I medici ospedalieri pronti alle barricate:“Lotta se non si cambia”
di michele bocci romaROMA – Dicono di essere pronti a «manifestazioni di dissenso eclatanti». I medici ospedalieri sono in subbuglio per le previsioni della parte dedicata alla sanità della manovra. «Aprire una stagione di lotta se non fanno rapidamente qualcosa per cambiarla», dice Piero di Silverio, il segretario di Anaao, la più grande sigla dei camici bianchi. In attesa di capire se verrà proclamato uno sciopero, o se sarà intrapresa quale altra azione, la voce di chi lavora in corsia si aggiunge a quella degli altri delusi. Che sono tantissimi. Tra questi, in prima fila, le Regioni, ma circola malcontento anche al ministero alla Salute. Le critiche arrivano anche da soggetti che si riteneva avessero beneficiato delle misure, come i produttori di dispositivi medici. Grande nervosismo anche da parte di Egualia, che riunisce i produttori di farmaci generici, mentre Farmindustria, a quasi tre giorni dalla presentazione di un testo che prevede misure per le case farmaceutiche non ha ancora detto una parola. Oggi le misure saranno discusse in un comitato di presidenza straordinario e sarà resa nota la posizione ufficiale dell’associazione.
Di Silverio fa notare che «le risorse sono state distribuite per cose inutili. Chiedevamo l’aumento dell’indennità di esclusività, la parte di stipendio che premia chi lavora nel sistema pubblico. La misura costava 400 milioni e da più parti ci avevano assicurato che sarebbe arrivata. E invece la danno solo a chi lavora al pronto soccorso. Non ho mai visto, come adesso, un governo che quando si tratta di dare i soldi alla sanità non parla col ministro». I medici chiedevano meno delle Regioni e pure di Orazio Schillaci. «Poi ci si lamenta della fuga dei dottori — dice Di Silverio — Hanno dato una mancetta agli anziani e foraggiato il privato. Hanno pure alzato a 100 mila euro la flat tax per le partite Iva. Ne godranno i colleghi gettonisti e i libero professionisti. Noi siamo dipendenti».
Anche un altro sindacato degli ospedalieri, la Cimo, ha espresso insoddisfazione per la manovra, come è andata all’attacco la Cgil, principale sigla degli infermieri. Ieri il presidente di Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha parlato degli 1,6 miliardi per il bonus agli anziani per prestazioni sanitarie. «Esprimo sconcerto per la decisione di non coinvolgere nell’attuazione della misura il ministero alla Salute — dice — La scelta rischia di marginalizzare il ruolo di Orazio Schillaci, al quale ribadiamo la nostra solidarietà».
La manovra stanzia 146 milioni per alzare il tetto del payback dei dispositivi medici, oggetto da anni di contenziosi con l’industria, facendo quindi spendere meno i produttori. Riceveranno anche, dal 2028 e per 4 anni, 350 milioni l’anno per ridurre l’impatto della misura che li obbliga a contribuire quando appunto si supera il tetto. Ma sono arrabbiatissimi. Da Confindustria dispositivi parano di «azioni legali e proteste per difendere il settore contro le scelte scellerate del governo. La manovra ci considera come il soggetto chiamato a sostenere oneri che non dipendono dalla nostra gestione».
Tra gli insoddisfatti ci sono anche i produttori di farmaci generici, raccolti nell’associazione Eguali. «Gli incentivi agli investimenti sono un segnale positivo, ma attrarre nuove produzioni non basta, se non si creano le condizioni per mantenere quelle esistenti», dice il presidente Riccardo Zagaria: «Non sono risolte le criticità strutturali che minacciano la sostenibilità della produzione di farmaci essenziali, in particolare quelli fuori brevetto».
Costa zero, e non provoca proteste, invece una scelta fatta nella manovra (già adottata da alcune Regioni): rilasciare a chi ottiene una prestazione gratuita dal servizio pubblico l’elenco dei costi per il sistema delle varie attività, ad esempio del pronto soccorso.