La resistenza delle librerie: non si chiude ma otto comuni su dieci sono senza
di Raffaele RicciardiMILANO – Professione libraio, anni 53. Segni particolari: fondatore della propria attività che punta non solo su vendere libri, ma “creare relazioni e comunità”. Vede nel digitale ormai una parte integrante dell’attività, ma il negozio fisico resta centrale, generando quasi l’80% del fatturato. Sono i tratti della figura del libraio emersi agli Stati generali delle librerie: un’iniziativa condivisa Piano Olivetti per la cultura, Ali Confcom e il Centro per il libro e la lettura.
Otto comuni su dieci senza librerie
Grande orgoglio nei librai, dunque, ma anche un dato di fatto: l’83% dei Comuni italiani è senza libreria. Il settore vale 1,8 miliardi di euro e conta 4.451 punti vendita tutto sommato equamente ripartiti sul territorio (e per i tre quarti indipendenti) e 12.2…
MILANO – Professione libraio, anni 53. Segni particolari: fondatore della propria attività che punta non solo su vendere libri, ma “creare relazioni e comunità”. Vede nel digitale ormai una parte integrante dell’attività, ma il negozio fisico resta centrale, generando quasi l’80% del fatturato. Sono i tratti della figura del libraio emersi agli Stati generali delle librerie: un’iniziativa condivisa Piano Olivetti per la cultura, Ali Confcom e il Centro per il libro e la lettura.
Otto comuni su dieci senza librerie
Grande orgoglio nei librai, dunque, ma anche un dato di fatto: l’83% dei Comuni italiani è senza libreria. Il settore vale 1,8 miliardi di euro e conta 4.451 punti vendita tutto sommato equamente ripartiti sul territorio (e per i tre quarti indipendenti) e 12.200 addetti. Cifre che dicono del “peso economico e sociale delle librerie italiane”, sintetizza Ali nell’indagine con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. “Il settore mostra segnali di tenuta e crescita, ma una presenza ancora fortemente diseguale sul territorio. L’83% dei Comuni italiani, infatti, non ha una libreria”.
“Le librerie sono molto più di attività commerciali: sono imprese che generano lavoro e valore, ma anche presìdi culturali e sociali fondamentali per le comunità – la riflessione di Paolo Ambrosini, presidente Ali Confcom – Un ruolo che deve trovare un riconoscimento concreto nelle politiche pubbliche. Per questo chiediamo una politica nazionale per le librerie che coinvolga, accanto al Ministero della Cultura, anche gli altri Ministeri competenti e che sappia costruire una visione condivisa del futuro del settore”.
Presidio anche negli anni della pandemia
I dati dicono che tutto sommato le vetrine hanno tenuto negli anni a cavallo del Covid: tra il 2017 e il 2025 i punti vendita del nuovo sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre quelli dell’usato sono cresciuti del 7,9%. “Nello stesso periodo l’occupazione è aumentata del 9,1% nel nuovo e del 16,8% nell’usato. Cresce inoltre la presenza dei giovani. Significativa anche la componente femminile: le donne costituiscono il 65,8% dei dipendenti nel commercio del libro nuovo e il 60,4% nell’usato. L’85% degli occupati possiede almeno un diploma”, spiega Ali.