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Iren annuncia un piano da 10,4 miliardi al 2035. Investimenti su reti, riciclo ed energia

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Alle infrastrutture strategiche per il Paese la metà del totale. Solo 70 milioni in dieci anni per il fotovoltaico
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MILANO – Reti, riciclo ed energia. Sono i tre pilastri del nuovo piano strategico di Iren da 10,4 miliardi di euro, con cui la multiutility di Torino mira a rispondere a quelli che, secondo i suoi manager, sono i fabbisogni strutturali del sistema italiano: ridurre le perdite del servizio idrico, limitare le interruzioni della distribuzione di energia elettrica e aumentare la capacità dei termovalorizzatori.

Metà degli investimenti per le infrastrutture strategiche

Metà degli investimenti complessivi è dedicato a queste tre infrastrutture strategiche. La fetta più consistente, 4,4 miliardi, è destinata alle reti, dall’acqua all’elettricità al gas. Il servizio idrico integrato del Paese, notano i manager, perde 3,4 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno, equivalente al fabb…

MILANO – Reti, riciclo ed energia. Sono i tre pilastri del nuovo piano strategico di Iren da 10,4 miliardi di euro, con cui la multiutility di Torino mira a rispondere a quelli che, secondo i suoi manager, sono i fabbisogni strutturali del sistema italiano: ridurre le perdite del servizio idrico, limitare le interruzioni della distribuzione di energia elettrica e aumentare la capacità dei termovalorizzatori.

Metà degli investimenti per le infrastrutture strategiche

Metà degli investimenti complessivi è dedicato a queste tre infrastrutture strategiche. La fetta più consistente, 4,4 miliardi, è destinata alle reti, dall’acqua all’elettricità al gas. Il servizio idrico integrato del Paese, notano i manager, perde 3,4 miliardi di metri cubi di acqua ogni anno, equivalente al fabbisogno di 43 milioni di persone. Iren mette in campo 2,4 miliardi per sostituire 1.700 chilometri di rete e ridurre così le perdite della propria infrastruttura del 17%.

Altri 1,4 miliardi serviranno per rendere più resiliente la rete elettrica e incrementare la potenza disponibile grazie a nuove cabine primarie. Chiudono il cerchio i 600 milioni per migliorare la sicurezza e la digitalizzazione dell’infrastruttura gas.

Quattro nuovi termovalorizzatori

Il secondo capitolo, il riciclo. La business unit ambiente investirà 2,2 miliardi per la chiusura del ciclo dei rifiuti e il recupero energetico: di questi, poco più di un miliardo verrà impiegata per la costruzione di quattro nuovi termovalorizzatori che, con una capacità aggiuntiva di 1,1 milioni di tonnellate, raddoppieranno la capacità di smaltimento annua del gruppo.

Terza l’energia, a cui sono assegnati 2,2 miliardi, principalmente per il teleriscaldamento e gli impianti di generazione ritenuti “strategici”. Tra questi spicca l’idroelettrico, con quasi 650 milioni. Per le altre rinnovabili sono stanziati appena 70 milioni, “esclusivamente” per completare i progetti fotovoltaici già autorizzati.

“Osserviamo il mercato per cogliere eventuali opportunità di crescita, anche per i servizi di bilanciamento e le batterie”, spiega il presidente esecutivo Luca Dal Fabbro. “Ma la concorrenza, soprattutto nelle aste Fer X, è elevata (e comprime i prezzi, ndr.), per cui valuteremo solo alternative che rispecchiano i nostri obiettivi di redditività”.

Confermata la politica sui dividendi

Le attività core appena analizzate valgono l’80% del piano. Il restante è indirizzato a mantenere la base clienti e ampliare la propria offerta commerciale (800 milioni), oltre che alle necessità del gruppo (800 milioni). Così articolato, il piano punta a sostenere la crescita dell’azienda, che in termini finanziari si traduce in un incremento medio annuo del margine operativo lordo del 4%, sia al 2030 (a quasi 1,6 miliardi) sia al 2035, raggiungendo circa 1,95 miliardi. Ancora, le previsioni proiettano l’utile netto dai 301 milioni del 2025 a circa 550 milioni a fine piano. Nessuna novità sulla politica dei dividendi, confermata in crescita dell’8% fino al 2027 e del 6% dal 2028 al 2030.

Al vaglio piccole operazioni sul mercato

Nel complesso, i manager sottolineano “l’elevata visibilità dei ritorni”, dovuta anche al peso delle attività regolate e semi-regolate sul totale degli investimenti (oltre il 70%). Il tasso di ritorno sugli investimenti, il Roi, è visto crescere fino al 10% entro il 2035, a fronte di un indebitamento finanziario netto in miglioramento, fino a 2,8 volte il margine lordo. “Questo ci consente di finanziare la crescita organica, sostenere la politica dei dividendi e mantenere flessibilità finanziaria per valutare ulteriori opportunità di sviluppo, soprattutto inorganico”, puntualizza Dal Fabbro.

Qualche anticipazione: “Monitoriamo iniziative che nel complesso potrebbero generare un incremento del margine lordo di circa 100 milioni di euro”. Al vaglio ci sono la partecipazione a gare nel servizio idrico integrato e nella distribuzione del gas, ma anche eventuali acquisizioni di società di piccola o media dimensione nel ciclo idrico e nell’ambiente, o la possibilità di consolidare le partecipazioni nelle società non controllate e ritenute strategiche.

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