Mps al voto sul piano Lovaglio. Intesa a un passo dal successo
Giovanni PonsMilano – Esito già scritto per l’assemblea straordinaria del Monte dei Paschi di Siena che va in scena oggi. Ìl piano di difesa elaborato dall’ad del Monte Luigi Lovaglio per contrastare l’Opas annunciata a inizio giugno da Intesa Sanpaolo – che ieri ha annunciato di aver ricevuto tutte le autorizzazioni dalle autorità estere - non ha possibilità di essere approvato. Nello specifico i punti riguardanti le due Ops che Mps avrebbe voluto lanciare sul Banco Bpm e su Banca Generali, e quello sulla distribuzione di un maxi dividendo da 4 miliardi di euro, verranno bocciati da più di un terzo del capitale presente in assemblea. Hanno infatti già dichiarato che voteranno contro il piano Lovaglio sia il primo azionista Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio), con il 17,6% del capitale, sia il secondo socio, gruppo Caltagirone con il 13,5%, ma anche Norges Bank con il 3,5%, la Edizione holding della famiglia Benetton con l’1,45%, Goldstone (1-2%), Praude (0,7%), Fondaco (0,4%), a cu…
Milano – Esito già scritto per l’assemblea straordinaria del Monte dei Paschi di Siena che va in scena oggi. Ìl piano di difesa elaborato dall’ad del Monte Luigi Lovaglio per contrastare l’Opas annunciata a inizio giugno da Intesa Sanpaolo – che ieri ha annunciato di aver ricevuto tutte le autorizzazioni dalle autorità estere - non ha possibilità di essere approvato. Nello specifico i punti riguardanti le due Ops che Mps avrebbe voluto lanciare sul Banco Bpm e su Banca Generali, e quello sulla distribuzione di un maxi dividendo da 4 miliardi di euro, verranno bocciati da più di un terzo del capitale presente in assemblea. Hanno infatti già dichiarato che voteranno contro il piano Lovaglio sia il primo azionista Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio), con il 17,6% del capitale, sia il secondo socio, gruppo Caltagirone con il 13,5%, ma anche Norges Bank con il 3,5%, la Edizione holding della famiglia Benetton con l’1,45%, Goldstone (1-2%), Praude (0,7%), Fondaco (0,4%), a cui potrebbero allinearsi la gran parte degli investitori istituzionali per effetto delle raccomandazioni dei proxy advisor Iss e Glass Lewis.
Poiché il capitale presente in assemblea, secondo le ultime rilevazioni, sarà poco meno del 70%, non essendo presenti nè il Tesoro con il 4,9%, nè il Banco Bpm con il 3,7%, i voti contrari saranno ben oltre il terzo dei presenti. A votare sicuramente a favore del piano di difesa di Lovaglio ci sarà la Fondazione Mps che ritiene il piano in grado di «preservare l’indipendenza strategica, l’integrità e l’identità di Mps».
L’unica incertezza che rimane riguarda il punto dell’assemblea che riguarda la fusione e scissione di Mediobanca, che Intesa non ha indicato come dirimente per non ritirare la sua offerta. Anche in questo caso sarà determinante l’orientamento di Delfin, visto che Caltagirone e Norges hanno già annunciato voto contrario. E a quanto risulta a Repubblica Delfin sarebbe intenzionata a seguire gli auspici di Intesa votando contro o astenendosi, facendo così naufragare anche tutto l’iter che aveva portato Mps a conquistare Mediobanca e che era sempre stato sostenuto dalla holding della famiglia Del Vecchio.
L’aut aut posto da Intesa lo scorso 3 ottobre ha fatto sì che gli azionisti debbano decidere ora, in questa assemblea, se sposare o meno l’Opas annunciata da Carlo Messina. Scegliendo Intesa si indebolisce la possibilità di un nuovo rilancio sul prezzo, oltre i 25 centesimi già concessi per cassa. I fondi potrebbero però aspettare fino all’ultimo per consegnare le loro azioni all’Opas e dal livello finale delle adesioni dipenderà l’entità di una eventuale Opa residuale.
Quanto a Mediobanca, se non verrà fusa e scissa ma resterà ancora per qualche tempo nell’attuale configurazione di società autonoma e quotata, bisognerà vedere quali saranno le intenzioni future di Intesa. Per toglierla dal mercato occorrerà un’altra Opa o un’altra fusione per incorporazione.
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