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Tra taglio Irpef e flat tax premiate le partite Iva: una beffa per i dipendenti

La Cgil: così un professionista pagherà quasi la metà delle tasse con il doppio dello stipendio. Si tratta con la Ue per altre esenzioni
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ROMA - Paolo è un avvocato. Ha una partita Iva. Guadagna 100mila euro all’anno e di tasse ne paga 8.600 grazie alla flat tax. Luca è un quadro delle risorse umane di un’azienda. Ha un reddito di 51mila euro e al fisco ne dà 14mila. La tassa piatta lui non ce l’ha. Il suo reddito segue gli scaglioni progressivi dell’Irpef: più guadagni, più paghi. I due hanno fatto gli stessi studi e hanno lo stesso profilo professionale. Paolo, che guadagna il doppio di Luca, paga quasi la metà delle sue tasse. Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. Luca può contare su uno stipendio che è la metà di quello di Paolo, ma versa quasi il doppio delle sue tasse.

È vero che Paolo paga i contributi per intero, mentre per Luca ci pensa in gran parte il suo dat…

ROMA - Paolo è un avvocato. Ha una partita Iva. Guadagna 100mila euro all’anno e di tasse ne paga 8.600 grazie alla flat tax. Luca è un quadro delle risorse umane di un’azienda. Ha un reddito di 51mila euro e al fisco ne dà 14mila. La tassa piatta lui non ce l’ha. Il suo reddito segue gli scaglioni progressivi dell’Irpef: più guadagni, più paghi. I due hanno fatto gli stessi studi e hanno lo stesso profilo professionale. Paolo, che guadagna il doppio di Luca, paga quasi la metà delle sue tasse. Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato non cambia. Luca può contare su uno stipendio che è la metà di quello di Paolo, ma versa quasi il doppio delle sue tasse.

È vero che Paolo paga i contributi per intero, mentre per Luca ci pensa in gran parte il suo datore di lavoro. È anche vero che il primo, superati gli 85mila euro, deve versare anche l’Iva che non riesce a detrarre. Luca, invece, non ha l’Iva sul groppone essendo un dipendente. Ma se la lente d’ingrandimento viene appoggiata sul grosso del carico fiscale, la bilancia pende nettamente dalla parte di Luca. In negativo.

La storia di Paolo e Luca non è una simulazione da fiscalisti incalliti. Sarà, per legge, il destino di tutti quelli che come loro sono rispettivamente, titolari di una partita Iva in regime forfettario e dipendenti. A deciderlo è stato il governo. Quando il primo gennaio entrerà in vigore la manovra appena sfornata dal Consiglio dei ministri, la soglia dei ricavi o dei compensi su cui si applicherà la flat tax salirà dagli attuali 85mila a 100mila euro. Paolo potrà festeggiare perché quando scavallerà gli 85mila resterà nel regime forfettario. Beneficerà della flat al 15%, evitando il trasloco nell’ordinario, dove l’Irpef si paga senza sconti, seguendo la progressività delle aliquote.

Anche Luca avrà un vantaggio. La legge di bilancio, infatti, prevede l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% da 50 a 55mila euro. Su un reddito di 51mila euro, che oggi è agganciato all’aliquota del 43%, il taglio si vede. Ma, come spiegano le simulazioni della Cgil, il risparmio sarà nettamente inferiore a quello di Paolo. Il segretario confederale del sindacato Christian Ferrari lo spiega con un esempio eloquente: «Il primo risparmierà circa 10.000 euro all’anno, il secondo 100 euro». Non solo. Sempre Ferrari ricorda che il lavoratore autonomo continuerà a essere esentato dal pagamento delle addizionali locali, mentre il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali.

I destini incrociati, ma assai diversi, di Paolo e Luca non finiscono qui. Un altro capitolo potrebbe aggiungersi a breve. Il finale è ancora da scrivere, ma le premesse sono state già messe nero su bianco nella richiesta che il governo ha inviato negli scorsi giorni a Bruxelles. Ecco il quesito: potrà, Paolo, continuare a emettere fatture senza l’Iva anche se l’anno prossimo guadagnerà più di 85mila euro? Sotto questo livello, il problema non si pone. Può farlo oggi e potrà continuare a farlo domani. Non dovrà versare un euro allo Stato. Ma l’esecutivo ha chiesto all’Europa il via libera a un vantaggio aggiuntivo. Permettere, cioè, a Paolo di beneficiare dell’esenzione dell’Iva anche oltre il limite degli 85mila fissato da una direttiva comunitaria. Consentendogli, quindi, di non applicare l’Iva in fattura e quindi di non versare nulla dato che l’imposta, semplicemente, non ci sarà.

Tecnicamente sarebbe una deroga. Politicamente parlando un’altra mano tesa della destra a un pezzo di elettorato che pesa nelle urne. Si vedrà. Intanto la Commissione europea vuole vederci chiaro sulla norma contenuta nella Finanziaria, che non parla dell’Iva ma solo dell’estensione della flat fino a 100mila euro. «La stiamo sicuramente valutando e potete aspettarvi degli sviluppi nel corso dell’anno», ha detto ieri un portavoce dell’esecutivo Ue. Un antipasto dell’esame sull’Iva che arriverà più in là. Paolo dovrà aspettare per capire se potrà pagare ancora meno tasse. Per Luca, invece, non cambierà nulla. Destini diversi.

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