✕

Ets, che cosa sono e come impattano sulle bollette. Perché l’Europa è spaccata in due?

Ascolta l'audio

Da un lato, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, criticano il meccanismo e sostengono un ulteriore rinvio dell’Ets 2 al 2030, per non gravare ulteriormente sulle economie già appesantite dai rincari. Dall’altro, i Paesi nordici e il Portogallo difendono la necessità di regole stabili sul clima per favorire gli investimenti
2 minuti di lettura

MILANO – Che cosa c’entra l’anidride carbonica con il caro bolletta? Il legame è più stretto di quanto si possa pensare e ruota intorno al meccanismo con cui l’Unione europea ha deciso di “punire” chi inquina e finanziare con i fondi raccolti la transizione energetica.

Il tema è divide l’Europa. E mentre l’impennata dei prezzi continua a pesare sui bilanci di famiglie e imprese, si cerca un equilibrio per contenere i rincari senza cancellare l’incentivo a consumare meno combustibili fossili.

Che cosa sono gli Ets?

L’Emissions Trading System, o più semplicemente Ets, nasce nel 2005 per coinvolgere chi emette gas a effetto serra negli obiettivi di decarbonizzazione dell’Ue. Come? Imponendo maggiori costi alle imprese che rilasciano più anidride carbonica…

MILANO – Che cosa c’entra l’anidride carbonica con il caro bolletta? Il legame è più stretto di quanto si possa pensare e ruota intorno al meccanismo con cui l’Unione europea ha deciso di “punire” chi inquina e finanziare con i fondi raccolti la transizione energetica.

Il tema è divide l’Europa. E mentre l’impennata dei prezzi continua a pesare sui bilanci di famiglie e imprese, si cerca un equilibrio per contenere i rincari senza cancellare l’incentivo a consumare meno combustibili fossili.

Che cosa sono gli Ets?

L’Emissions Trading System, o più semplicemente Ets, nasce nel 2005 per coinvolgere chi emette gas a effetto serra negli obiettivi di decarbonizzazione dell’Ue. Come? Imponendo maggiori costi alle imprese che rilasciano più anidride carbonica e con il ricavato finanziare progetti per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Tecnicamente funziona così. Una quota Ets, detta Eua, è un permesso che autorizza l’emissione di una tonnellata di CO₂ (o la quantità equivalente di un altro gas a effetto serra) nel mercato del carbonio dell’Unione europea. Le aziende possono acquistarle partecipando alle aste di Bruxelles, unico produttore monopolista, e in quantità residuali possono riceverle gratuitamente dalla stessa Commissione. Devono monitorare e comunicare il proprio andamento e restituire un numero di quote sufficiente a coprire interamente le emissioni annuali. Pena multe salate.

Qual è l’impatto?

Numeri alla mano, le risorse raccolte dal meccanismo hanno un potenziale rilevante, ma faticano a essere tradotte in misure concrete. Dall’analisi delle rendicontazioni pubbliche presentate alla Commissione europea emerge che tra il 2012 e il 2024 le aste Ets hanno generato circa 18 miliardi di euro di entrate per le casse degli Stati membri.

Dall’avvio della quarta fase (tra il 2021 e il 2030), le aste hanno generato in media 40 miliardi, di cui circa 3 per l’Italia, secondo i dati Eex. Tuttavia, notano gli esperti di Ecco, dai documenti disponibili risulta che solo 1,6 miliardi di euro (circa il 9% del totale) siano stati spesi.

Qual è il collegamento con il costo delle bollette?

Il nesso tra gli Ets e le bollette sono soprattutto le centrali termoelettriche, che producono energia bruciando gas e carbone. Emettendo CO₂ nei loro processi, anche le centrali devono procurarsi alcune quote. Il costo sostenuto si trasferisce così sui prezzi dell’energia all’ingrosso – il Pun in Italia – che a loro volta determinano le bollette.

Per le economie fortemente dipendenti dal gas – come l’Italia – l’impatto è maggiore. Il motivo è il meccanismo del prezzo marginale: nelle ore in cui è necessario accendere le centrali a gas per soddisfare la domanda di elettricità, il costo di produzione che queste sostengono determina il prezzo dell’energia scambiata sul mercato, anche per gli operatori che utilizzano fonti rinnovabili.

Dunque, l’Ets incide indirettamente sul costo dell’energia, ma non è l’unico responsabile dei rincari. Sulle bollette incidono il prezzo del gas e le sue oscillazioni, la composizione della produzione di elettricità ora per ora, le spese per la rete, gli oneri di sistema e la fiscalità.

Perché se ne parla ora?

Il tema è tornato di attualità perché alcuni governi (Italia in primis) e alcune categorie sentono l’esigenza di modificare le regole del meccanismo sostenendo che, con i prezzi dell’energia alle stelle, rischi di penalizzare molto l’industria europea. Oggi l’Ets coinvolge i produttori di energia termoelettrica e calore, i settori industriali altamente energivori, l’aviazione e il trasporto marittimo. Ma dal 2028 – data già rinviata di un anno – entrerà in vigore una seconda versione del meccanismo, l’Ets 2, dedicata ai settori dell’edilizia, del trasporto su strada e delle piccole industrie.

Quali sono le posizioni in Europa?

L’Europa è spaccata in due. Da un lato, Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, criticano il meccanismo e sostengono un ulteriore rinvio dell’Ets 2 al 2030, per non gravare ulteriormente sulle economie già appesantite dai rincari. Dall’altro, i Paesi nordici e il Portogallo difendono la necessità di regole stabili sul clima per favorire gli investimenti.

Ieri notte il Consiglio europeo, con non poche difficoltà, ha trovato un accordo sul tema. Il presupposto è “l’importanza cruciale di affrontare il problema dei prezzi elevati dell’energia”. Nessuna misura concreta, né un passaggio sulle ripercussioni “economiche e sociali”, come chiedeva invece il gruppo capitanato dalla premier Giorgia Meloni. Confermato, invece, il giudizio secondo cui gli Ets rappresentano una “strategia efficace”.

Leggi i commenti