandi di Milano, abbiamo assistito al declino».
Tutto questo per uno “stipendio” di 1500 euro a testa, coprendo dalle 5,30 di mattina alle 20, quando la città comincia a rallentare, e si torna a casa per la cena, o l’apericena. E com’è, vivere qui sotto, nel soffio continuo dei treni in arrivo/partenza, e sempre nella luce artificiale? «Ci si abitua». Poi si esce all’aria, in questo pezzo di città periferica che corre sul viale Monza, laggiù c’è Loreto, dall’altra parte c’è Sesto San Giovanni. «Qui in Rovereto ci conosciamo un po’ tutti, ormai. Roberto abita qui, io invece sono brianzolo, ogni mattina alle 5 parto da Bovisio Masciago e scendo a Milano». Mezz’ora di macchina, ma a quell’ora non c’è quasi nessuno.
Così si diventa punto di riferimento per un quartiere, «quante volte arriva un anziano che ha ricevuto uno strano messaggio sul telefono, e chiede aiuto», insomma un po’ centro di socialità e anche mutuo soccorso. E siamo a NoLo (North of Loreto), area in crescita e anche di moda, e anche di antiche immigrazioni talvolta aggressive, «ma non più come un tempo, quando c’era solo spaccio e abbandono». E però, se uno ha 70 anni e si spaventa per un messaggio appena ricevuto, corre all’edicola. Santa edicola, allora.
Poi ci sono i gratta e vinci. «Quelli vanno tantissimo. E anche i pastigliaggi», che sono le caramelle, per addolcire le amarezze di chi vive o lavora o passa per Milano. Arriva una: «Devo ritirare. Codice numero 0043…». E uno: «Mi dia un ‘Amico cucciolotto’». E un altro: «Codice…». «Le ho mandato una mail per una stampa…». Giornali? Zero. Una compra Vogue, «ma abbiamo anche ‘Tutto uncinetto’, e la rivista del punto a croce». «Da che parte per andare a Duomo?». Il pomeriggio passa così, a fare ricariche al telefono, e ricevere corrieri stravolti che scaricano altri pacchi, «ohè, attenti voi due. Oggi c’erano dei problemi al centro di smistamento, quindi domani ci sarà un bel carico!».
Ma questa non è più un’edicola, non come era 25 anni fa. Se vale ancora la pena, ditelo voi. «Per i quotidiani? Bisognerebbe che ci alzassero gli agi, cioè le percentuali di guadagno. Sarebbe un bell’aiuto per noi. E se gli editori mandassero gli abbonamenti nelle edicole, magari!». Ma il problema vero, spiegano Andrea e Roberto, è che «i quotidiani di carta non si vendono più». Non qui, e neanche dai concorrenti “bangladini”, i commercianti del Bangladesh che gestiscono molte edicole a Milano, «e vendono un po’ di tutto, soprattutto abbigliamento». Quindi, si aspetta il Natale, «l’anno scorso è stato un delirio, ma almeno ci siamo salvati, noi e le nostre famiglie».