✕

Milanovic: “Crisi lunga, i mercati sono rimasti senza una bussola”

Ascolta l'audio

Intervista al professore della City University di New York sulla tempesta finanziaria: “Sì ai bond a lunga durata. India e Africa sono il futuro”
2 minuti di lettura

Petrolio alle stelle, guerre lungi dal finire, rivoluzioni tecnologiche incompiute, paure per l’inflazione. La tempesta perfetta si abbatte sui mercati, e non a caso gli unici a salvarsi sono i bond a lungo termine che ci proiettano in un futuro lontano. Branko Milanovic, nato nel 1953 a Belgrado, già capo economista in Banca Mondiale, docente alla City University di New York e alla London School of Economics è convinto che «più che di tempesta si può parlare di nuovo ordine, dove è difficilissimo orientarsi».

Qual è il fattore più destabilizzante?

«Guardi, io ho scelto di non monitorare minuto per minuto le giravolte dei mercati perché le oscillazioni sono tali che è impossibile seguire una linea. Il petrolio è osservato speciale per le conseguenze sull’inflazione, ma così lo sono l’intelligenza artificiale e i rapporti fra le superpotenze. Più aumentano i capitali, e il Pil mondiale è raddoppiato negli ultimi vent’anni, più frequenti e vistosi saranno gli sbalzi, che non a caso sono…

Petrolio alle stelle, guerre lungi dal finire, rivoluzioni tecnologiche incompiute, paure per l’inflazione. La tempesta perfetta si abbatte sui mercati, e non a caso gli unici a salvarsi sono i bond a lungo termine che ci proiettano in un futuro lontano. Branko Milanovic, nato nel 1953 a Belgrado, già capo economista in Banca Mondiale, docente alla City University di New York e alla London School of Economics è convinto che «più che di tempesta si può parlare di nuovo ordine, dove è difficilissimo orientarsi».

Qual è il fattore più destabilizzante?

«Guardi, io ho scelto di non monitorare minuto per minuto le giravolte dei mercati perché le oscillazioni sono tali che è impossibile seguire una linea. Il petrolio è osservato speciale per le conseguenze sull’inflazione, ma così lo sono l’intelligenza artificiale e i rapporti fra le superpotenze. Più aumentano i capitali, e il Pil mondiale è raddoppiato negli ultimi vent’anni, più frequenti e vistosi saranno gli sbalzi, che non a caso sono più marcati da quando la Cina è entrata fra le superpotenze. La prossima è l’India».

Il secolo dell’Asia?

«E il prossimo sarà dell’Africa, giganti come Congo e Nigeria sono sull’uscio dei grandi movimenti di capitali. Si è spostato il baricentro, e l’America accentua le incertezze dietro lo schermo di un obsoleto e malinteso neoliberismo. La Cina nel 1980 contava per il 2% nel Pil mondiale, oggi per il 22%. A parità di potere d’acquisto ha superato gli Stati Uniti. E in questo mezzo secolo è diventata fulminea la rapidità di spostamento dei fondi: il capitalismo è globale ma con esso il nazionalismo, l’avidità, la concentrazione delle proprietà».

L’intelligenza artificiale ha modificato le logiche dei mercati?

«Le compagnie dell’IA assorbono enormi flussi di denaro e hanno creato una nuova classe di ricchi e potenti accentuando le disuguaglianze. Tre idee per temperare i problemi: introdurre un salario minimo per chi perde il lavoro a causa dell’IA, anche se restano problemi psicologici e sociologici; imporre una distribuzione vasta, attribuendo a ogni cittadino una quota non rivendibile nelle top-company per contenere l’aumento delle diseguaglianze quando il valore sale; nazionalizzare le compagnie: più vedo i problemi di un uso indiscriminato dell’IA, fermi restando i benefici, più mi convinco che dev’essere controllata dagli Stati, e i profitti in parte versati su un fondo sovrano e redistribuiti».

Le elezioni di midterm cambieranno qualcosa?

«Per ora accentuano il nervosismo, ma con qualsiasi risultato Trump non cambierà, forte degli abnormi poteri esecutivi che la costituzione gli concede. Dal Congresso arriverà solo qualche protesta in più. Mi faccia aggiungere una cosa su Trump: con tutti gli errori e le goffaggini, è l’unico che lavora per la pace in Ucraina. Putin è un aggressore, non bisogna stendergli tappeti rossi ma l’unico modo per fermare questa carneficina è cedergli le aree “conquistate”. Una soluzione atroce ma l’unica perché finiscano di morire esseri umani. Il mondo è pieno di fragili cessate il fuoco: Cipro, Kosovo, le due Coree».

Leggi i commenti