IA, preoccupa il maxi-debito: gli investitori ora si “assicurano” dal rischio bolla
di Emma BonottiMILANO – Sui mercati è corsa al riparo. In attesa della prossima ondata di trimestrali, gli investitori comprano derivati sui titoli tecnologici per proteggere i propri portafogli da eventuali crolli.
Bolla o non bolla?
Spaventa, ancora una volta, la tenuta degli investimenti in intelligenza artificiale. Per finanziare la ricerca e le spese per le infrastrutture, come data center e chip, le aziende del settore hanno contratto debiti da capogiro, ma per il momento i risultati vacillano.
Che si tratti o meno di una bolla, gli operatori vogliono farsi trovare preparati. E per questo acquistano credit default swaps (Cds). Si tratta di derivati che, a fronte del pagamento di un premio periodico, offrono la possibilità di coprirsi dall’eventuale insolvenza di un debitore. Fun…
MILANO – Sui mercati è corsa al riparo. In attesa della prossima ondata di trimestrali, gli investitori comprano derivati sui titoli tecnologici per proteggere i propri portafogli da eventuali crolli.
Bolla o non bolla?
Spaventa, ancora una volta, la tenuta degli investimenti in intelligenza artificiale. Per finanziare la ricerca e le spese per le infrastrutture, come data center e chip, le aziende del settore hanno contratto debiti da capogiro, ma per il momento i risultati vacillano.
Che si tratti o meno di una bolla, gli operatori vogliono farsi trovare preparati. E per questo acquistano credit default swaps (Cds). Si tratta di derivati che, a fronte del pagamento di un premio periodico, offrono la possibilità di coprirsi dall’eventuale insolvenza di un debitore. Funzionano in modo simile a una polizza assicurativa contro il rischio di insolvenza (default) di un debitore, come un’azienda o uno Stato. La loro popolarità ha raggiunto i massimi livelli durante la crisi finanziaria del 2008.
Derivati su CoreWeave e sui colossi tech
Ebbene, come ricostruisce il Financial Times, nelle ultime settimane gli acquisti di questi prodotti sono lievitati. Oltre nove miliardi di dollari in Cds legati a obbligazioni emesse da Oracle, SpaceX, Alphabet, Amazon, Meta, Broadcom e Nvidia sono stati scambiati in media ogni settimana di settembre, secondo i dati raccolti da Morgan Stanley Research. Nel complesso, aggiunge Bloomberg, quest’anno il volume degli scambi sull’indice dei Cds delle aziende Usa ha già superato il totale dell’intero 2025.
Di riflesso, il costo di questi strumenti è cresciuto a livelli record, non solo per le società solitamente considerate più rischiose dagli investitori, come CoreWeave, il fornitore di servizi di cloud computing basati sull’intelligenza artificiale, ma anche per colossi come Microsoft, ritenuti relativamente sicuri.
Un settore strettamente interconnesso
Ad alimentare i timori di una bolla è la natura del settore, in cui le società sono legate non solo da accordi commerciali ma anche da partecipazioni incrociate. Questa interdipendenza della struttura finanziaria, nota l’FT, ha spinto gli investitori a negoziare Cds su società che forniscono infrastrutture informatiche a OpenAI e Anthropic, come Oracle e Alphabet.
“C’è un premio di complessità incorporato nei prezzi di questi titoli tecnologici”, spiega al quotidiano britannico Gavan Nolan, direttore esecutivo di S&P Global Market Intelligence. “Qualunque sia l’anello più debole – gli fa eco Robert Dafforn, direttore degli investimenti di Polus Capital, società specializzata in crediti in sofferenza con sede a Londra – sarà proprio quello a far crollare il sistema”.