Iran Air, la compagnia che sognava il Concorde: adesso ha 9.000 dipendenti e solo 6 aerei operativi
di Aldo FontanarosaROMA – Novemila dipendenti, ma soltanto 6 aerei in grado di decollare. Iran Air è ormai in ginocchio. Le sanzioni economiche dell’Ue e degli Usa, la scarsità di pezzi di ricambio, la cronica mancanza di piloti: tutto questo ha ridotto ai minimi termini la compagnia di bandiera del Paese, che conta 1.500 lavoratori per ogni velivolo operativo. Appena sei.
In un’altra era geologica, nel lontano 1972, Iran Air arrivò a ordinare due Concorde, con una opzione per un terzo. Così decise lo scià Mohammad Reza Pahlavi prima che il regime islamico – al potere dal 1979 – annullasse l’ordine.
Adesso Iran Air conosce umiliazioni su umiliazioni. L'amministratore delegato di Iran Air, Taher Abdolhay, spiega che persino le autorità afghane avevano chiuso lo spazio aereo alla compagnia iraniana. Dopo complesse trattative, i talebani hanno autorizzato la miseria di due voli con destinazione Kabul, ripresi il 23 ottobre 2026.
ROMA – Novemila dipendenti, ma soltanto 6 aerei in grado di decollare. Iran Air è ormai in ginocchio. Le sanzioni economiche dell’Ue e degli Usa, la scarsità di pezzi di ricambio, la cronica mancanza di piloti: tutto questo ha ridotto ai minimi termini la compagnia di bandiera del Paese, che conta 1.500 lavoratori per ogni velivolo operativo. Appena sei.
In un’altra era geologica, nel lontano 1972, Iran Air arrivò a ordinare due Concorde, con una opzione per un terzo. Così decise lo scià Mohammad Reza Pahlavi prima che il regime islamico – al potere dal 1979 – annullasse l’ordine.
Adesso Iran Air conosce umiliazioni su umiliazioni. L'amministratore delegato di Iran Air, Taher Abdolhay, spiega che persino le autorità afghane avevano chiuso lo spazio aereo alla compagnia iraniana. Dopo complesse trattative, i talebani hanno autorizzato la miseria di due voli con destinazione Kabul, ripresi il 23 ottobre 2026.
I no degli afgani
L’Afghanistan, probabilmente, ha limitato i rapporti con Iran Air per paura di infrangere le ulteriori sanzioni decise dagli Stati Uniti. Le prime risalgono addirittura al 2018. A settembre del 2024, con Joe Biden alla presidenza, gli americani aumentarono la stretta sul vettore di Stato, accusato di aver trasportato droni militari in Russia.
A settembre del 2026, l’amministrazione Trump ha imposto limitazioni ad altri 8 vettori iraniani. In più ha provato a provato a bloccare l’invio di pezzi di ricambio aeronautici nel Paese islamico, con nuovi effetti anche su Iran Air, già fragilissima.
Anche l’Ue, a ottobre del 2024, ha bastonato tre compagnie aeree iraniane, tra cui Iran Air. Motivazione: le relazioni pericolose con Mosca. Bruxelles ha congelato tutti i beni dei vettori sul territorio comunitario impedendo a qualsiasi società europea di avere rapporti commerciali o finanziari con gli iraniani.
Roma e Milano
Da quel momento, Iran Air è stata costretta a interrompere i suoi storici collegamenti con il Vecchio Continente che raggiungevano, tra le altre città, Roma e Milano.
Al momento, Iran Air ha un solo aereo cargo – un Boeing 747-200 – ma è a mezzo servizio. In manutenzione, potrebbe tornare in pista entro l’anno.
Due Airbus A330 garantiscono i collegamenti internazionali superstiti. Possono decollare infine un Airbus A300-600, un Airbus A310, un A319 e un ATR 72-600. In condizioni accettabili sono anche dei Fokker 100 – velivoli regionali di fabbricazione olandese – che però non possono volare. Il Paese manca dei piloti con le credenziali necessarie.
In questo quadro drammatico, Iran Air preme per ottenere i soldi che lo Stato le deve. Tra il 1985 e il 2015, il vettore ha fatto decine di migliaia di voli di “servizio pubblico”, verso città minori, su ordine del governo. Ma i soldi dovuti sono arrivati a singhiozzo.