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Bce, Lagarde lascerà il 7 febbraio. La presidente verso il World Economic Forum

(afp)
Per la successione in prima fila Klaus Knot e Pablo Hernandez de Cos. Intanto la Francia guarda alla Banca Centrale come possibile scudo alla tempesta sui mercati
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BERLINO – L'annuncio é arrivato a poche ore dalla consueta conferenza stampa post riunione del consiglio direttivo della Bce in cui sarebbe stata subissata di domande sulle indiscrezioni uscite finora. E dunque la presidente della Bce Christine Lagarde ha preferito far sapere ufficialmente che lascerà anzitempo il suo incarico, il 7 febbraio. Peraltro, in un momento complicato, per la Banca centrale europea. “Lascio questa istituzione con un senso di buon lavoro fatto e una Bce pronta per il futuro", ha commento in un video pubblicato sui social, definendo l'istituto una "roccia".

Sul suo possibile successore si sono cristallizzati due nomi, nella ridda degli ultimi mesi: gli ex governatori delle banche centrali olandese e spagnola, Klaus Knot e Pablo Hernandez de Cos.

Ma la Bce naviga nella tempesta e oggi dovrà comunicare una decisione non facile. É stretta tra Scilla e Cariddi: d'un lato l'inflazione testarda suggerirebbe di alzare i tassi di interesse. D'altro lato le enormi tensioni registrate sul debito della Francia, che ha subito nelle ultime settimane un'impennata dei tassi di interesse, obbligherà probabilmente i guardiani dell'euro a lasciare il costo del denaro invariato per non aggravare ulteriormente le pressioni sugli oat francesi.

Verso il World Economic Forum

Lagarde é francese e si vociferava potesse lasciare prima per impegnarsi nella politica del suo Paese nel difficile anno delle elezioni presidenziali. Ma é probabile che accetti invece l'incarico di presidente del World Economic Forum e succeda al fondatore, Klaus Schwab.

Qualche analista comincia a chiedersi intanto se la Francia non avrà bisogno di un intervento della Bce sui tassi, un'operazione di acquisto dei bond sovrani che calmi i mercati. Durante la grande crisi finanziaria la Bce guidata da Mario Draghi varò nel 2012 un piano di acquisti di bond in cambio di programmi di aggiustamento dei conti che sarebbe dovuto essere eventualmente concordato con il Paese colpito da ondate di sfiducia. Ma allora bastarono tre parole del presidente italiano della Bce per calmare i mercati, "whatever it takes". E quel piano rimase sempre nel cassetto, grazie all'autorevolezza di Draghi, all'autonomia della Bce e alla consapevolezza che gli eventuali Paesi sotto tiro avrebbero accettato risanamenti, dopo la scioccante esperienza della crisi dell'euro.

Oggi il quadro è molto diverso: il presidente uscente Emmanuel Macron é a fine mandato e non avrebbe la forza di imporre piani drastici di aggiustamento dei conti. E uno dei due candidati che potrebbe vincere il primo turno delle presidenziali, Jean-Luc Melenchon, ha già proposto di "bruciare" il debito pubblico in eccesso. La questione é se Lagarde potrà convincere i mercati a non abbandonare i titoli francesi con le sole parole, confidando sul vecchio adagio dei mercati che non si scommette mai contro una banca centrale.

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