Strappo tra le imprese, Elettricità Futura lascia Confindustria energia
di Emma BonottiMILANO – C’è malessere nel mondo confindustriale, troppo. Elettricità Futura, la sigla che rappresenta i produttori di energia elettrica, lascia Confindustria Energia, l’ente che all’interno dell’associazione delle imprese fa le veci del settore energetico. È un primo segnale, dicono, per manifestare l’insoddisfazione per il modo in cui i vertici stanno gestendo alcuni dei dossier più caldi, dal decreto Bollette alla manovra.
Un primo segnale
Un segnale, appunto. EF non esce da Confindustria, lo strappo non è definitivo. Lascia piuttosto l’associazione nell’associazione, quella che rappresenta gli attori dell’energia, dai produttori di elettricità, al mondo gas (Proxigas), gli ex petrolieri dell’Unem, Federchimica-Assoliquidi, gli acquedo…
MILANO – C’è malessere nel mondo confindustriale, troppo. Elettricità Futura, la sigla che rappresenta i produttori di energia elettrica, lascia Confindustria Energia, l’ente che all’interno dell’associazione delle imprese fa le veci del settore energetico. È un primo segnale, dicono, per manifestare l’insoddisfazione per il modo in cui i vertici stanno gestendo alcuni dei dossier più caldi, dal decreto Bollette alla manovra.
Un primo segnale
Un segnale, appunto. EF non esce da Confindustria, lo strappo non è definitivo. Lascia piuttosto l’associazione nell’associazione, quella che rappresenta gli attori dell’energia, dai produttori di elettricità, al mondo gas (Proxigas), gli ex petrolieri dell’Unem, Federchimica-Assoliquidi, gli acquedotti di Anfida, Assocarburanti e Assorisorse. La nota è di appena poche righe: “Elettricità Futura ha deciso di non rinnovare l’iscrizione a Confindustria Energia”, “pertanto tutti gli organi di rappresentanza di Elettricità Futura in Confindustria Energia rassegneranno le proprie dimissioni”.
La decisione sarebbe stata presa all’unanimità dal consiglio di EF, dove accanto al presidente Salvatore Pinto di Axpo siedono i manager delle principali aziende italiane del settore, Enel, A2A, Dolomiti Energia, Erg ed Edison, per fare alcuni nomi. La sensazione condivisa è che il mondo dell’elettricità non venga considerato dagli altri associati come un settore industriale a tutti gli effetti – tra imprese e indotto, genera quasi il quattro per cento del Pil italiano – ma piuttosto come la controparte, un “nemico”.
Alcuni episodi. Non sono piaciute alcune delle dichiarazioni emerse durante la conferenza annuale di Confindustria Energia lo scorso 28 ottobre, che sembravano lodare misure come l’aumento dell’Irap o il tetto al prezzo del gas, pensate dal governo per contenere i rincari, ma che impattano sui bilanci di chi produce elettricità. Cresce il malcontento anche verso il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, considerato troppo vicino ai consumatori e troppo lontano dai produttori – “tra produttori e consumatori, sta dalla parte di questi ultimi”. Gli elettrici prendono le distanze ma per il momento non chiudono la porta e aspettano una reazione.