ROMA – Disegnata la cornice, ora la manovra va riempita. Appuntamento domani a palazzo Chigi, dove Giorgia Meloni riceverà i leader della maggioranza e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per il vertice delle soluzioni. La più complessa: la premier dovrà mettere d’accordo i suo vice Antonio Tajani e Matteo Salvini che litigano sul contributo a carico delle banche.
In ballo c’è la tenuta della legge di bilancio considerando che cinque dei complessivi 23,5 miliardi dovranno arrivare proprio dagli istituti di credito, oltre che dalle assicurazioni. Nelle ultime ore lo scontro tra gli alleati è salito di livello. Definendo «sorprendenti» le parole del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che ha accusato il governo di voler «mazzolare» il comparto del credito, il leader della Lega ha blindato «una scelta di buonsenso».
ROMA – Disegnata la cornice, ora la manovra va riempita. Appuntamento domani a palazzo Chigi, dove Giorgia Meloni riceverà i leader della maggioranza e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per il vertice delle soluzioni. La più complessa: la premier dovrà mettere d’accordo i suo vice Antonio Tajani e Matteo Salvini che litigano sul contributo a carico delle banche.
In ballo c’è la tenuta della legge di bilancio considerando che cinque dei complessivi 23,5 miliardi dovranno arrivare proprio dagli istituti di credito, oltre che dalle assicurazioni. Nelle ultime ore lo scontro tra gli alleati è salito di livello. Definendo «sorprendenti» le parole del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che ha accusato il governo di voler «mazzolare» il comparto del credito, il leader della Lega ha blindato «una scelta di buonsenso».
E ha tirato fuori una raffica di numeri e considerazioni a sostegno della sua tesi, dagli «oltre 50 miliardi di utili previsti quest’anno» ai «profitti giganteschi che derivano dagli interessi e dalle commissioni pagati da famiglie e imprese». Postura risoluta, anche contro Forza Italia che continua invece a predicare prudenza, a scudo delle banche. Crucciato per la scelta di procedere senza preavviso, Tajani dice no ad «aggressioni violente», sì al «confronto e al dialogo».
Stretta tra i due vicepremier che battagliano, Meloni tenta la mediazione. La linea che filtra da palazzo Chigi prova a tenere insieme istanze differenti: nessun ripensamento sull’entità del contributo, per evitare che Salvini si metta contro, ma allo stesso tempo un atteggiamento più morbido con gli istituti, come chiede Tajani. Per questo la presidente del Consiglio inviterà tutti a usare toni moderati. Non solo. Difendendo l’idea di un contributo «giusto e necessario», chiederà di avviare un negoziato con l’Abi nei prossimi giorni, evitando soluzioni punitive.
Un set di misure è stato già abbozzato. Secondo quanto Repubblica è in grado di ricostruire da fonti di governo, la richiesta alle banche per il 2027 dovrebbe ammontare a 4 miliardi. Alle compagnie assicurative verrebbe invece chiesto un miliardo. Escluso il coinvolgimento di altri soggetti finanziari. Nella piattaforma elaborata dai tecnici al momento non è previsto un aumento dell’Irap, ipotesi circolata negli scorsi giorni. Verrebbe escluso, quindi, un ulteriore incremento della tassazione, dopo quello deciso l’anno scorso per il triennio 2026-2028 (+2%). C’è, invece, un nuovo allungamento dei tempi per dedurre le imposte differite attive (Dta).
Sul tavolo del vertice arriverà anche il rebus delle misure. Con appena 9,5 miliardi a disposizione per quelle elettorali, lo spazio è risicato. Balla il taglio dell’Irpef per il ceto medio, gradito alla premier e su cui FI continua a insistere. Intanto dall’Fmi di Bangkok arriva un nuovo messaggio di Giorgetti: Occorre «salvaguardare la sostenibilità del debito proteggendo la crescita». Un equilibrio difficile, proprio come quello della manovra ancora tutta da scrivere