✕

Voucher cloud e cyber, si parte: soldi per pmi e autonomi. Come averli e perché

Ascolta l'audio

Dal 20 ottobre si sono aperti i canali della domanda per ottenere fino a 20mila euro a fondo perduto da investire in servizi cloud e sicurezza informatica
4 minuti di lettura

Dal 20 ottobre le piccole e medie imprese e i lavoratori autonomi possono preparare la domanda per ottenere fino a 20mila euro a fondo perduto da investire in servizi cloud e sicurezza informatica. È il nuovo voucher del ministero delle Imprese e del Made in Italy, con 150 milioni di euro disponibili. Si rivolge anche alle attività più piccole, dai negozi agli studi professionali, che vogliono proteggere i propri dati, adottare programmi gestionali più avanzati e lavorare con maggiore efficienza.

Il problema degli attacchi

Il finanziamento arriva come risposta a un problema che sta facendo molte vittime soprattutto tra le piccole aziende italiane, meno attrezzate delle grandi a fronteggiare la minaccia. Secondo il rapporto Clusit 2026, nel 2025 gli incidenti gravi censiti nel nostro Paese sono stati 507, il 42% in più rispetto ai 357 dell'anno precedente. L'Italia concentra il 9,6% degli incidenti rilevati nel mondo. La situazione peggiora. Nel corso dei primi nove mesi del 2026, ci s…

Dal 20 ottobre le piccole e medie imprese e i lavoratori autonomi possono preparare la domanda per ottenere fino a 20mila euro a fondo perduto da investire in servizi cloud e sicurezza informatica. È il nuovo voucher del ministero delle Imprese e del Made in Italy, con 150 milioni di euro disponibili. Si rivolge anche alle attività più piccole, dai negozi agli studi professionali, che vogliono proteggere i propri dati, adottare programmi gestionali più avanzati e lavorare con maggiore efficienza.

Il problema degli attacchi

Il finanziamento arriva come risposta a un problema che sta facendo molte vittime soprattutto tra le piccole aziende italiane, meno attrezzate delle grandi a fronteggiare la minaccia. Secondo il rapporto Clusit 2026, nel 2025 gli incidenti gravi censiti nel nostro Paese sono stati 507, il 42% in più rispetto ai 357 dell'anno precedente. L'Italia concentra il 9,6% degli incidenti rilevati nel mondo. La situazione peggiora. Nel corso dei primi nove mesi del 2026, ci sono stati 3.271 attacchi cyber, più del totale dell'intero 2025, come detto qualche giorno fa da Andrea Quacivi, direttore generale dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, al Senato. In Italia, circa il 26% delle piccole e medie imprese ha subito almeno un attacco informatico riuscito, secondo nuovi dati.

È su questo problema che interviene il voucher. Il 20 ottobre apre la compilazione delle domande, mentre l'invio effettivo, che determina l'ordine di accesso ai fondi, partirà il 10 novembre alle 12. Lo sportello chiuderà il 20 gennaio 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse.

Quanto vale il voucher e chi può ottenerlo

Il contributo copre il 50% della spesa ammessa, con un investimento minimo di 4mila euro e un rimborso massimo di 20mila. Chi investe 6mila euro potrà riceverne 3mila; chi ne spende 20mila potrà recuperarne 10mila. Con un progetto da 40mila euro si raggiunge il contributo massimo.

Possono partecipare micro, piccole e medie imprese, comprese quelle appena costituite, e professionisti con partita Iva, come avvocati, architetti, consulenti e lavoratori autonomi. Per le imprese il limite ordinario è di meno di 250 occupati, con fatturato non superiore a 50 milioni di euro oppure bilancio fino a 43 milioni.

Serve inoltre un contratto Internet con velocità di download di almeno 30 Mbps, già disponibile quando si invia la domanda. Sono ammesse connessioni in fibra, via radio e satellitari. Le imprese soggette all'obbligo di assicurazione contro le calamità naturali devono essere in regola con la relativa polizza.

Dei 150 milioni disponibili, circa 71 milioni sono riservati al Mezzogiorno: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Che cosa si può acquistare: antivirus, backup, cloud e software

Il voucher finanzia sia strumenti per difendersi dagli attacchi informatici sia programmi e infrastrutture per digitalizzare l'attività. Rientrano firewall, antivirus avanzati, sistemi contro le intrusioni, software per individuare vulnerabilità e soluzioni per cifrare i dati.

Una seconda categoria riguarda il cloud, cioè l'utilizzo di server e servizi informatici accessibili via Internet. Sono finanziabili archiviazione e backup online, server virtuali, database e sistemi per il recupero dei dati. Un'impresa può, per esempio, conservare copie di sicurezza degli archivi fuori dalla propria sede per riprendere il lavoro dopo un guasto o un attacco ransomware, capace di bloccare i computer e rendere inaccessibili i documenti.

La misura copre anche programmi utilizzati quotidianamente: contabilità, gestione del personale, commercio elettronico, organizzazione del lavoro e centralini virtuali. Sono ammesse applicazioni aziendali che integrano funzioni di intelligenza artificiale, per esempio per automatizzare alcune operazioni amministrative.

La condizione è che l'acquisto costituisca un miglioramento reale rispetto alle tecnologie già utilizzate. Il semplice rinnovo di un antivirus, l'aggiunta di utenti a un programma esistente o un aggiornamento senza nuove funzioni significative restano esclusi. Possono invece rientrare prodotti che aumentano concretamente la sicurezza.

Sono finanziabili anche configurazione, monitoraggio e assistenza tecnica, fino al 30% del progetto complessivo, se collegati agli strumenti acquistati. Le spese per la formazione del personale sono escluse.

Come presentare la domanda

Il primo passo è scegliere un fornitore nell'elenco ufficiale delle aziende abilitate, richiedendo un'offerta dettagliata con servizi, codici identificativi e costi. Il preventivo deve chiarire quali strumenti si utilizzano attualmente e quale miglioramento porterà l'investimento.

Dalle 12 del 20 ottobre si accede alla piattaforma di Invitalia tramite Spid, carta d'identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Servono inoltre una Pec attiva e la firma digitale. Si compilano i dati dell'attività, la sede interessata, la descrizione del progetto e il piano di spesa, allegando le offerte ricevute.

Completata la compilazione, il sistema genera il documento da firmare digitalmente e ricaricare. Si ottiene così un codice di predisposizione della domanda, da utilizzare nella seconda fase. Dalle 12 del 10 novembre bisognerà rientrare nel portale e inserire il codice per trasmettere la richiesta, ottenendo la ricevuta ufficiale.

Le domande saranno valutate in ordine cronologico di invio. Ogni beneficiario può presentarne una sola. La precompilazione permette quindi di arrivare pronti all'apertura dello sportello.

Un'attenzione particolare riguarda gli acquisti: le spese sostenute prima dell'invio della domanda sono escluse. Gli abbonamenti devono durare almeno 24 mesi, con contributo sui primi due anni. Per gli acquisti diretti le spese vanno sostenute entro 12 mesi dalla concessione.

Il contributo arriva come rimborso dopo il pagamento delle fatture. Si può chiedere una prima quota dopo aver sostenuto almeno metà delle spese ammesse oppure attendere la conclusione del progetto. Serve dunque disponibilità economica per anticipare gli acquisti.

Le offerte delle telco

I principali operatori telefonici hanno predisposto servizi dedicati al voucher, combinando infrastrutture cloud, sistemi di sicurezza e assistenza. Le proposte possono comprendere strumenti molto diversi, quindi il confronto va fatto sulle esigenze dell'impresa.

Tim Business propone la soluzione Cloud Open e Cloud Flex per ospitare applicazioni e dati sui propri server, Data Space Easy per archiviare e condividere documenti, oltre a Protezione Dispositivi, Verifica Sicurezza e Risposta Attacchi Cyber. L'operatore valorizza i data center italiani e l'assistenza tecnica per configurare le soluzioni.

Fastweb e Vodafone hanno annunciato il 5 ottobre l'adesione al programma. Le offerte comprendono archiviazione e backup, firewall, antivirus, monitoraggio delle minacce, applicazioni gestionali e servizi di intelligenza artificiale. Il gruppo propone consulenze per individuare le tecnologie più adatte e predisporre il progetto.

WindTre Business punta su infrastrutture cloud ospitate in Italia, protezione della rete e assistenza professionale. Offre inoltre un percorso di accompagnamento che comprende verifica dei requisiti, individuazione dei prodotti, preparazione del progetto e supporto nella richiesta del contributo.

Retelit, operatore italiano specializzato in telecomunicazioni e servizi digitali per le imprese, è tra i fornitori abilitati. Propone infrastrutture cloud come VCloud, servizi di archiviazione Object Storage, backup e disaster recovery per recuperare rapidamente dati e applicazioni dopo un incidente. Per la cybersecurity offre Firewall as a Service, protezione dagli attacchi DDoS, strumenti di monitoraggio e Retelit Security Suite. L'azienda mette a disposizione anche centralini virtuali e consulenza per la domanda, facendo leva sulla propria rete di data center italiani.

Accanto agli operatori maggiori ci sono fornitori più specializzati come Unidata, che propone server virtuali, backup, protezione dei dispositivi e servizi di sicurezza, oltre all'assistenza nella preparazione del piano di spesa.

I fornitori preparano generalmente preventivi personalizzati. Conviene confrontarne almeno due, verificando prezzi, durata degli abbonamenti, costi dell'assistenza e servizi effettivamente compresi.

Perché aderire: proteggersi e recuperare terreno

L'opportunità riguarda soprattutto le imprese che utilizzano ancora programmi installati su un solo computer, conservano gli archivi esclusivamente in ufficio oppure dispongono di difese informatiche elementari. Backup automatici, protezione dei dispositivi e strumenti gestionali più efficienti possono essere combinati in un unico investimento.

Il problema delle risorse è concreto. I passi avanti sul fronte investimenti ci sono ma ancora troppo lenti. Secondo il Cyber Index PMI 2025, realizzato da Confindustria e Generali con il Politecnico di Milano e l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, su un campione di 1.582 imprese soltanto il 23% dispone di un budget specifico per la cybersecurity e solo il 16% delle Pmi raggiunge un livello di preparazione considerato adeguato contro gli attacchi informatici. Se questa è la base di partenza, i 150 milioni del Governo non sono una soluzione, ma possono essere un trampolino di lancio per una svolta nella propria difesa cyber.

Leggi i commenti