Orsini incontra gli industriali di Francia e Germania: “Sull’energia l’Ue ha sbagliato obiettivo”
dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Un fantasma si aggira per l’Europa: quello della deindustrializzazione. L’allarme arriva dalle associazioni imprenditoriali delle tre maggiori potenze manifatturiere del continente. Per scongiurarla, una battaglia importante riguarderà i costi energetici. A margine del tradizionale incontro trilaterale con la tedesca Bdi e la francese Medef che si è tenuto ieri a Berlino, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini è intervenuto dunque sul decreto bollette del governo Meloni: “È ovvio che è un primo passo” e “un grande sacrificio” per i produttori di energia. Ma “crediamo che in questo momento la parola responsabilità sia fondamentale". Il decreto bollette bis, previsto nel cdm di giovedì, è slittato a un nuovo incontro fissato per lunedì 9 novembre. Il presidente degli industriali italiani ha aggiunto che “forse le regole che ci siamo dati su Ets su Ttf e Free board, regole di importazione e anche di estrazione europea, hanno sbagliato l’obiettivo”. In una nota congiunta…
BERLINO – Un fantasma si aggira per l’Europa: quello della deindustrializzazione. L’allarme arriva dalle associazioni imprenditoriali delle tre maggiori potenze manifatturiere del continente. Per scongiurarla, una battaglia importante riguarderà i costi energetici. A margine del tradizionale incontro trilaterale con la tedesca Bdi e la francese Medef che si è tenuto ieri a Berlino, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini è intervenuto dunque sul decreto bollette del governo Meloni: “È ovvio che è un primo passo” e “un grande sacrificio” per i produttori di energia. Ma “crediamo che in questo momento la parola responsabilità sia fondamentale". Il decreto bollette bis, previsto nel cdm di giovedì, è slittato a un nuovo incontro fissato per lunedì 9 novembre. Il presidente degli industriali italiani ha aggiunto che “forse le regole che ci siamo dati su Ets su Ttf e Free board, regole di importazione e anche di estrazione europea, hanno sbagliato l’obiettivo”. In una nota congiunta, le tre confederazioni industriali hanno sottolineato l’importanza di “prezzi dell'energia stabili, prevedibili e allineati a quelli dei principali partner internazionali”. E hanno ricordato che i costi energetici continuano a rappresentare "un fattore determinante nelle decisioni di investimento".
La concorrenza sleale di Pechino
L’altro grande tema è la Cina. Riguardo alla quale le associazioni sono tornate a chiedere “un atteggiamento senza compromessi” contro le imprese sovvenzionate e le “prassi sleali”. Alla domanda se appoggino la recente proposta franco-tedesca di dotare la Commissione Ue di uno strumento che le consenta di bloccare aziende, settori o interi Paesi dall’ingresso in Europa in caso di atteggiamenti anti-concorrenziali, il presidente del Bdi, Peter Leibinger, ha detto “ben venga uno strumento forte che convinca la controparte a negoziare”. E ha ricordato che il recente viaggio del Commissario Ue Sefcovic in Cina “ha avuto successo” proprio perché la Ue si sta dotando di strumenti più incisivi per scongiurare la concorrenza sleale di Pechino.
Rischio deindustrializzazione in Europa
Quanto alla deindustrializzazione, le tre organizzazioni confederali hanno messo in guardia dalla perdita “di interi comparti industriali e catene di approvvigionamento, nonché investimenti, posti di lavoro e competenze”. Confindustria, Medef e Bdi chiedono “un'azione urgente e risoluta" per invertire il processo e consolidare la capacità produttiva nel continente. Nel bel mezzo della spinosa discussione al Consiglio europeo sul nuovo Bilancio Ue, dove la Germania e i frugali frenano sulla proposta della Commissione Ue di approvare una cornice da 2.000 miliardi per il prossimo piano settennale, le tre associazioni puntualizzano che “sono necessari ulteriori investimenti annui fino a 1.200 miliardi di euro, in particolare nei settori della competitività, della decarbonizzazione e della resilienza”. Orsini, insieme al suo omologo tedesco e al vice del Medef Fabrice le Saché hanno ribadito l’esigenza, espressa già nei mesi scorsi, che il prossimo Bilancio europeo “salvaguardi livelli ambiziosi di spesa legati alla competitività, senza compromettere la capacità dell'Europa di investire e senza aumentare il carico fiscale sulle imprese”.