Crescita e mercati appesi all’IA, la scommessa che scuote il mondo
di Filippo SantelliROMA – C’è chi la definisce la più grande scommessa economica della storia americana. E, aggiungiamo noi per estensione, della storia globale. Si gioca qui, ora, davanti ai nostri occhi: è l’Intelligenza artificiale. Non ci credete? Qualche giorno fa un economista della Columbia, Stijn Van Nieuwerburgh, ha calcolato che gli investimenti previsti negli Stati Uniti per costruire centri dati costeranno fino al 2032 circa 3,6 punti di Pil, oltre 10mila miliardi, superando quelli di ogni altro boom infrastrutturale della modernità: le ferrovie di fine ’800 – con la loro catastrofica bolla – i canali navigabili, l’elettrificazione, le reti di telecomunicazione. Qualcuno ha stime un po’ più basse, qualcuno più alte, resta l’enormità della scommessa: non solo che l’IA sia una tecnologia rivoluzionaria, ma che garantisca a chi quell’infrastruttura la sta costruendo, dai colossi di Big Tech in giù, ritorni sufficienti. Dall’esito dipende il destino dei mercati finanziari, ma anche dell’economia…
ROMA – C’è chi la definisce la più grande scommessa economica della storia americana. E, aggiungiamo noi per estensione, della storia globale. Si gioca qui, ora, davanti ai nostri occhi: è l’Intelligenza artificiale. Non ci credete? Qualche giorno fa un economista della Columbia, Stijn Van Nieuwerburgh, ha calcolato che gli investimenti previsti negli Stati Uniti per costruire centri dati costeranno fino al 2032 circa 3,6 punti di Pil, oltre 10mila miliardi, superando quelli di ogni altro boom infrastrutturale della modernità: le ferrovie di fine ’800 – con la loro catastrofica bolla – i canali navigabili, l’elettrificazione, le reti di telecomunicazione. Qualcuno ha stime un po’ più basse, qualcuno più alte, resta l’enormità della scommessa: non solo che l’IA sia una tecnologia rivoluzionaria, ma che garantisca a chi quell’infrastruttura la sta costruendo, dai colossi di Big Tech in giù, ritorni sufficienti. Dall’esito dipende il destino dei mercati finanziari, ma anche dell’economia reale, visto che la corsa all’IA sta dando una spinta a buona parte del mondo avanzato, controbilanciando gli effetti negativi dello shock energetico: il Fondo monetario ha scritto che un crollo di investimenti e quotazioni sottrarrebbe alla crescita globale oltre un punto di Pil.
ll grande debito di Big Tech
La scommessa, insomma, direttamente o di riflesso, ci coinvolge tutti. Troppo grande per fallire, il prodotto dell’eufor-IA generata negli ultimi quattro anni dal complesso tecno-finanziario. Partiamo da Wall Street, dove dal 2022 – il momento in cui ChatGpt fu rivelato al mondo – il peso dei titoli legati all’IA è salito dal 26 al 49% dell’S&P500. Li conosciamo: Nvidia, Microsoft, Google, Meta, Amazon, SpaceX & Co un record dopo l’altro hanno alimentato un ciclo di Borsa pirotecnico, in un Paese dove anche l’uomo della strada investe sui mercati. La ricchezza finanziaria delle famiglie americane nello stesso periodo è raddoppiata, a 63mila miliardi, sostenendone non poco la capacità di spesa.
Il rischio però non è solo un crollo dei mercati, di cui giovedì scorso si è avuta un’avvisaglia. Da qualche tempo infatti i campioni di Big Tech, abituati a disporre di sconfinate riserve liquide grazie ai loro business dorati, hanno iniziato a finanziare i maxi investimenti a debito. Solo quest’anno ne hanno emesso per 200 miliardi di dollari, coinvolgendo così nell’azzardo anche il mondo del credito, bancario e privato. Nel 1873, quando scoppiò la bolla delle ferrovie, il contagio passò da lì.
L’impatto sulla crescita
Si vince o si perde, con l’IA, anche nell’economia reale. Secondo la Fed nei primi nove mesi del 2025 il boom di investimenti in centri dati e chip ha contribuito a oltre un terzo della solida crescita americana. Con un boom di impiego lungo la filiera, dai carpentieri agli ingegneri. L’impatto positivo però si sente anche fuori dagli States. In Cina, dove l’aumento delle esportazioni è trascinato dall’elettronica, in Corea, repubblica fondata sui chip, in una certa (inferiore) misura pure in Europa, ha detto il capoeconomista della Bce.
Capito la posta in gioco? Capito perché, anche volendo salvare l’umanità dalla IA-pocalisse, rallentare è difficile? Ora per vincere l’enorme scommessa servono ritorni altrettanto enormi. Le stime qui variano da 5 al 14% del Pil, una bella forchetta, ma comunque cifre inedite, lontanissime da quelle – pur in crescita – che oggi l’IA sta generando. Aggiungeteci i dubbi sulla velocità di adozione, sulla concorrenza low cost cinese e, soprattutto, sulla capacità dei padroni dei centri dati di catturare il valore della rivoluzione, cosa che un secolo e mezzo fa non riuscì ai colossi delle ferrovie. Sintetizza il seguito economista Noah Smith, pure un tecno-ottimista: «L’IA cambierà il mondo, ma prima potremmo avere un po’ di caos economico e finanziario».