L’acciaio italiano nelle mani dei fratelli Jindal
di Raffaele LorussoIl futuro della siderurgia italiana passa da Nuova Delhi. Due poli storici dell’acciaio nazionale, Piombino e Taranto, si ritrovano appesi alle scelte di due gruppi indiani della stessa famiglia: Jsw di Sajjan Jindal e Jindal Steel International del fratello Naveen. L’aggravarsi delle conseguenze del conflitto con la Russia costringe gli ucraini di Metinvest a rivedere la propria presenza nel complesso siderurgico di Piombino. Ieri, nel vertice al ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’ad di Metinvest Adria, Luca Villa, ha spiegato che il gruppo sta esaminando alcune offerte e che presto sarà in grado di individuare una soluzione sostenibile sul piano industriale e finanziario. L’obiettivo è restare in Toscana, sia pure con una partecipazione societaria ridotta. Non va escluso, però, il disimpegno totale. A subentrare a Metinvest potrebbero essere proprio gli indiani di Jsw, che a Piombino hanno già sottoscritto un accordo di programma.
Attesa per l’ex Ilva
Il futuro dell’ex Ilva potrebbe essere più chiaro nei prossimi giorni. La scadenza della presentazione delle offerte vincolanti è fissata alla mezzanotte di domenica. La cordata di 15 imprese guidata da Federacciai non ha ancora sciolto i dubbi sulla sua partecipazione. Ieri il presidente Antonio Gozzi è stato ricevuto a Palazzo Chigi e non si esclude che qualche big della cordata, come Arvedi, possa scendere in campo da solo. Il fondo statunitense Flacks assicura di avere un progetto per Taranto, ma non è chiaro se presenterà un’offerta. L’unico interlocutore resta Jindal Steel International. Dopo lo spegnimento dell’area a caldo, il gruppo indiano punta a una mini-Ilva senza ciclo integrale, con i soli laminatoi e 3-4 mila addetti. Due fratelli, due dossier, un rischio comune: che il rilancio dell’acciaio italiano si traduca in un ridimensionamento. Con lo Stato chiamato in causa affinché entri come socio.