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Crédit Agricole insiste: “Fusione con il Banco”

I francesi salgono al 29,6% e premono per l’integrazione fra la divisione italiana e Bpm. Bene i conti dei primi 9 mesi
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Milano – Un’aggregazione tra Crédit Agricole Italia e Banco Bpm avrebbe molto senso perchè genererebbe solide sinergie e avrebbe un basso rischio di esecuzione». Lo ha sottolineato ancora una volta la vice dg della Banque verte, Clotilde L’angevin, nel corso della conference call sui conti del terzo trimestre. «Con Banco Bpm abbiamo un comune dna, in particolare nel sostegno all’economia locale - ha aggiunto -. L’italia è il nostro secondo mercato domestico. Vogliamo continuare a realizzare la nostra strategia, che è continuare a sviluppare la banca retail proseguendo la nostra partnership di lungo termine con Banco Bpm».

Conclusosi il periodo di passivity rule per l’Ops lanciata lo scorso agosto da Mps durante il quale Banco Bpm ha dovuto star fermo, ora sembra che l’Agricole possa accelerar…

Milano – Un’aggregazione tra Crédit Agricole Italia e Banco Bpm avrebbe molto senso perchè genererebbe solide sinergie e avrebbe un basso rischio di esecuzione». Lo ha sottolineato ancora una volta la vice dg della Banque verte, Clotilde L’angevin, nel corso della conference call sui conti del terzo trimestre. «Con Banco Bpm abbiamo un comune dna, in particolare nel sostegno all’economia locale - ha aggiunto -. L’italia è il nostro secondo mercato domestico. Vogliamo continuare a realizzare la nostra strategia, che è continuare a sviluppare la banca retail proseguendo la nostra partnership di lungo termine con Banco Bpm».

Conclusosi il periodo di passivity rule per l’Ops lanciata lo scorso agosto da Mps durante il quale Banco Bpm ha dovuto star fermo, ora sembra che l’Agricole possa accelerare i tempi. Un segnale in questo senso viene anche dall’innalzamento della quota azionaria nel Banco, salita dal 29,3% al 29,6% in ottobre. L’operazione preferita dai francesi, è noto, è quella della fusione inversa, cioé l’incorporazione di CA Italia in Banco Bpm che porterebbe la quota del Crédit Agricole nel nuovo gruppo italiano intorno al 40-45%. Ma per essere approvata senza incorrere in un’Opa totalitaria la fusione deve avere l’ok dalla maggioranza delle minoranze. In sostanza il Crédit Agricole non potrà votare e per renderla appetibile dovrà assicurare un congruo premio alle minoranze di Banco Bpm. Un tema ben conosciuto da L’angevin: «Vogliamo davvero agire nella logica di creare valore per gli azionisti di Banco Bpm e per quelli di Crédit agricole». Nei primi nove mesi dell’anno l’attività del gruppo francese è cresciuta ancora: CA Italia ha registrato un utile netto di 1,5 miliardi, un contributo pari a oltre il 19% degli utili complessivi. I ricavi nel periodo si sono attestati a 2,4 miliardi (+3,6%), con margine di interesse in crescita del 2,7% e commissioni nette in progresso del 6,1%.

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