ROMA - «Non siamo disposti a rinunciare al taglio dell’Irpef per il ceto medio», mette in chiaro Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia.
Fino a che punto siete disposti a tenere il punto?
«Fino a quando non arriveremo al risultato. Non intendiamo rinunciare a misure che danno risposte al ceto medio, che è quello che ha capacità di spesa e alimenta quindi la crescita».
Per Giorgetti il taglio o meno dell’Irpef è una scelta tra aiuti generalizzati e selettivi. Non sarebbe più utile dare una mano a chi oggi è più in difficoltà?
«Con le quattro manovre precedenti abbiamo sempre messo al primo posto l’aiuto a chi è più in difficoltà. I dati sull’Irpef, però, parlano chiaro: un italiano su due non la paga e il 14%, che è la classe media, versa il 70% dell’imposta. Non possiamo più rinviare una misura attesa da anni».
ROMA - «Non siamo disposti a rinunciare al taglio dell’Irpef per il ceto medio», mette in chiaro Alessandro Cattaneo, deputato di Forza Italia.
Fino a che punto siete disposti a tenere il punto?
«Fino a quando non arriveremo al risultato. Non intendiamo rinunciare a misure che danno risposte al ceto medio, che è quello che ha capacità di spesa e alimenta quindi la crescita».
Per Giorgetti il taglio o meno dell’Irpef è una scelta tra aiuti generalizzati e selettivi. Non sarebbe più utile dare una mano a chi oggi è più in difficoltà?
«Con le quattro manovre precedenti abbiamo sempre messo al primo posto l’aiuto a chi è più in difficoltà. I dati sull’Irpef, però, parlano chiaro: un italiano su due non la paga e il 14%, che è la classe media, versa il 70% dell’imposta. Non possiamo più rinviare una misura attesa da anni».
Se non ci dovesse essere spazio per l’intervento voterete comunque la manovra?
«L’estensione dell’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60mila euro è una priorità che ha indicato Forza Italia e che tutti gli alleati hanno fatto propria l’anno scorso, quando per una questione di risorse ci siamo fermati a 50mila euro. Non ho dubbi che si darà seguito a questa indicazione».
Puntavate a una legge di bilancio ricca e invece dovete fare i conti con una manovrina. A cosa non siete disposti a rinunciare, oltre all’Irpef?
«Per noi la cosa importante è che sia una manovra seria e che sostenga la crescita».
I soldi per fare tutto, però, non ci sono. Una scrematura è inevitabile. Quali sono le priorità?
«Grazie all’agibilità su difesa e ambiente si riusciranno a fare iniziative importanti. Stiamo ragionando su un aiuto ai grandi consumatori di energia che in questi anni hanno tenuto duro senza grossi incentivi, ma anche a investimenti sull’efficientamento energetico della casa. Detto ciò, una scrematura è inevitabile».
Cosa volete portare a casa, dunque?
«Oltre al taglio dell’Irpef, puntiamo a rendere strutturale il taglio del bollo auto per tutte le prime vetture e a un cashback sanitario immediato per i più fragili, a partire dai pensionati».
La manovra si regge in piedi anche grazie ai 5 miliardi chiesti a banche e assicurazioni. Che forma deve avere per voi questo contributo?
«Diciamo un no convinto al concetto di extraprofitti. Lo Stato non può e non deve inserirsi nella logica naturale del mercato. Con banche, assicurazioni e società c’è solo una via per ottenere risultati: il dialogo».
Salvini ha già ottenuto il contributo delle banche. Rilancia sulle pensioni a 64 anni e la flat tax a 100mila euro. Temete che la Lega possa raccogliere più di voi?
«Non esiste una competizione al rialzo. Esistono sensibilità diverse. Troveremo un accordo».
Una manovra piccola piccola avvicina le urne. Meglio andare a votare la prossima primavera o continuare a governare con pochi soldi in cassa?
«C’è un lavoro che va proseguito fino all’ultimo giorno della legislatura, che è il 18 ottobre dell’anno prossimo. Vogliamo dare seguito e compimento al programma elettorale».