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Bitcoin sull’ottovolante minacciato dai tassi alti

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Coppini (First Capital): “La cripto sale quando il denaro costa poco e non è un bene rifugio. Per proteggersi dal carovita, meglio oro e titoli statali”
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L’unica certezza è che le criptovalute continuano a viaggiare sulle montagne russe e questo complica lo scenario per il risparmiatore che vuole capire come muoversi. Per il resto non hanno trovato conferma alcune convinzioni a lungo diffuse in merito al settore, a cominciare dalla considerazione del Bitcoin come oro digitale. Avrebbe dovuto proteggere dal carovita e dalla svalutazione del dollaro, ma non ha offerto una copertura affidabile. Dal record oltre 120mila dollari di un anno fa è sceso di circa un terzo, tornando a ridosso di 80mila dollari. Ether, la moneta della rete Ethereum, vale circa 2.440 dollari, la metà del massimo storico e anche Solana e XRP restano molto lontane dai rispettivi picchi. Per interpretare questa fase il primo errore è considerare il settore un salvadanaio sicuro.

L’unica certezza è che le criptovalute continuano a viaggiare sulle montagne russe e questo complica lo scenario per il risparmiatore che vuole capire come muoversi. Per il resto non hanno trovato conferma alcune convinzioni a lungo diffuse in merito al settore, a cominciare dalla considerazione del Bitcoin come oro digitale. Avrebbe dovuto proteggere dal carovita e dalla svalutazione del dollaro, ma non ha offerto una copertura affidabile. Dal record oltre 120mila dollari di un anno fa è sceso di circa un terzo, tornando a ridosso di 80mila dollari. Ether, la moneta della rete Ethereum, vale circa 2.440 dollari, la metà del massimo storico e anche Solana e XRP restano molto lontane dai rispettivi picchi. Per interpretare questa fase il primo errore è considerare il settore un salvadanaio sicuro.

David Coppini, investment manager di First Capital, contesta sia l’idea che l’arrivo di banche e fondi abbia reso il Bitcoin un bene rifugio, sia quella del suo declino definitivo. «Il Bitcoin sale quando il denaro costa poco e circola in abbondanza, scende quando il denaro torna caro». Chi lo compra, nella sua lettura, scommette su un futuro allentamento delle condizioni finanziarie.

Un mercato diviso in due

Stephen Coltman, head of Macro di 21shares, descrive invece un mercato diviso tra pressioni immediate e possibili sostegni futuri. «Attualmente, il Bitcoin è al centro di un braccio di ferro». Tassi elevati ed emissioni obbligazionarie di Stati e imprese rincarano il capitale, frenando i prezzi. Ma, secondo l’esperto, le tensioni sul debito potrebbero spingere le autorità a immettere nuova liquidità. A far crescere il fabbisogno finanziario sono anche gli investimenti nell’intelligenza artificiale, che negli ultimi mesi hanno offerto rendimenti interessanti, anche se da qualche settimana sono sotto pressione. Il rischio è che la stretta duri troppo e l’intervento arrivi quando l’economia ha già subito un brusco arresto. Per l’Europa Coltman ipotizza che un allentamento della Bce possa indebolire l’euro e favorire attività a offerta limitata come il Bitcoin.

Nell’analisi di André Dragosch, responsabile della ricerca per l’Europa di Bitwise, le cripto risentono della concorrenza costituita dai rendimenti elevati dei titoli di Stato. E, in questa situazione, sottolinea, emerge chiaramente la maggiore capacità di tenuta del Bitcoin rispetto a Ether, Solana e alle altre cripto: «Una tenuta relativa, che non lo mette al riparo da nuove oscillazioni». Pesano anche i prezzi di acquisto. Coppini sottolinea che vi è stato un boom di investimenti al debutto degli Etf su Bitcoin. «In quel momento la criptovaluta viaggiava intorno agli 82mila dollari, per cui, ogni volta che risale intorno a quel livello, si moltiplicano gli ordini di vendita da parte di chi non resiste all’idea di una perdita potenziale».

Convalidare le transazioni

Un altro fronte riguarda le imprese che impiegano potenza di calcolo per convalidare le transazioni e proteggere la rete Bitcoin, ricevendo nuove monete come compenso. In tante, infatti, stanno diversificando verso i servizi per l’intelligenza artificiale, attratte da rendimenti superiori. Inoltre il settore sconta l’incertezza normativa negli Stati Uniti, dopo lo stop all’avanzamento del Clarity Act al Senato. Durante la campagna elettorale per le presidenziali, Donald Trump aveva mostrato un’apertura totale verso il settore, ma poi le promesse sono state solo in piccola parte mantenute.

Dato lo scenario, per l’investiment manager di First Capital un piccolo risparmiatore farebbe bene a esporsi in questa direzione per non più del 3% del proprio portafoglio, usando solo quella parte del patrimonio che non rischia di servire per le emergenze. Se invece l’obiettivo è proteggersi dall’inflazione, l’indicazione è di puntare piuttosto su oro e titoli di Stato indicizzati, fermo restando che anche questi strumenti sono soggetti a oscillazioni.

Attenzione poi a fisco e modalità di acquisto. Attualmente le plusvalenze sul possesso diretto di Bitcoin sono tassate al 33%; quelle sugli strumenti finanziari quotati che ne replicano il prezzo, come gli Etn, titoli negoziati in Borsa, seguono generalmente l’aliquota del 26%. Questi ultimi evitano la gestione personale delle chiavi digitali, ma mantengono il rischio di mercato e aggiungono quelli legati alla struttura del prodotto e all’emittente. Coppini raccomanda infine di evitare la leva e fissare una quota da ribilanciare periodicamente. Una disciplina che limita le decisioni emotive.

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