Economia

LA TENDENZA

Fondi attivi o passivi? È meglio il mix

LA TRADIZIONALE OPPOSIZIONE TRA I DUE PRODOTTI È ORMAI SUPERATA UNA RICERCA DI BLACKROCK-ISHARES TRA 35 SOCIETÀ EUROPEE

2 minuti di lettura
<p>Milano L a tradizionale opposizione tra fondi attivi e passivi è ormai superata. A sottolinearlo è una ricerca di BlackRock-iShares sul tema dell’asset allocation, condotta tra 35 società europee con asset in gestione (Aum) per 2.400 miliardi di euro e operative in vari segmenti del mercato, dal wealth alla consulenza. Secondo lo studio, infatti, il tradizionale antagonismo tra fondi attivi e passivi ha lasciato il posto alla preferenza da parte degli investitori istituzionali per un mix tra le due tipologie di prodotto in base ai vari obiettivi di investimento; un trend che dovrebbe proseguire anche in futuro. «La discussione ora non riguarda più la contrapposizione tra attivo e passivo quanto, piuttosto, le proporzioni con cui gli investitori combinano i due stili nella costruzione dei loro portafogli», conferma David Gardner, head of sales di iShares per l’area Emea. A spingere il nuovo trend anche la crescita dei prodotti indicizzati che negli anni hanno registrato flussi netti costanti, mentre il settore della gestione attiva ha vissuto uno dei suoi periodi più difficili. In termini di patrimonio gestito, gli Etf e i fondi comuni passivi hanno registrato un incremento del 100% negli ultimi sei anni. «L’indicizzazione, attraverso fondi comuni indicizzati o Etf, rappresenta attualmente oltre l’11% del patrimonio in gestione (Aum) dell’industria del risparmio gestito europeo. Questa crescita ha contribuito ad aumentare la combinazione tra gestione attiva e indicizzata all’interno del mix di strategie di investimento», sottolinea Steve Cohen, head of investment strategies and insights di iShares per l’area Emea. Situazione opposta, invece, per i fondi attivi che dal 2007 al marzo di quest’anno hanno registrato un bilancio pari a zero a causa dei significativi riscatti nel 2008 e 2011. In particolare, dalla ricerca emergono tre diverse tipologie di investitori: “Attivamente attivo”, ossia il 30% degli intervistati è orientato alla generazione di alpha per i propri clienti attraverso la selezione dei titoli e un’indubbia preferenza per la gestione attiva; “Favorevole al mix”, cioè il 25% degli intervistati sta utilizzando prodotti passivi per l’esposizione tattica e sta adottando un approccio globale al mix; infine, “Allocatore agnostico” (45% degli intervistati) che considera l’asset allocation un elemento chiave per la gestione, considerando però il tipo di strumento utilizzato per la sua implementazione (sia esso attivo o indicizzato) un aspetto secondario. Diversi i fattori che vengono indicati nella ricerca come elementi chiave che hanno guidato i cambiamenti nell’industria del risparmio finora e che in futuro probabilmente accelereranno il ritmo di fusione sia a livello di strumenti attivi-passivi, che di stili di investimento. Tra questi, le richieste dei clienti, che cercano sempre più spesso soluzioni a basso costo con potenzialità di guadagno parametrate a un determinato livello di rischio; i costi (i fondi attivi sono più dispendiosi rispetto a quelli passivi); le dinamiche di mercato e la regolamentazione. (s.d.p.) I clienti cercano sempre più spesso soluzioni a basso costo con potenzialità di guadagno </p>