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Aziende elettriche contro il governo: “No al populismo energetico, per noi conto da 7 miliardi”

Il presidente di Elettricità Futura Salvatore Pinto con il ministro dell'Energia Gilberto Pichetto Fratin 
Il presidente di Elettricità Futura Pinto su manovra e decreto Bollette: “Trattati come una cassa a cui attingere, ora dialogo”. Ma Orsini vede Meloni e torna a chiedere misure urgenti per abbassare i prezzi. Tetto al gas giovedì in Consiglio dei ministri
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ROMA – Come cambiano i tempi. Nel novembre del 1946, con l’Italia da ricostruire, nasceva a Roma l’Unione nazionale aziende produttrici e autoconsumatrici di energia. Acronimo notevole: Unapace. Ottant’anni dopo il mondo dell’energia italiano è molto meno pacifico. Elettricità futura, evoluzione di quella prima associazione, è appena uscita da Confindustria Energia, accusata di essere appiattita sugli interessi del gas. Contesta poi alla Confindustria tutta di essere schierata dalla parte di chi l’energia la consuma (e la vorrebbe pagare meno). E anche con il governo vive storie tese. Salvatore Pinto, presidente della lobby dei produttori elettrici, usa questa festa – si fa per dire – di compleanno per mettere in fila dal palco tutte le misure che il settore “si è visto arrivare addosso” in successione tra decreto Bollette e manovra: l’aumento dell’Irap, il tetto al prezzo del gas, la pasticciata misura sull’idroelettrico, che rischia di essere “un esproprio”. Stima l’impatto compless…

ROMA – Come cambiano i tempi. Nel novembre del 1946, con l’Italia da ricostruire, nasceva a Roma l’Unione nazionale aziende produttrici e autoconsumatrici di energia. Acronimo notevole: Unapace. Ottant’anni dopo il mondo dell’energia italiano è molto meno pacifico. Elettricità futura, evoluzione di quella prima associazione, è appena uscita da Confindustria Energia, accusata di essere appiattita sugli interessi del gas. Contesta poi alla Confindustria tutta di essere schierata dalla parte di chi l’energia la consuma (e la vorrebbe pagare meno). E anche con il governo vive storie tese. Salvatore Pinto, presidente della lobby dei produttori elettrici, usa questa festa – si fa per dire – di compleanno per mettere in fila dal palco tutte le misure che il settore “si è visto arrivare addosso” in successione tra decreto Bollette e manovra: l’aumento dell’Irap, il tetto al prezzo del gas, la pasticciata misura sull’idroelettrico, che rischia di essere “un esproprio”. Stima l’impatto complessivo in 6-7 miliardi, “un po’ troppo in un anno per un solo settore”, trattato come “una cassa a cui attingere”. Parla di “populismo energetico”, che danneggia le famiglie e delle imprese che vorrebbe proteggere. Lascia intravvedere un impatto sugli investimenti, anche considerato che i margini delle società starebbero scendendo. E poi sì, come sottolineano i comunicatori delle big del settore, forse un po’ spaventati dai toni, propone al governo un “dialogo permanente”.

Pichetto: “Le tasse servono”

Al Palazzo delle Esposizioni a rappresentare l’esecutivo c’è il ministro competente, Gilberto Pichetto Fratin. Che per dialogare dialoga, ringrazia Elettricità Futura per gli apprezzamenti (pochi) e le critiche (tante), ma poi mette anche in chiaro che in tempi difficili come questi le tasse servono. Lo stesso messaggio mandato dall’esecutivo alle banche, le altre grandi tartassate. Ci sono forse più margini sugli altri dossier. La norma sull’idro verrà emendata in modo da rendere chiaro che la cessione di parte dell’energia a prezzi calmierati sarà volontaria, solo per i produttori che prenderanno i contributi pubblici per ripulire i bacini. Mentre sul tetto al gas, che Pichetto vuole riportare giovedì in Consiglio dei ministri dopo il rinvio della scorsa settimana, i suoi tecnici stanno lavorando a stretto contatto con quelli delle società produttrici. La coperta però resta corta: scaricando per intero il costo della misura sulle bollette dei beneficiari, e considerati tutti gli altri paletti posti dall’Europa, si rischia che il vantaggio finale per imprese e famiglie sia minimo. Facendolo pagare alle imprese produttrici invece si introdurrebbe di fatto un ulteriore contributo straordinario a loro carico. “Non siamo contro le imprese del gas, ma perché il conto (di questa crisi, ndr) lo dobbiamo pagare noi?”, dice Pinto, aggiungendo che l’obiettivo della politica energetica deve essere “rendere il gas marginale” perché il Paese non resti “prigioniero a vita”. Eni, principale produttore italiano di gas, ha contestato la scelta di Elettricità Futura di lasciare Confindustria Energia.

Orsini incontra Meloni

A questo elettrico ottantesimo compleanno era stato invitato anche Emanuele Orsini. Negli stessi minuti però il presidente degli industriali è a Palazzo Chigi per incontrare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e discutere della legge di Bilancio, dove per ora è entrata solo una minima parte dei desiderata degli industriali. Secondo quanto riferito poi dallo stesso Orsini, ha chiesto alla premier l’estensione di un anno degli incentivi per gli investimenti, oltre a un intervento di semplificazione burocratica, la cosiddetta Zes unica nazionale. Ma il primo punto del colloquio – “franco e costruttivo” –sono proprio i costi dell’energia, tornati ai massimi dalla grande crisi del gas russo. A margine Orsini parla di “reazioni scomposte” da parte delle società elettriche, si dice favorevole al dialogo tra chi produce e chi consuma energia ma ribadisce la necessità di riequilibrare i profitti degli uni e i costi degli altri, citando in particolare i margini del settore idroelettrico: “Per fare in modo che le nostre aziende possano continuare a produrre serve responsabilità”. Non proprio un segno di pace.

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