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Una manovra piccola piccola: dalle banche 5 miliardi ma non c’è il taglio Irpef

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L’intera finanziaria vale 23,5 miliardi: è la seconda più leggera della legislatura. Il capitolo di spesa più corposo va alle famiglie, spending review per i ministeri
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ROMA – Ecco la manovra. Striminzita e incompiuta. Da ultima della legislatura era stata pensata dal governo di destra come l’all-in in vista del voto. Ma basta leggere i titoli contenuti nel Documento programmatico di bilancio (Dpb), che nella notte tra mercoledì e giovedì è stato trasmesso al Parlamento e a Bruxelles, per capire perché quella che Giorgia Meloni si appresta a portare sul tavolo del Consiglio dei ministri è una legge di bilancio dal fiato corto. Anche il tentativo di tirare su una Finanziaria in stile “Robin Hood”, togliendo 5 miliardi a banche e assicurazioni per darli alle famiglie, si scopre debole. Con una dote di 23,5 miliardi, la manovra in arrivo non è solo la seconda più piccola tra le cinque messe in fila da quando è a palazzo Chigi. Il dato più rilevante è che quella immaginata come elettorale è in realtà una legge di spesa che riuscirà a dare poco al Paese. Poco alle famiglie e alle imprese. Poco al taglio delle tasse. Poco alla sanità. Un po’ per tutti, per…

ROMA – Ecco la manovra. Striminzita e incompiuta. Da ultima della legislatura era stata pensata dal governo di destra come l’all-in in vista del voto. Ma basta leggere i titoli contenuti nel Documento programmatico di bilancio (Dpb), che nella notte tra mercoledì e giovedì è stato trasmesso al Parlamento e a Bruxelles, per capire perché quella che Giorgia Meloni si appresta a portare sul tavolo del Consiglio dei ministri è una legge di bilancio dal fiato corto. Anche il tentativo di tirare su una Finanziaria in stile “Robin Hood”, togliendo 5 miliardi a banche e assicurazioni per darli alle famiglie, si scopre debole. Con una dote di 23,5 miliardi, la manovra in arrivo non è solo la seconda più piccola tra le cinque messe in fila da quando è a palazzo Chigi. Il dato più rilevante è che quella immaginata come elettorale è in realtà una legge di spesa che riuscirà a dare poco al Paese. Poco alle famiglie e alle imprese. Poco al taglio delle tasse. Poco alla sanità. Un po’ per tutti, per non provare a scontentare nessuno. In questo senso sì, molto elettorale.

Manovra 2027, gli interventi individuati dal Dpb

Sono sempre i numeri a certificare che la “vera” manovra, quella per le misure identitarie, è di appena 9,5 miliardi. Tanto da far dire al senatore Pd Antonio Misiani che «tolta la clausola di salvaguardia non resta quasi nulla, è una legge debolissima». Il Dpb non dettaglia le misure perché – spiega – si attende «una maggiore definizione» del perimetro della flessibilità per l’energia a valle della trattativa in corso con la Commissione europea. Nell’attesa, quindi, la manovra è stata solo abbozzata. Tolti i 14,3 miliardi per le spese green e il comparto della difesa, l’esecutivo ha deciso di destinare le risorse a sei priorità. In testa c’è «la tutela del potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili». Al capitolo “famiglia e spesa sociale” andrà la fetta più consistente della torta: 5 miliardi. I dettagli, come si diceva, arriveranno nei prossimi giorni, ma intanto il governo studia alcune misure. Nel pacchetto entrerà la detassazione degli aumenti contrattuali, si punta anche alla flat tax per gli incrementi di stipendio dei giovani. Dentro anche il bonus per le mamme lavoratrici e agevolazioni per le assunzioni di giovani e disoccupati.

Il secondo capitolo della manovra è quello della difesa. In tutto 4,5 miliardi. Tra le misure spicca il potenziamento delle forze armate: le assunzioni riguarderanno principalmente i carabinieri. Scorrendo l’elenco, il terzo capitolo è riservato alle imprese (3,4 miliardi). Nello specifico a misure per ridurre il peso della bolletta elettrica, ma anche per incentivare gli investimenti in impianti fotovoltaici e per rafforzare la sicurezza energetica. A seguire il capitolo dedicato alle infrastrutture (3,1 miliardi): tra gli obiettivi green ci sono il rafforzamento della rete ferroviaria e il potenziamento delle infrastrutture pubbliche, in particolare scuole, ospedali, università, impianti sportivi e dighe.

Gli ultimi due capitoli sono riservati alla sanità (2,4 miliardi) e al fisco (2,1 miliardi). Per il comparto sanitario avanza il “bonus fragili”, il contributo per aiutare anziani e famiglie con minori a carico alle prese con le spese di dispositivi (dentiere e protesi) e prestazioni non coperte dal Sistema sanitario nazionale. Nel pacchetto fiscale, invece, è attesa l’abolizione strutturale del bollo auto per i veicoli fino a 80 kW. Non troverebbe spazio, invece, il taglio dell’Irpef per il ceto medio: le tabelle del Dpb non includono l’estensione dell’aliquota del 33% ai redditi fino a 60mila euro. A completare il menù delle spese ci sono il fondo sentenze (1,9 miliardi), gli interventi per gli enti territoriali (240 milioni) e misure non dettagliate (720 milioni).

Quali sono le coperture della manovra?

Ma chi paga il conto della manovra? Oltre a banche e assicurazioni (5 miliardi nel 2027, in tutto 10,5 fino al 2029), anche i ministeri, con una nuova spending review (subito 1,2 miliardi, poi 1,9 nel 2028 e altrettanti l’anno successivo). Un contributo arriverà anche dai giochi: 718 milioni nel 2027, altrettanti nel 2028, 478 milioni l’anno successivo. Le risorse dalla proroga delle concessioni in scadenza e dalla gara per il “Gratta e vinci”. A completare il quadro «altre entrate». La vera stampella della manovra è la flessibilità per l’energia e la difesa. Ma il soccorso dell’Europa non basta al governo. È la manovra scarna. Non basta al Paese. E neppure per le urne.

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