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Risparmiare costa caro: le famiglie comprano meno e tagliano su giochi e attività dei figli

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L’inflazione oltre il 4%, spinta dai rincari sulle bollette e i carburanti, costringe gli italiani a rivedere la spesa: meno prodotti e più attenzione ai prezzi, come mostra l’indagine Eumetra. E l’impatto si fa sentire sulla qualità della vita
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ROMA – Prima si cercano alternative più economiche, poi si inizia a ridurre gli acquisti, quindi si tagliano le spese non obbligatorie. La strategia delle famiglie per difendersi dall’aumento dell’inflazione – al 4% a settembre – è la stessa un po’ ovunque, procede per livelli crescenti. La maggior parte degli italiani è già arrivata all’ultimo: si paga il mutuo, l’affitto, le bollette, il cibo, i trasporti, la scuola e le altre voci quotidiane indifferibili. A comprimersi è tutto il resto, quello che attiene al benessere e allo svago. Sacrificabile perché è “solo” una rinuncia personale, ma con un impatto sicuro sulla qualità della vita. L’ultima indagine Eumetra mette in luce questi aspetti e mostra dove le famiglie stanno tagliando per combattere il carovita, sport e attività dei figli in testa.

ROMA – Prima si cercano alternative più economiche, poi si inizia a ridurre gli acquisti, quindi si tagliano le spese non obbligatorie. La strategia delle famiglie per difendersi dall’aumento dell’inflazione – al 4% a settembre – è la stessa un po’ ovunque, procede per livelli crescenti. La maggior parte degli italiani è già arrivata all’ultimo: si paga il mutuo, l’affitto, le bollette, il cibo, i trasporti, la scuola e le altre voci quotidiane indifferibili. A comprimersi è tutto il resto, quello che attiene al benessere e allo svago. Sacrificabile perché è “solo” una rinuncia personale, ma con un impatto sicuro sulla qualità della vita. L’ultima indagine Eumetra mette in luce questi aspetti e mostra dove le famiglie stanno tagliando per combattere il carovita, sport e attività dei figli in testa.

Compriamo meno, spendiamo di più

Due italiani su tre hanno ridotto gli acquisti del cosiddetto “carrello della spesa”, beni alimentari e bevande, prodotti per la casa e per l’igiene, ossia i prodotti a uso frequente del paniere Istat. A inizio ottobre il Centro di formazione e ricerca sui consumi (Crc) rilevava che dal 2019 a oggi la spesa reale è diminuita del 9%. Il dato viene fuori prendono in esame due forze che si muovono in direzione opposta: i prezzi salgono, la spesa delle famiglie scende. E scende perché la scelta ricade su prodotti più economici, anche di qualità inferiore, fino alla riduzione drastica dei beni e prodotti messi nel carrello. Al netto dell'inflazione, nel 2025 la spesa media reale si è ridotta in Italia dell'8,7% rispetto al periodo prepandemia, con un calo virtuale da -224 euro a nucleo. Mentre a livello nominale – la cifra che viene impressa sullo scontrino – la spesa media mensile per consumi è passata in Italia dai 2.560 euro del 2019 ai 2.782 euro del 2025, con un incremento pari a circa 222 euro a nucleo. In sintesi, compriamo meno – perché i prezzi sono lievitati – ma ciò non basta e alla fine spendiamo di più.

Come cambia la scelta al supermercato

La metà dei consumatori intervistati ha ridotto l’acquisto di prodotti di marca, un terzo ha aumentato quello di prodotti a marchio. La variazione riguarda principalmente la carne e il pesce fresco, seguiti dalla gastronomia. Per altri prodotti, come vino e liquori, emerge inoltre una maggiore occasionalità degli acquisti, segnala l’indagine Eumetra: rispettivamente il 13% e il 21% delle famiglie dichiara di non comprarli più. Il dato è da leggersi insieme a quello che emergeva da un precedente sondaggio dello stesso istituto. Dato l’aumento delle spese per benzina e gasolio segnalato da 4 famiglie su 5, quello delle bollette di luce e gas per il 74% e dei beni alimentari per il 68%, più di 7 intervistati su 10 già prevedeva che avrebbe ulteriormente compresso la spesa nei sei mesi successivi.

Il taglio alle spese “extra” per i figli

A proposito di prezzi più alti, le famiglie lamentano che alcune voci legate alla gestione quotidiana dei figli pesano sempre di più sul bilancio. Il 25% segnala un aumento delle spese per l’alimentazione nella fascia 0-3 anni e altrettanto per pannolini e prodotti per l’igiene. Il 19% dichiara inoltre un aumento delle spese per libri e materiale scolastico, mentre il 12% segnala maggiori costi per mensa, trasporti e rette. Come proteggersi da questi aumenti, dove trovare le risorse? Tagliando sul resto: cambiano le priorità, le spese obbligatorie si “mangiano” il budget.

Tra le voci che registrano un saldo negativo nella spesa emergono soprattutto giochi e giocattoli (19%), tecnologia (16%) e paghetta e regali (15%), seguiti da vacanze e tempo libero (10%) e attività extrascolastiche (3%). Per baby-sitter e centri estivi, il 7% dichiara di aver ridotto la spesa, mentre l’11% afferma di avervi rinunciato. Le rinunce sono particolarmente visibili proprio nelle occasioni che contribuiscono ad arricchire la quotidianità dei più giovani. Il 12% delle famiglie con figli dichiara di aver rinunciato o ridimensionato vacanze e tempo libero, l’11% le attività extrascolastiche e il 10% le attività sportive.

"Quando la contrazione dei consumi coinvolge il tempo libero, le attività sportive, i giochi e le occasioni di socialità dei figli, il carovita smette di essere soltanto una questione economica e diventa un tema che riguarda direttamente la qualità della vita familiare”, si legge nell’indagine. “Le famiglie – commenta Matteo Lucchi, Ceo di Eumetra – stanno adottando strategie di risparmio sempre più selettive: cercano convenienza e alternative meno costose per gli acquisti quotidiani, ma devono fare i conti anche con spese essenziali che continuano ad aumentare. È in questo equilibrio tra necessità e possibilità che si misura oggi l’impatto del caro vita sui bilanci familiari”.

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