Il capo Europa dell’Fmi: “Bene l’Italia, ma il debito resta elevato e la crescita all’1% non basta”
dal nostro inviato Francesco ManacordaBANGKOK – «Stiamo comunque parlando di una crescita inferiore all'1% in Italia, e questo rende molte politiche pubbliche e riforme fiscali molto più difficili». Mateusz Szczurek, già ministro delle Finanze polacco e da luglio direttore del dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, riconosce i progressi italiani nella riduzione del deficit, ma avverte che la strada del risanamento resta lunga. Nell'intervista a Repubblica, durante gli incontri annuali del Fondo a Bangkok, spiega che per rendere sostenibili i debiti pubblici europei serviranno aggiustamenti che in alcuni Paesi potrebbero arrivare al 5% del Pil. E che sarà necessario ripensare anche servizi pubblici e pensioni.
Partiamo dall’Europa. Perché cont…
BANGKOK – «Stiamo comunque parlando di una crescita inferiore all'1% in Italia, e questo rende molte politiche pubbliche e riforme fiscali molto più difficili». Mateusz Szczurek, già ministro delle Finanze polacco e da luglio direttore del dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, riconosce i progressi italiani nella riduzione del deficit, ma avverte che la strada del risanamento resta lunga. Nell'intervista a Repubblica, durante gli incontri annuali del Fondo a Bangkok, spiega che per rendere sostenibili i debiti pubblici europei serviranno aggiustamenti che in alcuni Paesi potrebbero arrivare al 5% del Pil. E che sarà necessario ripensare anche servizi pubblici e pensioni.
Partiamo dall’Europa. Perché continua a perdere terreno rispetto agli Usa?
«Oggi il divario di produttività è di circa il 20% e vent'anni fa non esisteva affatto. Non è quindi vero che l'Europa sia sempre stata un'economia più debole o meno produttiva. Una combinazione di riforme nazionali ed europee, capace di permettere all'Unione di funzionare come un vero mercato unico, potrebbe aumentare la produttività ed eliminare quasi interamente il divario con gli Stati Uniti».
Il Fondo ha alzato la previsione di crescita italiana dallo 0,5 allo 0,8%. Che cosa è cambiato?
«Molti dei miglioramenti nell'area euro sono legati alla resilienza mostrata dall'Europa di fronte allo shock energetico. Le economie europee hanno imparato molte lezioni dal 2022: i progressi nella transizione energetica, l'importanza delle rinnovabili, la diversificazione delle fonti e la minore intensità energetica stanno dando frutti. Nel caso dell'Italia ci sono gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevediamo diminuiranno gradualmente, non con un calo improvviso e drastico. Ma le riforme di fondo restano necessarie, indipendentemente dall'aggiornamento delle previsioni».
Il governo italiano rivendica i risultati nella riduzione del deficit. Come li valuta?
«L'Italia ha compiuto progressi significativi, compresa la riduzione del deficit previsto sotto il 3% già quest'anno. Ma il debito pubblico è elevato e questo significa che qualsiasi nuova voce di spesa permanente — e purtroppo difesa e transizione energetica non sono spese una tantum, ma esigenze destinate a restare — richiede risparmi o nuove entrate per compensarla e mantenere il debito sotto controllo. I recenti movimenti dei rendimenti dei titoli di Stato e degli spread mostrano quanto contino i livelli di debito: gli investitori non trattano tutti i Paesi allo stesso modo e guardano alla situazione fiscale. I Paesi hanno quindi la possibilità di influenzarla. I progressi sono significativi, ma probabilmente occorre fare di più».
Giorgetti chiede maggiore flessibilità nelle regole europee. C'è spazio per escludere alcune spese?
«Il quadro fiscale dell'Unione europea prevede un collegamento tra il percorso della spesa netta e la dinamica del debito. Se si introducono sempre più deroghe ed esclusioni, questo collegamento comincia a venir meno: se si escludono alcune voci il percorso della spesa, che prima stabilizzava o riduceva il debito, potrebbe non raggiungere più quel risultato. Misure di questo tipo sono e dovrebbero essere temporanee per loro natura, non di lungo periodo né strutturali».
Secondo le vostre stime,i Paesi europei dovrebbero migliorare i propri saldi di bilancio in media di 3,5 punti di Pil nei prossimi cinque anni. È realistico?
«In generale, ci sono tre cose che i Paesi europei dovrebbero fare per migliorare la sostenibilità dei conti pubblici. La prima, la più ovvia e la meno controversa, è una crescita potenziale più elevata. Con una crescita maggiore, la dinamica del debito migliora automaticamente e e migliora anche il tenore di vita. Anche se alcuni cambiamenti possono sembrare inizialmente impopolari, quando cominciano a produrre benefici in termini di crescita, salari e produttività, i vantaggi diventano evidenti. Ma, vista la dimensione degli squilibri fiscali in alcuni Paesi, la crescita da sola non basta e bisogna consolidare. Per l'economia europea media, anche un insieme moderato di riforme strutturali per sostenere la crescita richiederebbe un consolidamento fiscale di circa il 3,5% del Pil, in modo da garantire la sostenibilità del debito. Il 3,5% è una cifra elevata e per alcuni Paesi l'aggiustamento necessario a stabilizzare il debito pubblico potrebbe arrivare al 5%. Un consolidamento del 5%, dopo aver già realizzato riforme moderate favorevoli alla crescita, sarebbe molto ampio rispetto ai consolidamenti riusciti che abbiamo osservato storicamente».
Significa tagliare la spesa sociale e modificare le pensioni?
«In casi simili è necessario ripensare più profondamente il ruolo dello Stato: come fornisce i servizi pubblici e in quale misura il settore privato debba essere coinvolto su scala maggiore. I vecchi metodi non sono sufficienti per ottenere un consolidamento di quelle dimensioni in modo duraturo. Anche i sistemi pensionistici sono importanti, a cominciare dall'età pensionabile. Sono elementi che richiedono un serio dibattito politico. E quanto prima questo dibattito avrà luogo, tanto meno dolorosa sarà la transizione verso finanze pubbliche stabili. Se si rinvia di cinque o dieci anni, saranno necessari risparmi ancora maggiori».
Le scadenze elettorali in Italia e Francia complicano il risanamento?
«Il calendario politico e i cambiamenti politici non modificano le esigenze fondamentali di un Paese. Nelle circostanze attuali, con rendimenti obbligazionari elevati in tutto il mondo, questo potrebbe persino spostare il dibattito politico e rendere alcuni aggiustamenti fiscali più facili da comunicare, perché si traducono direttamente in spazio di bilancio: la possibilità di crearne a sufficienza diventa più importante quando aumentano i costi del servizio del debito».
Quanto è preoccupante la situazione francese?
«La crescita francese è stata colpita un po' più duramente della media europea da eventi meteorologici estremi. E la Francia deve affrontare importanti sfide fiscali che richiedono un consolidamento urgente, a cominciare dall'approvazione del bilancio 2027 in linea con le regole fiscali dell'Unione europea. Questa è chiaramente una priorità. Molte delle raccomandazioni di riforma che formuliamo per l'area euro nel suo complesso valgono anche per la Francia. Ma sì, l'azione sui conti pubblici è una priorità».
La Bce dovrà alzare ancora i tassi nonostante la crescita debole?
«Finora i prezzi più elevati dell'energia non si sono tradotti in aspettative d'inflazione non ancorate né in pressioni sui prezzi più diffuse. Il processo è abbastanza ben contenuto, anche grazie alla comunicazione e alla politica della Bce. Ma poiché le nostre previsioni indicano che l'inflazione raggiungerà l'obiettivo soltanto nel 2028, questo potrebbe richiedere uno o due rialzi dei tassi da parte della Bce nei prossimi sei mesi».
L'intelligenza artificiale può aiutare l'Europa a recuperare terreno?
«L'Europa ha il potenziale per trarre beneficio dall'adozione dell'intelligenza artificiale. Ha forza lavoro e competenze, oltre a una struttura economica nella quale l'IA può potenziare i posti di lavoro esistenti anziché espellerli e sostituirli. Sono piuttosto ottimista, perché diversi Paesi dell'Unione europea occupano posizioni molto alte nelle classifiche sulla preparazione all'IA. Il potenziale di crescita della produttività è elevato. È importante assicurarsi che i benefici del mercato unico siano sfruttati pienamente».