ROMA – I negozi chiudono anche perché gli affitti diventano poco sostenibili. Un locale commerciale su sei in Italia è sfitto: a fare il censimento Confcom, in un report pubblicato insieme all’Istituto Tagliacarne. «Quasi mezzo milione di locali sfitti, piccoli Comuni e borghi senza servizi essenziali come alimentari, edicole e farmacie: – denuncia il presidente di Confcom Carlo Sangalli – è la drammatica fotografia di una desertificazione commerciale che avanza inarrestabile impoverendo le nostre città. Per questo, chiediamo al governo di destinare adeguate risorse ai Comuni per realizzare piani di sostegno alle economie di prossimità con l’obiettivo di riaprire i locali vuoti, favorire nuove attività e ridare vita alle comunità
Rispetto al totale dei negozi, 2,7 milio…
ROMA – I negozi chiudono anche perché gli affitti diventano poco sostenibili. Un locale commerciale su sei in Italia è sfitto: a fare il censimento Confcom, in un report pubblicato insieme all’Istituto Tagliacarne. «Quasi mezzo milione di locali sfitti, piccoli Comuni e borghi senza servizi essenziali come alimentari, edicole e farmacie: – denuncia il presidente di Confcom Carlo Sangalli – è la drammatica fotografia di una desertificazione commerciale che avanza inarrestabile impoverendo le nostre città. Per questo, chiediamo al governo di destinare adeguate risorse ai Comuni per realizzare piani di sostegno alle economie di prossimità con l’obiettivo di riaprire i locali vuoti, favorire nuove attività e ridare vita alle comunità
Rispetto al totale dei negozi, 2,7 milioni, quelli sfitti sono il 16,9%. Guardando all’andamento compreso tra il 2012 e il 2023, in media un negozio rimane sfitto a lungo, per 7,2 anni. E dunque, calcolando un canone di affitto medio per negozio pari a circa 16 mila euro annui a prezzi 2025, ogni locale sfitto, stima Confcom, determina una perdita pari a 116 mila euro per il periodo in cui rimane chiuso. Moltiplicando questo numero per quello dei negozi oggi sfitti si ottiene una perdita per il sistema Italia di circa 53 miliardi di euro nel periodo, pari a 4,4 miliardi all’anno, equivalenti allo 0,2% del Pil.
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A rimanere chiusi sono soprattutto i piccoli negozi non alimentari: la percentuale arriva in questo caso al 24,8%. Per i piccoli negozi alimentari invece rimane sfitto in media un locale commerciale su dieci. Per agenzie immobiliari e centri di cura delle persone la percentuale arriva al 12,2%. Situazione abbastanza grave anche per gli studi professionali: qui la percentuale di uffici sfitti arriva al 22%.
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Guardando ancora più in dettaglio alle tipologie di negozi, Confcom stila una top ten delle chiusure. In testa i negozi di filati per maglieria e merceria, seguiti da articoli per l’illuminazione, confezioni per bambini, esercizi specializzati per prodotti musicali, mobili usati e antiquariato, utensili per la casa, pane, calzature e accessori, frutta e verdura, giornali, riviste e periodici. Tengono al contrario la telefonia, i negozi con articoli per gli animali, ottica, tabaccherie e grande distribuzione. Tra gli esercizi commerciali diversi dai negozi, rimane sfitto il 22,8% dei bar (29.586), il 19,6% delle auto officine (24.898) e il 18,6% dei ristoranti (39.511).
Differenziata la distribuzione territoriale dei negozi chiusi perché nessuno vuole affittarli. La quota maggiore, ben il 38,5%, si trova al Sud, la quota meno ampia al Nord-Est (19,2%). Nelle piccole città e nei sobborghi è sfitto un negozio su due, contro il 30,4% dei centri più grandi.