A Ita Airways 226 esuberi tra piloti, assistenti di volo e personale di terra: pesa anche l’IA
di Aldo FontanarosaROMA – Ita Airways si prepara a ridurre il personale. La compagnia aerea nazionale, controllata dal gruppo Lufthansa per il 41% delle azioni, comunica sia al ministero del Lavoro sia ai sindacati l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo per 226 lavoratrici e lavoratori.
La mossa – che coinvolge il personale di volo e quello di terra – viene giustificata con le guerre, il caro cherosene, la “brusca” contrazione nelle vendite dei biglietti, ma anche con la trasformazione tecnologica dettata dall’IA. In un simile quadro, i costi saranno ridotti.
Al 15 ottobre 2026, il vettore azzurro conta 5.269 dipendenti. I 226 esuberi, dunque, rappresentano il 4,3% dell’organico complessivo.
Anche 10 piloti
Più in dettaglio la procedura – avviata in base alla legge 223 del 1991 – riguarda 10 piloti, 90 assistenti di volo e 126 addetti di terra. L’apertura della procedura, attenzione, non significa che queste persone siano state già licenziate.
Il numero effettivo dei lavoratori che lasceranno Ita, i criteri di scelta e le eventuali alternative saranno oggetto del confronto con i sindacati.
I tempi, però, sono stringenti e gli esuberi sono classificati come “strutturali” e non come temporanei. La compagnia avverte che il primo gruppo di lavoratori potrebbe ricevere la lettera di licenziamento già entro il 30 dicembre 2026. La missiva parla di “intimazione dei recessi”. In caso di accordo con i sindacati, la procedura potrà restare aperta per un secondo gruppo fino al 30 dicembre 2027.
Il nodo incentivi
Il vettore, peraltro, non prevede incentivi economici aggiuntivi rispetto a quelli che stabiliscono la legge e i contratti collettivi di categoria. Saranno i sindacati a chiedere – si immagina – scivoli incentivati dentro un negoziato non semplice.
Per spiegare le proprie difficoltà, Ita cita prima di tutto il costo del carburante. Il vettore ricorda che il jet fuel è passato da 670 a 1.700 dollari per tonnellata. La dinamica è effetto della guerra in Ucraina (“tutt’ora in corso oltre ogni più pessimistica previsione”) e soprattutto di quella mediorientale, con le difficoltà lungo Hormuz ela “distruzione di raffinerie” nel Golfo.
A luglio si è temuta finanche una carenza di carburante “che avrebbe inciso in modo drammatico sull’operatività di tutti i vettori del settore”.
I conflitti hanno costretto Ita a modificare alcune rotte allungando i tempi di volo, con un aumento conseguente dei consumi. In questo scenario, la domanda dei biglietti si è contratta “in modo brusco” avendo le persone preferito “scelte percepite come meno rischiose”, per spostarsi.
I motori difettosi
Problemi si registrano anche sul fronte degli aeromobili. I difetti sui motori Pratt & Whitney hanno costretto a terra alcuni velivoli di nuova generazione mentre il costruttore Airbus ha rinviato svariate consegne (per un “backlog produttivo”).
Alla fine, la compagnia ha in campo – e nei cieli – una flotta operativa più piccola del previsto. Dunque ha rallentato i piani di espansione sui collegamenti intercontinentali, decisivi per la salute dei conti visto il predominio delle low cost sul corto e medio raggio.
La competizione, in tutto questo, cresce di continuo. L'eventuale ampliamento dei “diritti di quinta libertà” nell'aeroporto di Milano Malpensa permetterà a vettori stranieri, a determinate condizioni, di trasportare ulteriori passeggeri tra l'Italia e altri Paesi nell'ambito di collegamenti internazionali.
Ita parla – delusa – di un potenziale ritorno a una “insensata concorrenza” tra scali italiani lasciando intendere che la crescita di Malpensa può penalizzare Fiumicino e, a cascata, chi ci lavora.
L’intelligenza agentica
Ma la lettera del vettore allude anche alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale. Pur senza ricorrere a un uso “indiscriminato”, queste due leve cambieranno il modo di lavorare. Parte delle attività amministrative e organizzative saranno automatizzate, e alcune duplicazioni eliminate anche attraverso l’utilizzo di strutture di Lufthansa. Il processo di integrazione con la casa madre tedesca si chiama “Aurora”.
A proposito di IA, la lettera di Ita cita quella agentica capace di gestire alcuni compiti in modo autosufficiente. Per sfruttare al meglio la nuova tecnologia, la compagnia prevede di assumere figure altamente specializzate – oltre che nell’avionica – nell’automazione e nel machine learning.
Questi professionisti vanno trovati sul mercato e all’esterno. Non sempre gli attuali dipendenti possono acquisire competenze così avanzate, attraverso percorsi di formazione o riqualificazione.
I percorsi formativi
Per chi resterà in azienda, formazione e riqualificazione ci saranno. L’azienda presenterà ai sindacati un “articolato piano formativo” che permetterà di “ricollocare internamente, anche tra reparti diversi, una parte significativa del personale”.
Si legge ancora nella lettera che Ita “sta avviando, in parallelo alla presente procedura, un confronto con i sindacati” per massimizzare “i processi formativi al fine di attuare il più alto reimpiego del personale tramite l’acquisizione di skills compatibili con i nuovi processi”.
Servirà qualcosa in più – per andare molto sul concreto – anche nel rapporto con il passeggero. Il vettore sottolinea la necessità di “modificare l’approccio del personale di cabina” mettendo più “al centro” il cliente. Tutto questo, “nella peculiarità della componente Made in Italy” come “elemento distintivo che rende unica l’offerta di Ita”.
Ci sarà tanta formazione, certo. Ma “è evidente sin da subito – precisa la lettera – che non sarà comunque possibile il recupero delle eccedenze” di personale.