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Slitta il tetto al gas: “Verifiche con l’Ue”. I dubbi dagli operatori

(reuters)

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Il meccanismo che taglia le bollette entra in Consiglio dei ministri ma poi viene rinviato, mentre il prezzo del metano sfonda i 100 euro. Dietro la necessità di “verifiche tecniche” spunta un contributo a carico delle aziende
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ROMA – Il tetto al prezzo del gas, l’attesa misura per tagliare le bollette elettriche di imprese e famiglie italiane, ha bisogno di più tempo. Ieri era comparso nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri dedicato alla manovra. E il responsabile dell’Energia Pichetto Fratin aveva in effetti iniziato a illustrarlo ai colleghi. Sentito di alcuni elementi ancora da definire, però, la premier Meloni ha deciso di rinviare il decreto. «Non ci sono problemi di coperture né con la Commissione – ha detto poi in conferenza stampa – verifiche tecniche ci hanno consigliato di farlo slittare di qualche giorno, al prossimo Consiglio». Dietro alla decisione però restano nodi rilevanti, sia nel meccanismo, reso assai complesso dalle condizioni poste da Bruxelles, sia nella copertura, che nell’ultima ipotesi dovrebbe essere in parte garantita dalle società energetiche. Per nulla entusiaste di devolvere alla causa un altro contributo, oltre a quello previsto in manovra.

ROMA – Il tetto al prezzo del gas, l’attesa misura per tagliare le bollette elettriche di imprese e famiglie italiane, ha bisogno di più tempo. Ieri era comparso nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri dedicato alla manovra. E il responsabile dell’Energia Pichetto Fratin aveva in effetti iniziato a illustrarlo ai colleghi. Sentito di alcuni elementi ancora da definire, però, la premier Meloni ha deciso di rinviare il decreto. «Non ci sono problemi di coperture né con la Commissione – ha detto poi in conferenza stampa – verifiche tecniche ci hanno consigliato di farlo slittare di qualche giorno, al prossimo Consiglio». Dietro alla decisione però restano nodi rilevanti, sia nel meccanismo, reso assai complesso dalle condizioni poste da Bruxelles, sia nella copertura, che nell’ultima ipotesi dovrebbe essere in parte garantita dalle società energetiche. Per nulla entusiaste di devolvere alla causa un altro contributo, oltre a quello previsto in manovra.

Gas ed elettricità, emergenza prezzi

Il rallentamento sulla strada di una misura urgente, che il governo si è impegnato ad avviare a gennaio, arriva mentre i prezzi dell’energia continuano a salire a livelli da allarme rosso. Ieri il gas all’ingrosso in Europa ha sfondato i 100 euro al megawattora, il massimo dalla grande crisi del metano russo e il triplo rispetto ai valori precedenti alla guerra in Medio Oriente. Mentre l’elettricità in Italia è arrivata a 278 euro, anche qui ai massimi da anni. Il tetto su cui il governo ha trovato un’intesa preliminare con Bruxelles limiterebbe a 59 euro il costo del gas pagato dalle centrali termoelettriche italiane, abbassando così il prezzo dell’energia che producono – riferimento per l’intero mercato – e a cascata le bollette di circa il 10%.

Chi paga per il tetto

L’inghippo: chi paga? In teoria, come per il tetto spagnolo del 2022 e secondo le indicazioni della Commissione, dovrebbero pagare “a valle” gli stessi utenti che beneficiano della riduzione, subendo un aggravio degli oneri fiscali in bolletta, comunque inferiore al risparmio che otterrebbero sulla componente energia. Si tratterebbe solo dei consumatori che hanno tariffe variabili, cioè legate al prezzo all’ingrosso e funestate dai rincari, per salvaguardare quelli che invece si sono protetti con una tariffa fissa. Nelle ultime ore però si è fatta strada un’ipotesi diversa, confermata ieri dallo stesso Pichetto: solo una parte del costo della misura finirebbe nelle bollette, mentre un’altra dovrebbe essere assorbita dalle stesse società energetiche.

Società energetiche in contropiede

La novità inattesa, che renderebbe più consistente il risparmio per imprese e famiglie, ha fatto saltare sulla sedia i dirigenti del settore. Questo contributo, che potrebbe valere diverse centinaia di milioni, si aggiungerebbe all’aggravio Irap da un miliardo che il “vecchio” decreto Bollette ha introdotto per il 2026 e il 2027, e dalla sua estensione fino al 2029 appena decisa per finanziare la legge di Bilancio, che Meloni ha quantificato in 700 milioni. Nei giorni scorsi l’associazione di settore Elettricità Futura si è opposta all’aggravio fiscale e ha esposto varie cautele sul tetto, che per quanto temporaneo - massimo un anno e mezzo - impatterebbe sui profitti.

Tempi stretti

Questo tetto è ora rinviato a cdm da destinarsi, e pare ancora lontano dalla quadra. Ma per farlo davvero scattare a gennaio, in un inverno dell’energia che si annuncia carissimo, il tempo stringe. Scritta la norma e sciolto il nodo coperture, l’Arera dovrà mettere a punto un delicato meccanismo che eviti distorsioni del mercato europeo, altro paletto di Bruxelles. Se da noi il prezzo scendesse sotto quello dei vicini infatti l’energia inizierebbe ad essere esportata, e la misura finirebbe per sussidiare consumatori di altri Paesi e penalizzare i loro produttori. Andranno quindi previsti meccanismi di stop, che però potrebbero limitare i benefici per gli utenti.

Intanto, sull’altro fronte caldo del gasolio il governo ha reintrodotto da ieri fino al 7 novembre il taglio delle accise. La riduzione, finanziata con l’extra gettito Iva raccolto a settembre, vale meno di 5 centesimi al litro. Irrilevante, protestano in coro le associazioni dei consumatori.

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