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Più grandi, ma non più innovative: le imprese italiane giocano in difesa

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Il nuovo censimento Istat su un milione di aziende di industria e servizi mostra una dimensione media in crescita, a quasi 14 addetti. Il nostro tessuto di imprese familiari ha retto agli shock e rafforzato li patrimonio, ma nell’era dell’IA la propensione a investire in ricerca e nuove tecnologie mostra un calo preoccupante
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ROMA – Più grandi e con bilanci più solidi. Ma ancora più familiari che in passato. E concentrate sulla difesa della propria posizione competitiva, piuttosto che sull’innovazione. E’ la fotografia – in chiaroscuro – delle imprese italiane che emerge dal nuovo censimento permanente dell’Istat per il 2025, i cui primi risultati sono stati presentati mercoledì. Una ricognizione a tutto tondo condotta ogni tre anni, quindi in grado di raccontare come oltre un milione di aziende di industria e servizi con almeno tre addetti, la fetta preponderante del nostro sistema produttivo, stia evolvendo in questa nuova era di crescente disordine globale e shock a ripetizione.

Le imprese sono più gran…

ROMA – Più grandi e con bilanci più solidi. Ma ancora più familiari che in passato. E concentrate sulla difesa della propria posizione competitiva, piuttosto che sull’innovazione. E’ la fotografia – in chiaroscuro – delle imprese italiane che emerge dal nuovo censimento permanente dell’Istat per il 2025, i cui primi risultati sono stati presentati mercoledì. Una ricognizione a tutto tondo condotta ogni tre anni, quindi in grado di raccontare come oltre un milione di aziende di industria e servizi con almeno tre addetti, la fetta preponderante del nostro sistema produttivo, stia evolvendo in questa nuova era di crescente disordine globale e shock a ripetizione.

Le imprese sono più grandi

L’indiscutibile buona notizia è che le imprese italiane, storicamente affette da un nanismo che ostacola investimenti e produttività, stanno nel complesso crescendo di dimensione. Tra il 2018 e il 2024 il numero complessivo di aziende è diminuito leggermente, di 14mila unità, mentre i loro addetti sono cresciuti di oltre 1,5 milioni. Il risultato è che la dimensione media è passata dai 12 addetti del 2018 ai 12,6 del 2021 fino ai 13,8 del 2024, quindi con un ritmo di incremento raddoppiato nel triennio più recente. A calare, sia in senso assoluto (-43 mila unità) che per occupati (-116 mila), sono le microimprese tra 3 e 9 addetti, mentre aumentano tutte le altre classi, le piccole (tra 10 e 49), le medie (50-249) e le grandi (oltre i 250). Va comunque tenuto presente che le micro rappresentano ancora il 76% del totale delle aziende considerate, valore che sale all’87% allargando alle piccole, e che in queste due categorie dimensionali lavorano oltre il 50% degli addetti italiani. Una geografia del sistema produttivo che resta quindi centrata sui piccoli (non sempre belli) e che rispetto agli altri grandi paesi europei rappresenta una macroscopica anomalia.

Il boom delle costruzioni, il recupero del turismo

La crescita dimensionale è trasversale a tutti i settori, così come – specie in questi ultimi anni di aumento dell’occupazione – la crescita assoluta degli addetti. In termini relativi però a spiccare sono soprattutto la forte espansione delle aziende delle costruzioni, effetto diretto dei cantieri del Superbonus e del Pnrr, che tra il 2018 e il 2024 hanno visto la loro incidenza sul totale degli occupati passare dal 7 all’8,6%, quasi un milione e 200 mila persone. Così come è evidente nei dati la grande ripresa delle attività di alloggio e ristorazione e di quelle ricreative, che hanno recuperato e poi superato i livelli pre pandemia, e oggi registrano oltre un milione e mezzo di addetti. Questo conferma che buona parte della crescita italiana degli ultimi anni si è concentrata in settori ad alta intensità di manodopera e basso valore aggiunto. Anche le imprese più “alla frontiera”, quelle attive nei servizi Ict o nelle attività scientifiche e professionali vedono la loro quota sul totale degli addetti crescere, un segnale positivo, ma restano una minoranza.

Affari di famiglia

Un dato in controtendenza rispetto all’aumento dimensionale è quello che riguarda la struttura proprietaria. Sono infatti 850mila, l’84,6% del totale, le imprese che risultano controllate da una singola persona fisica o da una famiglia, un valore cresciuto di oltre 9 punti tra il 2018 e il 2025. L’incidenza delle imprese familiari cresce al diminuire delle dimensioni, e raggiunge punte del 90% in settori come il tessile e la ristorazione. Le imprese familiari – o almeno quelle che hanno retto - hanno rivelato dei pregi negli ultimi difficili anni, sono state flessibili di fronte alle crisi, capaci di rafforzare la propria struttura patrimoniale (finanziarsi, di fatto, non è più tra i problemi chiave delle aziende italiane) e anche la redditività. Ma hanno anche ben dimostrati limiti nell’attitudine e nella capacità di investire. Uno dei dato meno confortanti rivela che appena l’1,6% di queste imprese ha una gestione affidata a dei manager esterni alla famiglia.

Il salto che manca

Tutto questo si lega al salto che, stando ai dati censimento, il sistema produttivo italiano non sembra ancora in grado di fare: quello verso una maggiore innovazione e quindi una maggiore produttività e salari più alti, che risultano invece in stallo ormai da decenni. Qui le evidenze sono molte. Il principale obiettivo strategico indicato dalle aziende, addirittura l’83% del totale, è “difendere la propria posizione competitiva”, molto più di “crescere” – in Italia o all’estero – o “aumentare gli investimenti”. La percezione del capitale umano come leva competitiva diminuisce. E diminuisce anche, per tutte le categorie dimensionali, la quota di imprese impegnate in attività di innovazione, solo del 37,3%, sebbene si alzi al crescere dell’impresa. Per quanto riguarda la frontiera degli algoritmi, solo il 16,5% delle imprese con almeno tre addetti e solo il 23% di quelle sopra i dieci hanno adottato un’applicazione di Intelligenza artificiale, siamo già indietro rispetto agli altri Paesi europei.

Su tutti questi ritardi pesa, ancora una volta, la struttura del tessuto economico dominata da piccole imprese familiari. Anche se il censimento sembra suggerire un correttivo complementare rispetto alla crescita dimensionale, il rafforzamento delle filiere: le imprese, anche piccole, che hanno relazioni produttive con altre aziende, sono significativamente più predisposte a progetti di innovazione e ad adottare soluzioni di IA.

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