ROMA - «Vediamo come va, aggiorniamoci». Quando alle nove e mezza di sera chiude il vertice di maggioranza a palazzo Chigi, Giorgia Meloni cala l’etichetta dell’attesa sulla manovra. Il riferimento della premier è alle risposte che attende da Bruxelles entro la fine della settimana. Risposte, al plurale. La prima dirà come potrà spendere 7 dei 23,5 miliardi della legge di bilancio. Sono quelli vincolati agli investimenti green. Ballano l’ecobonus per le famiglie e l’energia a sconto per le imprese.
Il secondo riscontro riguarda la flessibilità per l’inflazione, la possibilità quindi di usare le entrate extra per aiuti temporanei a famiglie e imprese. Nell’attesa, la manovra resta incompiuta. Tutta da scrivere. Doveva arrivare entro oggi in Parlamento. E invece bucherà la scadenza. «Di qualche giorno», provano a rassicurare fonti di maggioranza al termine del vertice, confermando che bisognerà aspettare l’Europa prima di chiudere il testo da portare sul tavolo del Consiglio dei ministr…
ROMA - «Vediamo come va, aggiorniamoci». Quando alle nove e mezza di sera chiude il vertice di maggioranza a palazzo Chigi, Giorgia Meloni cala l’etichetta dell’attesa sulla manovra. Il riferimento della premier è alle risposte che attende da Bruxelles entro la fine della settimana. Risposte, al plurale. La prima dirà come potrà spendere 7 dei 23,5 miliardi della legge di bilancio. Sono quelli vincolati agli investimenti green. Ballano l’ecobonus per le famiglie e l’energia a sconto per le imprese.
Il secondo riscontro riguarda la flessibilità per l’inflazione, la possibilità quindi di usare le entrate extra per aiuti temporanei a famiglie e imprese. Nell’attesa, la manovra resta incompiuta. Tutta da scrivere. Doveva arrivare entro oggi in Parlamento. E invece bucherà la scadenza. «Di qualche giorno», provano a rassicurare fonti di maggioranza al termine del vertice, confermando che bisognerà aspettare l’Europa prima di chiudere il testo da portare sul tavolo del Consiglio dei ministri e da trasmettere poi alle Camere.
Nel frattempo c’è spazio solo per fissare le priorità, «dagli interventi a favore dei giovani e degli anziani al rafforzamento della sanità», passando per «il sostegno alle famiglie e le misure per fronteggiare il costo dell’energia». Titoli, nulla di più. Al tavolo intorno a cui riunisce il vicepremier Antonio Tajani (Matteo Salvini è in collegamento), il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, Meloni abbozza le prime indicazioni. A partire dalla necessità di ridurre le richieste dei partiti. Troppe, a fronte di una manovra che può contare solo su 9 miliardi per le misure identitarie, dato che i restanti 14,4 sono appannaggio delle spese per l’energia e la difesa. Ne sa qualcosa il taglio dell’Irpef per il ceto medio: la strada per l’intervento è in salita.
Scortata dal titolare del Tesoro, la premier insiste più volte sul punto. I margini sono stretti, evitiamo una valanga di proposte, è il senso del ragionamento. Poi la riunione vira sulla questione più delicata: i 5 miliardi chiesti a banche e assicurazioni come contributo alla manovra. È sempre la premier a dettare la linea. «Evitiamo toni aggressivi e dialoghiamo, ma i numeri devono tornare», dice per provare a tenere insieme insieme la postura risoluta di Salvini, che insiste sulla necessità di intervenire sui «profitti record», e la cautela di Tajani, che invita più volte a sedersi intorno a un tavolo con l’Abi per concordare la natura del contributo. Meloni dice sì. Da l’indicazione di avviare una trattativa con gli istituti di credito.
I tecnici hanno preparato più soluzioni, l’obiettivo è tenere insieme misure automatiche con altre dal carattere volontario, evitando se possibile un aumento delle tasse. Si vedrà.
Nel frattempo l’esecutivo si attrezza per dare un segnale agli autotrasportatori che da giorni protestano contro il caro carburanti. Entro la settimana arriveranno 100 milioni per rimpolpare il credito d’imposta per l’acquisto del gasolio. I soldi serviranno a coprire le richieste in eccesso di settembre e ottobre. Una misura tampone per provare a contenere l’emorragia del caro prezzi.