Snam
lungo le reti
dell’energia
italiana
In collaborazione con Snam
In collaborazione con Snam
Dai primi metanodotti della ricostruzione alla diversificazione degli approvvigionamenti dopo la crisi ucraina. La storia di un’infrastruttura strategica per lo sviluppo del Paese, oggi chiamata a garantire sicurezza energetica e ad accompagnare la trasformazione del sistema. L’ad Agostino Scornajenchi guarda al centenario con un piano di investimenti da 14 miliardi di euro al
di Vito De Ceglia
L’energia è un patto tra chi non c’è più e chi non c’è ancora, gestito da chi c’è adesso"
Agostino Scornajenchi Amministratore Delegato Snam
L’Italia del 1941 doveva ancora diventare una potenza industriale. Il gas naturale
giaceva inutilizzato nel sottosuolo, il carbone alimentava gran parte delle fabbriche e milioni di
famiglie si riscaldavano con la legna. È in questo scenario che nasce Snam, Società Nazionale
Metanodotti, con l’obiettivo di costruire una rete capace di trasportare il metano che si iniziava ad
estrarre dai luoghi di produzione alle industrie e al resto del Paese.
Ottantacinque anni dopo, quella rete attraversa un’Italia profondamente diversa: collega i grandi centri
produttivi, riceve gas da più continenti e contribuisce a garantire la continuità delle forniture anche
quando guerre e crisi internazionali sconvolgono i mercati energetici.
In mezzo c’è una storia industriale che racconta molto più dell’evoluzione di un’azienda. Racconta come
la disponibilità di energia abbia accompagnato la ricostruzione, il miracolo economico, la crescita dei
distretti manifatturieri e il miglioramento delle condizioni di vita. E come le infrastrutture costruite
per rispondere ai bisogni di un’epoca siano diventate decisive per affrontare quelli delle successive.
La trasformazione comincia nel dopoguerra, con le scoperte di metano nella Pianura Padana. Le fabbriche hanno bisogno di energia per alimentare forni e processi produttivi. Il gas è una fonte continua, regolabile e meno inquinante del carbone. Ma per utilizzarlo occorre portarlo dai giacimenti ai luoghi di consumo.
Il 30 ottobre 1941 L’Ente Nazionale Metano, costituito nel 1940, fonda con Agip, Regie Terme di Salsomaggiore e Surgi la Società Nazionale Metanodotti (Snam), incaricata di costruire e gestire i metanodotti e di distribuire e vendere il gas. Le scoperte di Caviaga e Cortemaggiore, tra il 1944 e il 1949, accelerano lo sviluppo della rete: 257 km nel 1948, oltre 700 nel 1950 e 2.000 nel 1952.
Il 28 aprile 1945 Enrico Mattei viene nominato commissario straordinario dell’Agip per liquidarla, ma ne rovescia il destino. Punta sui giacimenti della Pianura Padana e sulla rete dei metanodotti, ponendo le basi della metanizzazione nazionale e del boom economico. Gli accordi con i Paesi produttori di Medio Oriente e Africa sfidano l’oligopolio delle multinazionali e aprono nuovi modelli di cooperazione internazionale.
La rete del gas assume una dimensione nazionale. Negli anni della forte emigrazione verso il Nord, i quotidiani indicano il metano come leva per lo sviluppo industriale del Sud e il riscatto del Mezzogiorno. Mattei annuncia in TV che, grazie al gas, il Sud «cessa definitivamente di essere una regione svantaggiata». Nel 1961 la produzione raggiunge 6,5 miliardi di metri cubi, 18 milioni al giorno: più dell’intero 1945.
Con il Centro di Dispacciamento di San Donato Milanese, l’Italia si dota di un autentico “cervello elettronico” dell’energia. Una regia centralizzata coordina in tempo reale i flussi di gas lungo la penisola, controlla l’integrità degli asset e assicura forniture sicure, efficienti e affidabili. Nel 1965, intanto, la rete raggiunge 5.500 km e trasporta 7,7 miliardi di metri cubi di gas. Poco dopo l’Italia compie il salto internazionale con storici contratti di importazione con Libia, Unione Sovietica (1969) e Olanda (1970), ampliando e diversificando le rotte di approvvigionamento.
Costruito nel 1971 nel Golfo della Spezia, Panigaglia è il primo rigassificatore italiano e uno dei primi in Europa, riferimento internazionale per ingegneria, integrazione paesaggistica e logistica del GNL. Negli stessi anni il gas siberiano raggiunge Sergnano attraverso il primo gasdotto russo; nel 1974 entra in esercizio anche il collegamento per il gas olandese di Groningen.
La guerra del Kippur innesca lo shock petrolifero del 1973, mentre l’Italia dipende dal greggio per oltre il 70% del fabbisogno. Nell’era dell’austerity, tra domeniche a piedi e targhe alterne, le infrastrutture del metano attenuano l’impatto: dal 1969 al 1973 i comuni serviti salgono da 200 a oltre 1.000. La rete raggiunge 15.500 km e trasporta 27,5 miliardi di metri cubi di gas.
Nel 1983 Snam completa il Transmed, oltre 2.400 chilometri di ingegneria d’avanguardia. Il “gasdotto dei record” attraversa il Canale di Sicilia, posato fino a 610 metri sotto il livello del mare, e porta il metano algerino fino alla Lombardia. Negli anni Ottanta la rete sale a 23.110 km, con 47,2 miliardi di metri cubi trasportati.
Nel 2000 l’Italia recepisce la direttiva europea sul mercato del gas, separando la rete di trasporto dalle attività di vendita e aprendo la strada all’autonomia societaria e al mercato dei capitali. Il 6 dicembre 2001 Snam fa il suo debutto a Piazza Affari: l’Offerta Pubblica di Vendita raccoglie una domanda superiore all’offerta e consolida il profilo della società come infrastruttura strategica e leader europeo.
Il 15 ottobre 2012 Cassa Depositi e Prestiti acquisisce da Eni il 30% di Snam. L’operazione ridisegna l’assetto energetico nazionale e sancisce la separazione proprietaria del gruppo, che esce dalla direzione di Eni per affermarsi come operatore infrastrutturale completamente indipendente sotto l’egida dello Stato.
Il 7 novembre 2016 la focalizzazione su trasporto e stoccaggio compie un altro passo. Con la separazione da Italgas, trasporto nazionale e distribuzione cittadina passano a soggetti distinti, completando la moderna struttura societaria.
Nel 2020 entra in funzione la Trans Adriatic Pipeline (TAP), che porta il gas azero a Melendugno, in Puglia, diversificando le forniture e riducendo l’esposizione alle tensioni internazionali. Ultimo tassello del Corridoio Meridionale del Gas, il TAP si collega al TANAP al confine greco-turco e attraversa Grecia, Albania e Canale d’Otranto. Si rivelerà essenziale già nel 2022, quando scoppia il conflitto russo ucraino e vengono gradualmente meno i volumi di gas dalla Russia. Anche il GNL, in questo periodo, assume un ruolo decisivo. Snam acquista due navi rigassificatrici, operative a Piombino nel 2023 e a Ravenna nel 2025. Insieme a Panigaglia, Rovigo (su cui Snam passa dal 7 al 30% nel 2024) e Livorno (dal 2026 100% Snam), portano la capacità nazionale di rigassificazione a 28 miliardi di metri cubi l’anno, rafforzando la diversificazione.
Nel 2024 partono i lavori della Linea Adriatica, il maggiore intervento sul trasporto gas degli ultimi 15 anni: tre gasdotti autonomi, 425 chilometri da Sulmona a Minerbio e una centrale di spinta. L’opera aumenterà di 10 miliardi di metri cubi l’anno la capacità sud-nord, collegando ingressi meridionali, rigassificatore di Ravenna e stoccaggi del Centro al polo industriale del Nord. La rete Snam supera oggi 38.000 km in Italia e all’estero. A inizio 2025 il closing per Edison Stoccaggio aggiunge i siti di San Potito e Cotignola, Collalto e Cellino: la capacità cresce di 1 miliardo di m³ e i siti gestiti salgono da 9 a 12, riunendo quasi tutto lo stoccaggio nazionale sotto un’unica regia infrastrutturale integrata con trasporto e rigassificazione.
TRASPORTO DI GAS NATURALE
13 Impianti di Compressione
>33.000 km Rete dei Gasdotti in esercizio
RIGASSIFICAZIONE DI GAS NATURALE LIQUEFATTO (GNL)
5 Impianti di Rigassificazione operativi
STOCCAGGIO DI GAS NATURALE
12 Concessioni operative
PUNTI DI ENTRATA
10 Punti d’ingresso
5 via terra (gasdotti)
5 via mare (terminali gnl)
Fonte: Snam
A costruire questa rete è Snam, che rende il metano disponibile alle fabbriche, contribuendo alla crescita industriale del Paese. Enrico Mattei, dopo il rilancio dell’Agip e prima della fondazione dell’Eni, ne fa uno strumento della politica energetica nazionale. I metanodotti raggiungono grandi aziende come Pirelli, Falck, Montecatini, Dalmine e Fiat, poi i distretti della ceramica, del vetro e dell’alimentare. Le forniture regolari consentono alle imprese di aumentare la produzione e favoriscono lo sviluppo di un tessuto industriale diffuso.
Dai 700 km del 1950 agli attuali circa 38.000: l’espansione della rete
accompagna
lo sviluppo energetico del Paese
700 km lunghezza totale della rete
5.500 km lunghezza totale della rete
9.900 km lunghezza totale della rete
15.500 km lunghezza totale della rete
23.110 km lunghezza totale della rete
29.607 km lunghezza totale della rete
38.000 km lunghezza totale della rete
Fonte: Snam
Con l’estensione della rete, il gas arriva anche nelle case, nelle scuole e negli
ospedali. Alimenta cucine e caldaie, porta acqua calda e riscaldamento. Nel 1950 la rete Snam conta 700
chilometri; dieci anni dopo ne raggiunge 4.600. La metanizzazione si estende progressivamente anche al
Mezzogiorno.
Il successo porta però con sé una sfida ulteriore: più il Paese cresce, più ha bisogno di energia. E
quella prodotta in Italia non basta a soddisfare la domanda.
Per colmare il divario tra produzione e consumi, negli anni Sessanta Snam comincia ad aprire la rete alle importazioni e a sviluppare nuove infrastrutture. Nel 1964, a Cortemaggiore, nel Piacentino, nasce il primo sito di stoccaggio in un giacimento esaurito. Nel 1971 entra in funzione a Panigaglia, nello Spezzino, il primo rigassificatore italiano, che riceve via mare gas naturale liquefatto (Gnl) e lo immette nella rete dopo averlo riportato allo stato gassoso.
La crisi petrolifera del 1973 mostra quanto la dipendenza energetica dall’estero possa rendere vulnerabile l’economia italiana. Diversificare fornitori e rotte diventa una priorità. Ai collegamenti con l’Europa settentrionale e orientale si aggiunge il Transmed, che porta il gas algerino in Sicilia attraverso la Tunisia e il Mediterraneo.
Il confronto 2021-2022-2025 mostra il ridimensionamento dei flussi da Nord e la crescita delle direttrici meridionali e del Gnl
Travisio > Flusso netto in export
Tarvisio
(da Nord Europa)
Mazara
(da Algeria)
P. Gries
(da Nord Europa)
Gela
(da Libia)
LNG
(da oltre 10 Paesi)
Melendugno
(da Azerbaijan)
Produzione nazionale
Fonte: SNAM
Il valore di queste infrastrutture – cui dal 2020 si aggiunge il TAP che porta in Italia il gas azero - emerge nel 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina. L’Italia deve sostituire rapidamente il gas russo, che prima della guerra copriva circa il 40% delle forniture italiane di gas. Può reagire grazie a cinque collegamenti internazionali via gasdotto, tre rigassificatori, oltre 33.000 chilometri di rete e agli stoccaggi sviluppati nei decenni. Oggi il Paese dispone di 13 siti di stoccaggio, 12 dei quali gestiti da Snam, con una capacità complessiva in capo al gruppo di circa 18 miliardi di metri cubi, pari a un sesto di quella dell’intera Unione europea.
«Le crisi geopolitiche degli ultimi anni e la ridefinizione delle rotte internazionali dell’energia hanno dimostrato che la sicurezza degli approvvigionamenti non può mai essere considerata acquisita», osserva l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi.
Alla transizione preferiamo l'integrazione energetica, per garantire sicurezza, sostenibilità e competitività"
Agostino Scornajenchi Amministratore Delegato Snam
In effetti, l’invasione russa dell’Ucraina inverte la direzione prevalente degli approvvigionamenti via gasdotto lungo la penisola. Per decenni le forniture sono arrivate soprattutto da Nord, attraverso i valichi alpini. Ora prevalgono le rotte meridionali, dall’Algeria all’Azerbaigian, mentre aumenta il peso delle importazioni via mare. La quota di Gnl passa dal 13% nel 2021 al 32% nei primi nove mesi del 2026.
Dal 13% degli approvvigionamenti complessivi di gas nel 2021 al 32% nel 2025
Fonte: Snam
Un contributo decisivo arriva dai rigassificatori galleggianti di Piombino (Italis LNG) e Ravenna (BW Singapore), operativi rispettivamente dal 2023 e dal 2025 e che vanno ad aggiungersi ai tre già esistenti. Le due navi riportano il Gnl allo stato gassoso e lo immettono nella rete. Con il loro contributo, la capacità nazionale di rigassificazione raggiunge 28 miliardi di metri cubi annui, più o meno la stessa quantità di metano che l’Italia importava da Mosca prima dell’invasione dell’Ucraina.
Ma il gas arriva sempre più da Sud, mentre i maggiori consumi industriali si concentrano al Nord. Occorre quindi adeguare la rete per trasportare quantità crescenti di metano lungo questa direttrice. È l’obiettivo della Linea Adriatica, il nuovo metanodotto che Snam sta realizzando per aumentare di 10 miliardi di metri cubi annui la capacità di trasporto da Sud verso Nord, facilitando anche il trasferimento del gas proveniente dal rigassificatore di Ravenna.
Fonte: Snam
Nel 2026 la crisi iraniana e le tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo strategico del commercio mondiale di Gnl, mettono di nuovo alla prova la sicurezza energetica italiana. Le difficoltà delle forniture dal Qatar, che nel 2025 coprivano circa il 10% del gas immesso nella rete nazionale, spingono gli operatori a cercare carichi alternativi, soprattutto negli Stati Uniti e nei Paesi africani. Pur sensibile alle oscillazioni dei prezzi internazionali, il sistema può così compensare le interruzioni delle forniture: una capacità di assorbire gli shock che è diretta conseguenza di infrastrutture diversificate e flessibili.
+0
miliardi
di
metri cubi/anno
di capacità Sud-Nord
con la Linea Adriatica
0
mld mc/anno
di capacità di rigassificazione
Fonte: Snam
La prossima trasformazione riguarda le infrastrutture di un sistema energetico sempre più interconnesso. Il Piano strategico 2026-2030 di Snam prevede 14 miliardi di euro di investimenti: 9,2 miliardi per la rete di trasporto del gas, 2,1 per gli stoccaggi e uno per la rigassificazione. Con la crescita delle rinnovabili diventa decisiva la flessibilità delle centrali a gas, capaci di garantire elettricità quando sole e vento non bastano.
2026
2041
Secondo Snam, la domanda italiana di gas resterà intorno ai 60 miliardi di metri cubi annui almeno fino al 2035. A sostenerla saranno i processi industriali difficili da elettrificare, come quelli di siderurgia, ceramica e vetro, e la produzione elettrica necessaria a soddisfare consumi crescenti, dalla climatizzazione ai data center. Intanto, il gruppo investe nelle nuove filiere energetiche: 800 milioni di euro a Ravenna per la cattura e lo stoccaggio – insieme a Eni - della CO2 prodotta dalle industrie energivore, 200 milioni per la dorsale dell’idrogeno e 140 milioni per il biometano. Al 2035 gli investimenti complessivi previsti raggiungono 28 miliardi.
«Troppo spesso nel dibattito pubblico l’energia è stata ridotta a una battaglia di campanile, spesso semplificando qualcosa che semplice non è. E allora noi preferiamo parlare di integrazione energetica, e non di transizione, perché crediamo che la sfida non consista nel sostituire una fonte con un’altra», spiega Scornajenchi. «Consiste semmai nel costruire un sistema nel quale fonti, infrastrutture e tecnologie differenti possano integrarsi, garantendo contemporaneamente sicurezza, sostenibilità e competitività».
Il gas è
l'ultima
linea di difesa
del sistema energetico"
Agostino Scornajenchi Amministratore Delegato Snam
Ottant’anni di trasformazione del mix: dal carbone al petrolio,
dalla crescita del
gas allo sviluppo delle rinnovabili
Fonte: SNAM
In questo quadro, il gas rappresenta «l’ultima linea di difesa del sistema energetico» italiano. La continuità delle forniture richiede però investimenti programmati con largo anticipo, perché le infrastrutture hanno tempi di realizzazione lunghi e devono rispondere a esigenze destinate a cambiare nel corso dei decenni.
«Le grandi trasformazioni cominciano dalla capacità di immaginare ciò che ancora non esiste e dal coraggio di costruirlo. La sicurezza energetica, del resto, non nasce quando arriva un'emergenza, che semmai ne saggia il livello. Si costruisce molti anni prima: il nostro è anche un dovere verso le generazioni future», sottolinea Scornajenchi.
Nel 2041 Snam compirà cent’anni. La prospettiva supera l’orizzonte dei piani industriali e richiama quello che l’amministratore delegato definisce «un patto fra chi non c’è più, chi c’è oggi e chi non è ancora nato».
Una rete di oltre 33mila chilometri deve funzionare senza interruzioni, mentre i
consumi cambiano durante la giornata e le forniture arrivano da rotte differenti. Per Snam significa
controllare costantemente i flussi di gas, mantenere efficienti gli impianti e individuare eventuali
anomalie prima che compromettano il servizio.
Alle competenze dei tecnici si affiancano strumenti di monitoraggio sempre più avanzati. Droni e
satelliti supportano le ispezioni dei metanodotti, soprattutto nelle zone impervie e difficili da
raggiungere. Sistemi intelligenti controllano reti e impianti, mentre l’analisi dei dati consente di
sviluppare la manutenzione predittiva: riconoscere i segnali di un possibile guasto e programmare gli
interventi prima che si verifichi.
La sfida è utilizzare queste tecnologie per rendere più efficace il lavoro di chi gestisce quotidianamente una rete estesa sull’intero territorio nazionale, dalla quale dipende la continuità delle forniture energetiche a industrie, centrali elettriche e famiglie.
Un metanodotto costruito oggi continuerà a funzionare quando molti dei tecnici che lo
hanno progettato saranno andati in pensione. È una caratteristica delle grandi infrastrutture
energetiche: la loro vita operativa attraversa più generazioni e richiede conoscenze che devono essere
conservate, aggiornate e trasmesse nel tempo. Una sfida oggi in capo allo Snam Institute, hub della
formazione tecnica e manageriale del Gruppo.
Negli 85 anni di Snam, la costruzione della rete nazionale ha accompagnato la formazione di competenze
industriali specializzate. Dalle prime condotte in acciaio ad alta pressione agli impianti di
compressione, dagli stoccaggi sotterranei ai terminali di rigassificazione, ogni fase dello sviluppo ha
richiesto nuove professionalità e capacità tecniche.
Oggi a questo patrimonio si aggiungono competenze digitali, analisi dei dati e
conoscenze legate alle nuove filiere energetiche, dalla cattura e stoccaggio della CO2 all’idrogeno. Nel
solo 2025, Snam ha erogato oltre 180.000 ore di formazione (di cui 40.000 su salute, sicurezza e
ambiente), pari a una media di 45 ore per dipendente, coinvolgendo sostanzialmente la totalità della
popolazione aziendale. L’innovazione modifica strumenti e modalità di lavoro, e con i gemelli digitali
degli asset consente al personale di formarsi anche con visori e realtà virtuale, ideali per apprendere
in sicurezza il funzionamento fisico degli impianti e le caratteristiche delle infrastrutture.
La continuità industriale dipende anche da questo passaggio di conoscenze, abilitato da un sistema di
politiche formative molto articolato, che comprende Professional Academies, Centri di Competenza,
Techical Faculty ed Excellence Hub. Strumenti differenti, che servono a consolidare e trasmettere, anche
fra le diverse generazioni, competenze che talora esigono l’affiancamento di quello che in Snam è
chiamato “maestro di mestiere”. Perché non tutto è materia di manuali, e la conservazione del know how
passa anche dal confronto quotidiano fra figure di seniority diversa.