Le dimissioni di Lagarde sono un favore politico
di Walter GalbiatiLo hanno rifatto. I francesi hanno convinto Lagarde a lasciare la presidenza della Bce anzitempo, come avevano già convinto de Galhau a lasciare quella della Banca centrale francese. I due banchieri, invece di difendere la propria indipendenza, si sono piegati alla politica, gettando un’ombra su due delle più importanti istituzioni finanziarie francesi ed europee.
La moral suasion porta l’impronta del presidente Emmanuel Macron che, ormai senza futuro politico, ha voluto sottrarre a chi verrà dopo di lui la nomina della più importante carica economica francese e la trattativa per stabilire chi guiderà la Bce.
Lo scorso febbraio de Galhau si è dimesso a sorpresa, senza una chiara motivazione, prima del termine del suo mandato che sarebbe dovuto scadere a ottobre 2027. La settimana scorsa,…
Lo hanno rifatto. I francesi hanno convinto Lagarde a lasciare la presidenza della Bce anzitempo, come avevano già convinto de Galhau a lasciare quella della Banca centrale francese. I due banchieri, invece di difendere la propria indipendenza, si sono piegati alla politica, gettando un’ombra su due delle più importanti istituzioni finanziarie francesi ed europee.
La moral suasion porta l’impronta del presidente Emmanuel Macron che, ormai senza futuro politico, ha voluto sottrarre a chi verrà dopo di lui la nomina della più importante carica economica francese e la trattativa per stabilire chi guiderà la Bce.
Lo scorso febbraio de Galhau si è dimesso a sorpresa, senza una chiara motivazione, prima del termine del suo mandato che sarebbe dovuto scadere a ottobre 2027. La settimana scorsa, Lagarde, anche lei in scadenza a ottobre 2027, ha fatto lo stesso, con ragioni piuttosto incomprensibili, giustificate dal voler far sentire la propria voce nell’attuale dibattito politico, non solo francese ma mondiale.
Le mosse di Macron
Le elezioni in Francia cadono ad aprile 2027 e, poiché Lagarde esce di scena il 7 febbraio, Macron ha tutto il tempo di agire anche sul fronte europeo dopo che in casa ha già messo sulla poltrona più importante della Banca centrale francese un suo uomo di fiducia, Emmanuel Moulin, che sotto la sua presidenza è stato direttore di gabinetto al ministero dell’Economia, direttore del Tesoro e segretario della presidenza della Repubblica all’Eliseo.
La mossa di Macron e Lagarde offusca l’indipendenza della Banca centrale europea che invece dovrebbe avere al suo interno i meccanismi per proteggersi dall’ingerenza della politica. È vero che la scelta del candidato spetta al Consiglio europeo dove siedono i capi di Stato dei 27 Paesi membri dell’Unione. Ma la nomina deve passare con una maggioranza di due terzi.
Non è dunque una questione che possono risolvere uno o due capi di Stato. Il peso della Francia, che ha già espresso due presidenti (Trichet e Lagarde), pur rilevante, deve trovare un ampio consenso.
I requisiti per presiedere la Bce
Un’ulteriore garanzia sono i requisiti che il presidente della Bce deve possedere, perché è richiesto che sia una personalità di riconosciuta statura ed esperienza professionale nel settore bancario o monetario. Non un politico o un uomo di parte.
L’intervento di Macron nasce dal clima politico in Francia. La corsa all’Eliseo vede in netto vantaggio la leader di estrema destra Marine Le Pen (Rassemblement National) con una preferenza al di sopra del 30%, seguita dal leader di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise). Si può condividere o meno il loro pensiero. E noi sospendiamo il giudizio. Ma è senza dubbio un’errore più grave non lasciar partecipare alle nomine europee chi vincerà le elezioni nel proprio Paese.