Risparmiare per difendersi dal carovita e integrare il welfare: ecco come cambiano gli italiani
di Massimo FerraroROMA – Due guerre, una pandemia, due shock inflazionistici. Gli ultimi sei anni hanno costretto le famiglie, non solo in Italia, ad affrontare una crisi dopo l’altra. E il risultato più immediato è che l’approccio al risparmio è guidato ora da una nuova necessità: fronteggiare la prossima. È tra le evidenze che emerge dalla 26esima edizione dell’indagine realizzata con Ipsos Doxa in occasione della 102esima Giornata mondiale del risparmio.
Cambia il modo in cui gli italiani risparmiano, cambiano anche i motivi. Si mettono i soldi da parte non per progettare il futuro ma per rispondere a eventi contingenti, imprevisti micro o macro. Dall’inattesa spesa domestica alla prossima impennata del costo della vita. Non per la casa, ma per l’inflazione. …
ROMA – Due guerre, una pandemia, due shock inflazionistici. Gli ultimi sei anni hanno costretto le famiglie, non solo in Italia, ad affrontare una crisi dopo l’altra. E il risultato più immediato è che l’approccio al risparmio è guidato ora da una nuova necessità: fronteggiare la prossima. È tra le evidenze che emerge dalla 26esima edizione dell’indagine realizzata con Ipsos Doxa in occasione della 102esima Giornata mondiale del risparmio.
Cambia il modo in cui gli italiani risparmiano, cambiano anche i motivi. Si mettono i soldi da parte non per progettare il futuro ma per rispondere a eventi contingenti, imprevisti micro o macro. Dall’inattesa spesa domestica alla prossima impennata del costo della vita. Non per la casa, ma per l’inflazione. Ma a incidere è anche altro. “Il risparmio nella società che cambia”, questo il titolo dell’indagine, sposta il suo focus sui trend demografici. Una società che invecchia è una società che ha bisogno di più spesa trasferita sulla cura della persona. E una società che fa meno figli, in un Paese in cui la famiglia ha il ruolo di ammortizzatore sociale, investe il risparmio di una funzione integrativa rispetto al welfare pubblico.
Nel 2026 si consolida il ruolo del risparmio come strumento di protezione per affrontare momenti difficili. Lo è per il 55% degli intervistati, che come primo motivo individuano la necessità di far fronte a imprevisti o periodi senza reddito (27%), seguito da non dipendere da altri familiari (14%), mantenere lo stesso tenore di vita anche in caso di aumento dei prezzi (10%) o aumentare la sicurezza (8%).
Per il 39% degli italiani invece il risparmio è un modo per compensare il welfare, affrontando le spese sanitarie e di assistenza (25%), integrare la pensione futura (12%), sostenere i familiari anziani o non autosufficienti (5%). Solo un terzo delle famiglie tiene da parte il denaro per progetti personali, come viaggi o svago (13%), accumulazione di capitale (8%), acquisto di beni durevoli come casa, auto o grandi elettrodomestici (7%). E se è vero che per la maggior parte degli italiani (il 77%) il risparmio è una forma di tutela per il singolo, resta alta – seppure in calo – la funzione del risparmio come motore di sviluppo per il Paese (54%) e come forma di tutela per l’economia nazionale (53%). A queste si aggiunge la funzione di opportunità di inclusione sociale (44%).
L’ottimismo a metà della GenZ
Emerge poi un dato peculiare. I più giovani hanno più fiducia in loro stessi che nel futuro del Paese. Tra chi crede che la propria prospettiva economica personale migliorerà il saldo è positivo di 55 punti, a fronte di un saldo negativo, pari a -12 punti, tra gli over 65. “È tuttavia preoccupante osservare – si legge nell’indagine – come i giovani non siano altrettanto ottimisti rispetto alle prospettive economiche a livello locale o nazionale”. Esce, dal sondaggio Doxa, l’immagine di un Paese diviso tra chi ritiene di stare meglio o peggio rispetto a tre anni fa. Il 16% di italiani dichiara di aver migliorato il proprio tenore di vita, una quota analoga (17%) a chi ritiene di aver notato un peggioramento. Inoltre, il 38% degli intervistati ha dichiarato che tutto sommato è stato facile mantenere il proprio tenore di vita (26% nel 2025), mentre il 29% ha dichiarato che è stato difficile (38% nel 2025), avvicinando i 5 risultati complessivi del 2026 a quanto osservato nel 2020 e 2021 (periodo legato alla pandemia e post pandemia). “I dati – è l’analisi – mettono in luce, ancora una volta, una divisione netta degli italiani, in cui però si vanno a consolidare numericamente gli estremi, ossia il numero di chi ha migliorato e di chi ha peggiorato il proprio tenore di vita”.