Mps, slitta la sentenza a Milano. Prescrizione in vista per Tononi e Viola
di Andrea GrecoIl processo penale sulla contabilizzazione dei crediti Mps sembrava finito stamattina, al tribunale di Milano: e non c’erano repliche dei pm né delle parti. Ma i giudici hanno ugualmente convocato una nuova udienza tra due mesi prima di esprimersi, al 22 dicembre, senza fornire spiegazioni. E per quella data, quale che sarà la loro sentenza, anche l’ultimo reato di falso in bilancio sarà prescritto. Il 29 ottobre, tra poche ore, va in prescrizione il falso in bilancio relativo alla semestrale chiusa il 30 giugno 2016. Erano imputati l’ex ad Fabrizio Viola, l’ex presidente Massimo Tononi (oggi presidente di Banco Bpm), l’ex presidente Alessandro Profumo e l’ex dirigente preposto al bilancio, Arturo Betunio. Le pene per il reato di falso in bilancio vanno da sei a otto anni di reclusione. Il reato era relativo alla semestrale contabile chiusa oltre 10 anni fa.
Il processo penale sulla contabilizzazione dei crediti Mps sembrava finito stamattina, al tribunale di Milano: e non c’erano repliche dei pm né delle parti. Ma i giudici hanno ugualmente convocato una nuova udienza tra due mesi prima di esprimersi, al 22 dicembre, senza fornire spiegazioni. E per quella data, quale che sarà la loro sentenza, anche l’ultimo reato di falso in bilancio sarà prescritto. Il 29 ottobre, tra poche ore, va in prescrizione il falso in bilancio relativo alla semestrale chiusa il 30 giugno 2016. Erano imputati l’ex ad Fabrizio Viola, l’ex presidente Massimo Tononi (oggi presidente di Banco Bpm), l’ex presidente Alessandro Profumo e l’ex dirigente preposto al bilancio, Arturo Betunio. Le pene per il reato di falso in bilancio vanno da sei a otto anni di reclusione. Il reato era relativo alla semestrale contabile chiusa oltre 10 anni fa.
Le accuse dei pm erano basate sulla perizia Chiaruttini-Minetto, che ha esaminato circa 100 crediti della banca senese dell’epoca, riscontrando 240 milioni di euro di appostamenti irregolari, nel senso che la banca aveva sottostimato le riserve a fronte di quelle posizioni. Le criticità nella riservazione potevano essere molte di più, dato che la Bce, quando due anni prima eseguì i test di ingresso all’Unione bancaria europea, costrinse la banca senese a riclassificare come sofferenze oltre 5 miliardi di crediti allora in bonis.
Ma nemmeno quei 240 milioni rileveranno più, a questo punto: né per il reato bilancistico né per quello di manipolazione informativa, per cui la somma non è rilevante dato che il bilancio Mps ha attività per un centinaio di miliardi di euro. Secondo alcuni pareri, anche il terzo reto contestato, di falso in prospetto, potrebbe prescriversi: ma deciderà il giudice, il 22 dicembre.