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Superbonus, idea deroga per le piccole imprese

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Il governo valuta la modifica solo per crediti limitati, resta il nodo banche. Cisl e Schlein all’attacco della manovra
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ROMA - Una deroga per le piccole e medie imprese. Un ritocco, nulla di più. Almeno per ora. Alle prese con la protesta di professionisti, costruttori e banche contro il Superbonus a rate, il governo mette sul tavolo l’idea di un esonero dalla stretta della manovra che spalma le compensazioni fiscali riconosciute per il 2027 in dieci anni, fino al 2036. L’obbligo, quindi, non scatterebbe per i crediti fino a un certo importo, ancora da stabilire: la forchetta oscilla tra 100mila e 200mila euro.

L’introduzione di una franchigia riconoscerebbe ai “piccoli” una compensazione integrale, l’anno prossimo. Per questa platea circoscritta, quindi, niente paletti sui crediti per i lavori del 2023 ceduti o scontati in fattura. Per tutti gli altri, invece, resterebbe in vigore l…

ROMA - Una deroga per le piccole e medie imprese. Un ritocco, nulla di più. Almeno per ora. Alle prese con la protesta di professionisti, costruttori e banche contro il Superbonus a rate, il governo mette sul tavolo l’idea di un esonero dalla stretta della manovra che spalma le compensazioni fiscali riconosciute per il 2027 in dieci anni, fino al 2036. L’obbligo, quindi, non scatterebbe per i crediti fino a un certo importo, ancora da stabilire: la forchetta oscilla tra 100mila e 200mila euro.

L’introduzione di una franchigia riconoscerebbe ai “piccoli” una compensazione integrale, l’anno prossimo. Per questa platea circoscritta, quindi, niente paletti sui crediti per i lavori del 2023 ceduti o scontati in fattura. Per tutti gli altri, invece, resterebbe in vigore l’obbligo previsto dalla legge di bilancio, che nel 2027 permetterà di utilizzare le compensazioni per i crediti d’imposta previste per l’anno prossimo nella misura di 2 miliardi invece che 20,5. I restanti 18,5, infatti, verranno differiti: il recupero fiscale si completerà solo nei successivi nove anni. Un po’ alla volta, dato che la quota annuale della compensazione sarà di un paio di miliardi.

L’esenzione per le piccole e medie imprese e per i professionisti che hanno in pancia una quota relativamente bassa di crediti non spegnerebbe però le polemiche. Grandi costruttori e banche, infatti, resterebbero interessati dalla stretta. Per loro non sono in cantiere novità, almeno per il momento. Per due ragioni.

La prima è legata all’obiettivo dell’intervento calato nella Finanziaria: la dilazione delle compensazioni genera un effetto virtuoso sui conti pubblici. Spalma il peso del Superbonus sul debito. Non più su un anno (il prossimo), ma su dieci. Meno fabbisogno, meno titoli di Stato da emettere. Lo stralcio della stretta inciderebbe negativamente sul percorso di risanamento, annotano fonti di governo.

La seconda motivazione che spinge l’esecutivo a valutare, per ora, solo modifiche circoscritte è di natura politica. Il ragionamento che circola ai piani alti recita grosso modo così: smontare la manovra ad appena dieci giorni dal via libera del Consiglio dei ministri certificherebbe il fallimento delle scelte prese. Riguarda il Superbonus, ma anche altre richieste – dalla scuola alla sanità – che arrivano da più parti. Anche dalla maggioranza, che continua a premere per allargare il perimetro della manovra. Alla pensione a 64 anni, la Lega ha aggiunto nelle ultime ore «almeno 10mila uomini» per l’operazione Strade sicure e il rifinanziamento del fondo per il sostegno all’affitto dei genitori separati e divorziati.

A chiedere di cambiare direzione è anche la Cisl. La leader Daniela Fumarola mette nel mirino «tre scelte davvero gravi»: l’estensione della flat tax, la stretta sulle rivalutazioni delle pensioni e i tagli alla scuola. La legge di bilancio «va riscritta» perché – chiosa la segretaria del Pd Elly Schlein – «non risponde ai bisogni dei cittadini». I Comuni sono in allarme, le assicurazioni protestano. La manovra è sotto assedio.

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