Bourguignon: “Solo la crescita riduce le disuguaglianze”
Rosaria AmatoGli studenti protestano perché «non si è investito abbastanza nella scuola», e «perché sono angosciati dalle prospettive future». Camionisti e tassisti «per il prezzo del carburante». La maggioranza dei lavoratori è insoddisfatta per la perdita del potere d’acquisto. Ma i governi di Paesi superindebitati come l’Italia e la Francia possono far ben poco per risolvere queste questioni: «Non mi fa piacere – afferma l’economista francese François Bourguignon, professore alla Paris School of Economics, già capo economista della Banca Mondiale – ma credo che vada data la priorità al risanamento del debito e del deficit. L’Italia adesso è al 3,1%? Non può accontentarsi di scendere al 2,9, deve arrivare al 2. Solo così può mandare un segnale positivo ai mercati, e magari nel giro di alcuni anni gli investitori torneranno a scommettere sul vostro Paese, e riprenderà anche la crescita del Pil, che è l’unica vera soluzione alla perdita di potere d’acquisto dei salari».
In Italia ci sono larghe s…
Gli studenti protestano perché «non si è investito abbastanza nella scuola», e «perché sono angosciati dalle prospettive future». Camionisti e tassisti «per il prezzo del carburante». La maggioranza dei lavoratori è insoddisfatta per la perdita del potere d’acquisto. Ma i governi di Paesi superindebitati come l’Italia e la Francia possono far ben poco per risolvere queste questioni: «Non mi fa piacere – afferma l’economista francese François Bourguignon, professore alla Paris School of Economics, già capo economista della Banca Mondiale – ma credo che vada data la priorità al risanamento del debito e del deficit. L’Italia adesso è al 3,1%? Non può accontentarsi di scendere al 2,9, deve arrivare al 2. Solo così può mandare un segnale positivo ai mercati, e magari nel giro di alcuni anni gli investitori torneranno a scommettere sul vostro Paese, e riprenderà anche la crescita del Pil, che è l’unica vera soluzione alla perdita di potere d’acquisto dei salari».
In Italia ci sono larghe sacche di povertà che non possono aspettare che riparta l’economia. Almeno per loro va trovata una soluzione subito.
«In questo caso si dovrebbe adottare il salario minimo, che però è la soluzione giusta solo per i lavoratori che stanno veramente nella parte più bassa della distribuzione dei redditi. Ed è anche la soluzione per combattere le aziende che applicano contratti al ribasso e magari creano sindacati finti, solo per pagare di meno i propri dipendenti. Il salario minimo è la soluzione giusta anche quando i sindacati sono troppo deboli per ottenere un salario giusto».
Anche la classe media in Italia si sta impoverendo.
«Certo, si potrebbe fare in modo che la maggioranza dei settori e delle aziende aumenti i salari, però questo ridurrebbe i profitti degli imprenditori, che a quel punto direbbero “noi non ci possiamo permettere di tenere tutti i lavoratori”. O se anche il governo trovasse il modo di convincere le aziende a non licenziare, si rifarebbero sui consumatori. In un modo o nell’altro la collettività pagherebbe il prezzo».
E allora qual è la soluzione?
«Temo che l’unica soluzione possibile sia quella di far crescere l’economia: se non produciamo più ricchezza non possiamo neanche distribuire maggiori entrate».
In momenti di crisi è sotto accusa anche l’aumento delle disuguaglianze. Una tassazione straordinaria potrebbe riequilibrare la distribuzione della ricchezza?
«Attenzione perché tassare le imprese significa tassare i consumatori, perché le aziende passeranno a loro i costi addizionali del fisco, dal momento che sono in grado di controllare i prezzi dei beni e dei servizi che vendono».
E la tassazione dei super ricchi, invece?
«Credo che una tassazione sul modello di quella proposta da Gabriel Zucman, per i patrimoni veramente elevati, di valore superiore ai 100 milioni di euro, sarebbe giusta per una questione di equità: la classe media non può sostenere da sola il sistema. Però è difficile fare in modo che i ricchi paghino davvero: possono trovare diversi tipi di scappatoie legali. Ma anche se decidessero di dare il loro contributo, non sarebbe risolutivo per risolvere il problema dei bassi salari: solo la crescita può farlo».
Però potrebbe almeno attenuare le disuguaglianze.
«Non sono convinto che se ne possa trarre un granché. Credo che sia un’operazione necessaria, ma non tanto perché ci permetterà di ottenere ingenti risorse da ridistribuire agli altri: una volta che si arrivasse a una ridistribuzione pro capite per il resto della popolazione, la quota che ne risulterebbe sarebbe davvero esigua. Ripeto, non sto dicendo che non si debba fare, ma sostengo che non si debba sperare che tutto si possa risolvere attraverso la ridistribuzione della ricchezza dei più abbienti. Peraltro, alcuni di loro potrebbero semplicemente dire “va bene, me ne vado”. Potrebbero trasferirsi altrove, negli Stati Uniti, ad esempio, o magari in un altro Paese europeo».
E quindi non vale neanche la pena di provarci?
«Si potrebbe far pagare quella che viene definita “exit tax” (imposta di uscita) al momento in cui lasciano il Paese: sono tenuti a versare un tributo equivalente a quanto avrebbero pagato se fossero rimasti nel Paese per un altro anno o due. È una eventualità possibile, ma il problema di questo tipo di normativa fiscale risiede nel fatto che il capitale – così come le persone – è mobile: ci si sposta laddove la pressione fiscale è più bassa. Personalmente, riterrei preferibile tassare direttamente il reddito di questi soggetti. Il problema attuale è che tali individui riescono a evitare la tassazione sui propri guadagni, ad esempio conferendoli in trust familiari o strutture analoghe; finché il denaro resta nel trust e non viene speso, non è soggetto a imposte. Al momento del decesso, il patrimonio contenuto nel trust viene trasferito agli eredi e, trattandosi di una successione, non si applica alcuna imposta sulle plusvalenze. È proprio questo il meccanismo che consente l’elusione fiscale, ed è probabilmente qui che la legge dovrebbe essere modificata, al fine di rendere possibile la tassazione».
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