✕

Il governatore Fontana prova a soccorrere Giorgetti. I salviniani all’attacco di Bertolaso

Ascolta l'audio

Attilio Fontana difende le politiche di bilancio del titolare del Mef, mentre nella Lega continua il fuoco incrociato
2 minuti di lettura

MILANO – La difesa è tutta politica, con il Federale di oggi all’orizzonte. E visto lo scontento che negli ultimi giorni per la manovra serpeggia nel Carroccio, sul fronte di quota 64 e flat tax: per entrambe, per Matteo Salvini e i suoi, si sarebbe fatto troppo poco. Tanto che, nella Lega ancora infuocata in barba al congresso che doveva pacificare, sul banco degli imputati ora si ritrova il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Per il quale, allora, scende in campo il governatore lombardo Attilio Fontana, da mesi con l’ormai (quasi) ex capogruppo al Senato Massimiliano Romeo in prima linea per chiedere più attenzione al Nord. «Chi può negare i meriti del ministro Giancarlo Giorgetti, riconosciuto in tutto il mondo come il miglior ministro del governo?», chiede allora il numero uno di Palazzo Lombardia, con un’implicita provocazione che sembra parlare anche a chi, nel partito, avrebbe addirittura messo in dubbio la ricandidatura del ministro dell’Economia.

MILANO – La difesa è tutta politica, con il Federale di oggi all’orizzonte. E visto lo scontento che negli ultimi giorni per la manovra serpeggia nel Carroccio, sul fronte di quota 64 e flat tax: per entrambe, per Matteo Salvini e i suoi, si sarebbe fatto troppo poco. Tanto che, nella Lega ancora infuocata in barba al congresso che doveva pacificare, sul banco degli imputati ora si ritrova il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Per il quale, allora, scende in campo il governatore lombardo Attilio Fontana, da mesi con l’ormai (quasi) ex capogruppo al Senato Massimiliano Romeo in prima linea per chiedere più attenzione al Nord. «Chi può negare i meriti del ministro Giancarlo Giorgetti, riconosciuto in tutto il mondo come il miglior ministro del governo?», chiede allora il numero uno di Palazzo Lombardia, con un’implicita provocazione che sembra parlare anche a chi, nel partito, avrebbe addirittura messo in dubbio la ricandidatura del ministro dell’Economia.

«In questi anni il governo Meloni ha affrontato sfide inusuali, da guerre e fibrillazioni sull’energia alla crisi di Hormuz, trovando risorse adeguate nonostante la pesante eredità del precedente esecutivo. Gli effetti del reddito di cittadinanza e del Superbonus pesano tuttora sui conti: le politiche demagogiche della sinistra hanno scaricato i costi sulle future generazioni», continua allora Fontana. Per poi ricordare, con un monito abbastanza netto ai compagni di partito, che «nonostante ciò, qualcuno ha lavorato per proteggere il Paese», e il nome e cognome del titolare del Mef è anche superfluo farlo. «I risultati sono evidenti: debito pubblico in calo di quasi 5 punti, obiettivo europeo del 3 per cento sfiorato per pochi decimali, spread ai minimi storici, successo dei titoli di Stato e crescente fiducia internazionale — rimarca ancora Fontana — . Questo ha permesso di aumentare i fondi per la sanità, pagare le pensioni, sostenere il manifatturiero e tagliare le tasse».

Il tema della sanità e lo scontro con Bertolaso

Attenzione, questo non vuol dire che la Lombardia non sia perplessa per alcuni passaggi della manovra: due giorni fa anche il Pirellone ha firmato la richiesta al governo da tutte le Regioni di rivedere le cifre, con alcuni pronti a paventare un ricorso alla Consulta. Perché «sul tema sanità, l’obiettivo comune di Regioni e governo è mantenere inalterati i livelli di prestazione ai cittadini, in coerenza con la politica economica prudente dell’esecutivo, che ha aumentato gli stanziamenti dopo quindici anni di tagli della sinistra», sempre Fontana. E che ci siano fibrillazioni lo dimostrano anche le parole dell’assessore al Welfare dello stesso Fontana, Guido Bertolaso, che al numero uno di Palazzo Lombardia è legato da un patto di ferro. «Leggo che qualcuno ha chiesto quattro miliardi per una questione relativa alle pensioni a 64 anni. Quei quattro miliardi, se fossero destinati alla sanità, credo che sarebbero un gesto apprezzato da tutti i cittadini», Bertolaso dixit. E via un altro putiferio dentro la Lega, «non si possono depredare i pensionati per finanziare la sanità», replica il salviniano doc Emanuele Monti, che siede nell’aula regionale lombarda e del Carroccio è responsabile della sanità.

L’attacco più duro a Bertolaso arriva però da un altro dei big leghisti lombardi, Davide Caparini, che al Pirellone presiede la commissione Bilancio ed è marito di Silvia Sardone, punta di diamante di Salvini che la vuole sindaco a Milano. «Avevo capito che Bertolaso nella giunta lombarda avesse un ruolo tecnico e non politico, anche perché non si è mai candidato e quindi non ha mai preso un voto in vita sua», affonda Caparini. E ancora: «C’è la legittima aspirazione dei cittadini ad andare in pensione e di essere curati, in Lombardia, senza interminabili liste d’attesa. Prima di fare politica sulle pensioni, Bertolaso faccia funzionare ciò che ha in carico», sentenzia Caparini, il cui papà Bruno è stato tra i fondatori del partito, e a Umberto Bossi fece scoprire Ponte di Legno. Ma questa, nella Lega odierna che continua a ribollire, è tutta un’altra storia.

Leggi i commenti