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L’Eni proroga il tetto contro il caro carburanti. Schlein: “Serve una legge”

(ansa)

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Descalzi: il blocco resterà fino a dicembre ma vediamo a che livello. Critica l’opposizione, Conte: occorrono subito interventi strutturali. Intanto rientra la protesta dei tir, file ai distributori del Sud. Ma da lunedì sit-in al casello Valdichiana e agitazione dei tassisti
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MILANO, ROMA – Sulle strade italiane si cerca uno scorcio di normalità. Gli ultimi presidi degli autotrasportatori scompaiono prima dell’alba di venerdì e il traffico dei tir torna a fluire, lento, verso le città. Ma la calma è solo apparente. E nasconde l’attesa per il tavolo con il ministero dei Trasporti, programmato per il 27 ottobre. Del resto, le ragioni alla base della protesta rimangono immutate: il caro carburanti, provocato dalla guerra nel Golfo, continua a erodere margini e bilanci di chi viaggia su ruote. Tanto da portare Eni a invocare la «responsabilità sociale» delle compagnie ed estendere di altri due mesi il tetto ai prezzi alla pompa.

A confermare la proroga è lo stesso amministratore delegato, Claudio Descalzi. «Sicuramente avremo un tetto fino a fi…

MILANO, ROMA – Sulle strade italiane si cerca uno scorcio di normalità. Gli ultimi presidi degli autotrasportatori scompaiono prima dell’alba di venerdì e il traffico dei tir torna a fluire, lento, verso le città. Ma la calma è solo apparente. E nasconde l’attesa per il tavolo con il ministero dei Trasporti, programmato per il 27 ottobre. Del resto, le ragioni alla base della protesta rimangono immutate: il caro carburanti, provocato dalla guerra nel Golfo, continua a erodere margini e bilanci di chi viaggia su ruote. Tanto da portare Eni a invocare la «responsabilità sociale» delle compagnie ed estendere di altri due mesi il tetto ai prezzi alla pompa.

A confermare la proroga è lo stesso amministratore delegato, Claudio Descalzi. «Sicuramente avremo un tetto fino a fine anno, dobbiamo solo ragionare sui livelli», ha annunciato il manager in un colloquio con Repubblica. «Ci stiamo ragionando, valutiamo l’andamento dei prezzi ogni mese». D’altronde, le quotazioni internazionali del diesel restano molto volatili e, soprattutto, l’offerta rimane limitata. Lo stesso ragionamento vale per la benzina, anche se la pressione è minore. Così, nel cercare il “giusto” tetto, Eni monitora le condizioni di mercato, i prezzi internazionali, ma anche le disponibilità delle forniture rispetto alla capacità logistica della rete. Per evitare che, imponendo un livello troppo basso, le stazioni rimangano presto a secco. Una mossa simile potrebbe arrivare anche da Q8 e dalle altre compagnie, come accadde un mese fa, quando Eni per prima fissò i listini a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il diesel (salito a 2,25 con il venir meno del taglio delle accise).

La compagnia partecipata dallo Stato farà la sua parte — anche grazie ai profitti più che raddoppiati nell’ultimo trimestre — ma non senza sforzo. «Crediamo sia giusto farlo per andare incontro ai bisogni dei nostri clienti», riprende l’ad. Ma a questi prezzi, «più vendiamo, più ci perdiamo: da inizio marzo a fine anno, tra sconti e price cap, stimiamo di impiegare circa 700 milioni di euro».

Schlein in Puglia, Conte in Calabria

Sull’agitazione dell’autotrasporto però non è ancora calato il sipario. A San Severo, in Puglia, la segretaria dem Elly Schlein ha incontrato il gestore di una pompa bianca in sciopero della fame per gli effetti del price cap delle grandi compagnie: dopo il colloquio ha poi concluso la protesta. «Serve un intervento pubblico — ha dichiarato la leader del Pd — che introduca un tetto al prezzo dei carburanti che sia uguale per tutti, temporaneo per 90 giorni e attuabile solo in circostanze eccezionali verificate dal Garante». Anche Giuseppe Conte ha incontrato un presidio di autotrasportatori, in Calabria, criticando il governo per aver «negato i problemi per quattro anni» e chiedendo «interventi strutturali», prendendo le risorse dal «comparto bancario, finanziario ed energetico che in questi anni si sono arricchiti». A Roma, le opposizioni hanno scritto al presidente del Senato, Ignazio La Russa, perché il ministro Salvini riferisca con urgenza in aula. Il decreto approvato dal governo, sostengono, «non offre una risposta all’altezza della situazione». Lo ripete anche il deputato Marco Furfaro, responsabile al Welfare del Pd, che chiede alla premier Meloni di intervenire con un tetto ai prezzi e «con una seria tassazione degli extraprofitti» alle compagnie.

Ritorno alla normalità?

La strada verso la “normalizzazione” è lunga, le autocisterne sono tornate a rifornire le stazioni di servizio e ieri è stata una giornata di code in fila ai distributori per gli automobilisti, soprattutto in Campania. Anche gli scaffali dei supermercati si stanno lentamente ripopolando di prodotti freschi. Ma i magazzini vanno riempiti nuovamente, per le associazioni di categoria prima di metà della prossima settimana non si riuscirà a tornare allo status quo. Per questo, in serata, il Viminale ha concesso l’autorizzazione anche ai mezzi pesanti che trasportano beni non deperibili di circolare nel fine settimana. E mentre i principali blocchi hanno smobilitato, anche con l’intervento delle forze dell’ordine che hanno identificato 2.065 persone con 79 denunce e 242 sanzioni, si riaccendono dei focolai. Tir e mezzi agricoli saranno in presidio al casello Valdichiana dell’autostrada A1 per una settimana da lunedì, e nella stessa giornata tre sigle dei taxi manifesteranno, insieme agli autisti degli Ncc, davanti al Mit. La normalità è ancora lontana.

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