Gratuito patrocinio, così la legge beffa gli infortunati sul lavoro
di Valentina ConteROMA – Gratuito patrocinio per chi? La proposta di legge di iniziativa parlamentare, prima firma Chiara Gribaudo (Pd), approvata all’unanimità la settimana scorsa alla Camera, distingue due casi. Se il lavoratore muore, l’assistenza legale a spese dello Stato, senza limiti di reddito, spetta ai prossimi congiunti e al convivente. Se sopravvive, ne ha diritto soltanto se l’infortunio lo ha reso «totalmente inabile». Il beneficio riguarda i procedimenti penali per le violazioni delle norme antinfortunistiche.
Ma cosa significa «totalmente inabile»? Su operaicidio.it Bruno Giordano, magistrato ed ex capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro, segnala un’ambiguità che rischia di restringere drasticamente i beneficiari. Il testo richiede la t…
ROMA – Gratuito patrocinio per chi? La proposta di legge di iniziativa parlamentare, prima firma Chiara Gribaudo (Pd), approvata all’unanimità la settimana scorsa alla Camera, distingue due casi. Se il lavoratore muore, l’assistenza legale a spese dello Stato, senza limiti di reddito, spetta ai prossimi congiunti e al convivente. Se sopravvive, ne ha diritto soltanto se l’infortunio lo ha reso «totalmente inabile». Il beneficio riguarda i procedimenti penali per le violazioni delle norme antinfortunistiche.
Ma cosa significa «totalmente inabile»? Su operaicidio.it Bruno Giordano, magistrato ed ex capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro, segnala un’ambiguità che rischia di restringere drasticamente i beneficiari. Il testo richiede la totale inabilità, senza definirla. A indicare una lettura restrittiva è la relazione illustrativa, che considera quella permanente e totale, al cento per cento: la perdita completa e definitiva della capacità lavorativa. Se il giudice seguisse questa lettura, un operaio con danni irreversibili, ma ancora in grado di lavorare, resterebbe escluso dalla nuova tutela.
L’inabilità, osserva Giordano, «è invece relativa ad una determinata attività». Perdere un arto può impedire un mestiere, consentendone altri. La formula rischia così di generare «un contenzioso a carico delle vittime», con altre certificazioni, attese e spese. E il costo della giustizia può spingere le famiglie ad accettare risarcimenti insufficienti pur di evitare anni di processi. Per questo Giordano propone di cambiare criterio: riferirsi alle lesioni «gravi o gravissime», già definite dal codice penale, senza richiedere la totale inabilità. Altrimenti, per chi resta escluso, l’avvocato a spese dello Stato continuerà a dipendere dal reddito.