Fondo Casella, capolinea amaro per le pensioni integrative dei poligrafici
di Flavio BiniMILANO – Per i poligrafici italiani rischia di chiudersi nel peggiore dei modi la vicenda del Fondo Casella. Il fondo di previdenza integrativo di categoria, secondo quanto comunicato ieri dalla organizzazione sindacali, ha avviato il processo di liquidazione volontaria del fondo che raccoglie la contribuzione aggiuntiva da parte di lavoratori e aziende del settore.
Un atto finale che arriva nel segno delle polemiche, visto che secondo la rappresentanze sindacali il via libera finale sarebbe stato autorizzato da Covip, ma l’ente – interpellato da Repubblica – afferma il contrario e in una nota chiarisce che “tale determinazione non ha costituito oggetto di autorizzazione da parte della Covip”
Le origini del fondo
La vicenda è intricata e parte da lontano. Il Fondo Casella è una sorta di pioniere dei fondi di previdenza complementare, cioè si affianca alla contribuzione ordinaria che viene versata invece al’Inps. A differenza dei fondi di previdenza complementari standard però la cont…
MILANO – Per i poligrafici italiani rischia di chiudersi nel peggiore dei modi la vicenda del Fondo Casella. Il fondo di previdenza integrativo di categoria, secondo quanto comunicato ieri dalla organizzazione sindacali, ha avviato il processo di liquidazione volontaria del fondo che raccoglie la contribuzione aggiuntiva da parte di lavoratori e aziende del settore.
Un atto finale che arriva nel segno delle polemiche, visto che secondo la rappresentanze sindacali il via libera finale sarebbe stato autorizzato da Covip, ma l’ente – interpellato da Repubblica – afferma il contrario e in una nota chiarisce che “tale determinazione non ha costituito oggetto di autorizzazione da parte della Covip”
Le origini del fondo
La vicenda è intricata e parte da lontano. Il Fondo Casella è una sorta di pioniere dei fondi di previdenza complementare, cioè si affianca alla contribuzione ordinaria che viene versata invece al’Inps. A differenza dei fondi di previdenza complementari standard però la contribuzione, tanto per la quota dei lavoratori quanto per quella a carico dei datori di lavoro, è stata da sempre obbligatoria, quindi trattenuta dallo stipendio, senza che i lavoratori potessero scegliere di non farlo.
Lo sbilanciamento
Con il passare degli anni, l’aumento delle prestazioni a fronte di una diminuzione dei lavoratori attivi ha creato uno sbilanciamento insostenibile per la gestione del fondo. I numeri del presente sono impietosi: al 31 dicembre 2024 risultavano 1.650 lavoratori attivi e 11.488 pensionati, un rapporto impossibile da tenere in piedi senza una soluzione di emergenza. Soluzione che i lavoratori avevano individuato in una confluenza nell’Inps sulla scorta di quanto accaduto per l’Inpgi, l’ente previdenziale dei giornalisti. Una via che però le istituzioni hanno deciso di non accogliere.
Il passaggio al Fondo Byblos
La soluzione individuata dai sindacati, avversata però dal coordinamento nazionale dei lavoratori iscritti al Fondo Casella, è stata quindi di trasferire una quota dei contributi verso un nuovo fondo volontario, il Fondo Byblos , a fronte di una penalizzazione consistente. In caso di passaggio verrebbe trasferito il 23% del montante contributivo, in caso di non trasferimento della posizione verrebbe liquidata solo la quota versata dai lavoratori. Una porzione decisamente più bassa di quanto spettante, considerata che per la maggior parte dei lavoratori la quota a carico dell’azienda è del 23,45% mentre quella versata dal lavoratore è dello 0,5%. I lavoratori che dovessero scegliere di non passare perderebbero quindi gran parte di quanto maturato.
Il taglio alle pensioni
Ancora più penalizzante la previsione per chi già incassa la pensione. Il trattamento, già ridotto dell’88% dal contributo di solidarietà, verrà ricalcolato in funzione della riserva matematica, cioè del valore attuale delle prestazioni pensionistiche future, riconoscendo ai beneficiari soltanto il 23% di tale importo. La rendita periodica sarà sostituita da una liquidazione del capitale, secondo le modalità previste dall’accordo.
"Prima volta che si cancellano le prestazioni di un fondo obbligatorio”
“E’ la prima volta in assoluto che in Italia vengono cancellate le prestazioni di un Fondo pensionistico obbligatorio”, ha scritto il coordinamento dei lavoratori in una lettera aperta inviata alla commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, chiedendo “un intervento urgente” della commissione a tutela dei lavoratori oltre a chiarimenti da parte del Ministero del Lavoro e del Ministero dell’Economia, tra le altre cose, “sulla legittimità procedurale del percorso di liquidazione” e sulla “compatibilità degli accordi sottoscritti con i diritti previdenziali già maturati”. Ora però la strada sembra scritta. La liquidazione volontaria, anche senza l’autorizzazione Covip, avrà effetto dal prossimo 1° novembre e per il 9 novembre è fissato il passaggio di consegne con il liquidatore designato.