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Intesa-Mps, l’Antitrust dice sì ma Generali chiama Bruxelles

MATTEO FABIANI, INTESA SANPAOLO, CARLO MESSINA, AD INTESA SANPAOLO 

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Il Garante impone a Ca’ de Sass più vincoli su filiali e governance del gruppo assicurativo, oltre alla vendita del 3% sottoscritto in derivati a giugno. Ma Trieste si rivolge all’authority europea
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MILANO – Il parere finale dell’istruttoria Antitrust sull’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps è stato inviato ieri alle due parti, e a Generali che è spettatrice interessata, poiché l’offerta comprende la quota del 13,3% nel Leone triestino.

Secondo convergenti fonti il garante avrebbe sostanzialmente accolto lo schema degli impegni proposti da Ca’ de Sass, chiedendo in più «correttivi comportamentali» perché l’investimento della maggior banca italiana nel suo primo concorrente assicurativo «resti puramente finanziario», come detto giorni fa dal presidente dell’Antitrust, Saverio Valentino. I destinatari del parere hanno dieci giorni per chiedere l’udienza finale: ma non è detto che lo facciano, né che l’audizione modifichi la sostanza scritta dall’Agcm dopo quattro mesi di istruttoria. In ogni caso il via libera dovrebbe arrivare in tempo per l’avvio in Borsa dell’Opas, previsto il 23 o 24 novembre.

MILANO – Il parere finale dell’istruttoria Antitrust sull’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps è stato inviato ieri alle due parti, e a Generali che è spettatrice interessata, poiché l’offerta comprende la quota del 13,3% nel Leone triestino.

Secondo convergenti fonti il garante avrebbe sostanzialmente accolto lo schema degli impegni proposti da Ca’ de Sass, chiedendo in più «correttivi comportamentali» perché l’investimento della maggior banca italiana nel suo primo concorrente assicurativo «resti puramente finanziario», come detto giorni fa dal presidente dell’Antitrust, Saverio Valentino. I destinatari del parere hanno dieci giorni per chiedere l’udienza finale: ma non è detto che lo facciano, né che l’audizione modifichi la sostanza scritta dall’Agcm dopo quattro mesi di istruttoria. In ogni caso il via libera dovrebbe arrivare in tempo per l’avvio in Borsa dell’Opas, previsto il 23 o 24 novembre.

Il rimedio principale, di tipo “strutturale” e già offerto da Intesa per rispettare le soglie di concentrazione del mercato bancario su base provinciale, riguarda la vendita di 635 filiali Mps e del suo marchio a Unipol, che le cederà a Bper nel 2028. Qui l’Antitrust avrebbe chiesto qualche altra filiale da cedere, anche per via della crescita delle quote di mercato di Mps nell’ultima fase, non compresa nelle stime dell’offerente. Ma le filiali “eccedenti” gli impegni si limiterebbero a qualche decina: che nel caso «non saranno cedute a Unipol», come detto alla vigilia dall’ad di Intesa, Carlo Messina.

Un secondo rimedio, anch’esso proposto da Intesa durante l’istruttoria, riguarda il derivato contratto a giugno sul 3% di Generali. Titoli opzionati per non farsi “sorprendere” dai rivali di Trieste in un’eventuale controscalata; la stessa Intesa aveva definito allora «finanziaria e temporanea» l’operazione. Ora si sarebbe impegnata a venderli, mantenendo solo il 13,3% ora di Mediobanca.

L’altro filone del parere riguarda le misure comportamentali sulla governance del Leone: che però dovrebbero limitarsi alla nomina di consiglieri del tutto “indipendenti” nel cda Generali da parte di Intesa, quando sarà, per evitare scambi di flussi informativi tra i due gruppi. Proprio il garante, nel motivare l’avvio dell’istruttoria, ha scritto che l’Opas determinerà «legami strutturali» tra i due gruppi, e che «l’incentivo di Intesa a competere aggressivamente con Generali potrebbe risultare significativamente attenuato». Tuttavia le misure, se confermate, non accolgono i rilievi critici sollevati da Mps e da Generali, che con distinte memorie inviate a luglio avevano dubitato dello status di «mero investimento finanziario» già per la quota di Mediobanca nel Leone, e paventato una prossima «influenza significativa di Intesa su Generali», anche in assenza di un «controllo formale».

Nonostante ciò, a quanto risulta a Repubblica, i vertici di Generali nelle settimane scorse hanno scritto all’Antitrust europeo, per segnalare l’operazione di concentrazione di Intesa Sanpaolo e sollecitare un intervento. Una mossa indirettamente confermata dalle parole di Giancarlo Fancel, ceo di Generali Italia, ieri: «Sotto il profilo della concorrenza è importante che tutte le implicazioni per la nostra attività siano valutate da tutte le autorità competenti italiane ed europee». Al momento nessuna risposta da Bruxelles.

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