Economia

Il telefonino paga il conto
ma ai locali non piace

Due milioni e mezzo di smartphone vengono già usati oggi come borsellini elettronici, con grande soddisfazione. Ma c'è un ostacolo: la scarsa predisposizione da parte dei negozianti

3 minuti di lettura
Due milioni e mezzo di telefonini in grado di trasformarsi in borsellini elettronici. Pochi Paesi possono vantare “l’infrastruttura” italiana in termini di pagamenti mobili, una dotazione che pone le premesse per fare della Penisola un esempio da seguire in tutta Europa, con ricadute positive in termini di efficienza del sistema, riduzione dei costi operativi e contrasto all’evasione fiscale. Così, in un Paese come il nostro che pure conta oltre il 90% di pagamenti in contanti, si potrebbe presto assistere a una rivoluzione in grado di cambiare abitudini consolidate. La chiave di volta è nella diffusione di smartphone Nfc, tecnologia che consente di pagare alla cassa del negozio, semplicemente avvicinandovi il cellulare. A questo punto è sufficiente un click sul telefonino per attivare la transazione. Servizi di questo tipo sono già attivi con buoni riscontri in diverse città italiane, considerato che l’opzione abbina alla comodità di avere denaro sempre a portata di mano, con la prospettiva di inserire in memoria anche le carte di credito o i punti fedeltà del supermarket o della stagione di rifornimento del carburante.

“La nuova era del mobile payment” è il titolo di una ricerca presentata da Gfk-Euriko in occasione dell’ultimo Mediolanum Innovation Forum, che offre indicazioni interessanti su come si sta sviluppando questo segmento di mercato e sui possibili filoni di sviluppo nel futuro prossimo. Il 95% degli intervistati tra coloro che hanno sperimentato la soluzione Nfc si dice soddisfatto del servizio che sta utilizzando (nello specifico, il 22% lo reputa soddisfacente e il 75% più che soddisfacente), un’ampia maggioranza che pone le basi per una diffusione su larga scala di questi strumenti. Come si è visto per la prima ondata dei telefonini e anche per Internet, è infatti il passaparola l’arma più importante per trasformare l’innovazione in un fenomeno di massa, capace di conquistare anche coloro che in una prima fase ne restano distanti per difficoltà nel comprenderne le potenzialità o per riserve mentali legati alla sicurezza. Lo scenario cambia quando agli utenti viene richiesto di indicare il livello di soddisfazione per il livello di accettazione del nuovo servizio presso gli esercenti.

La maggioranza degli intervistati si dice soddisfatta, ma con una quota che non supera il 56%, a indicare uno dei principali ostacoli al definitivo decollo dei pagamenti in mobilità nel nostro Paese. Se infatti ci sono gli strumenti e la volontà degli utenti, ma manca la predisposizione dei negozianti ad accettare i pagamenti mobili, il sistema rischia di incepparsi. Eppure la gestione del contante è un problema per tutti, a partire dai negozianti e gli utenti (entrambe le categorie sono soggette al rischio di contraffazione e rapine), per proseguire con le banche (costi di amministrazione), con queste ultime che a loro volta tendono a scaricare i costi sugli utenti, vale a dire ancora cittadini e imprese. Queste considerazioni dovrebbero consentire di superare le resistenze che sono soprattutto di tipo economico, come dimostra il fatto che molti piccoli commercianti, gli artigiani e i professionisti non dispongono di Pos tradizionale, e men che meno appaiono disposti a dotarsi di terminali per i pagamenti di prossimità.

Una spinta in tal senso potrebbe arrivare dall’evoluzione normativa, che sempre più spinge per una diffusione dei pagamenti elettronici anche in un’ottica di tracciabilità, utile a combattere Conforta, invece, constatare che il 66% si dica sicuro di essere disposto a pagare un canone da un euro al mese per usufruire del servizio. Sicuramente l’indicazione di una somma ridotta ha influito sulla quantità di risposte positive, anche se già la predisposizione a un salto concettuale dal “tutto gratis” di oggi all’eventualità di corrispondere un piccolo canone è un buon viatico per garantire una crescita sostenibile al settore, caratterizzata da un progressivo miglioramento del servizio, abbinato a una progressiva semplificazione delle procedure. L’interesse verso il mobile payment è notevole soprattutto in materia di micropagamenti (fino a 25 euro), come conferma anche la scelta degli esercizi commerciali da parte degli intervistati: al primo posto figurano infatti i tabaccai, i bar e le edicole, seguiti dai servizi di trasporto come tram, ferrovie e bus, dai parcheggi e dai distributori elettronici.

Secondo Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di strategia di Sda Bocconi, la crescita del mobile payment non può essere inquadrata solo come un trend economico, ma assume rilevanza sociale per le informazioni associate e la possibilità di creare relazioni non solo tra cliente ed esercente, ma anche tra gli stessi clienti, come dimostra il successo dei gruppi d’acquisto. Al tempo stesso l’economista sottolinea il ruolo della monetica mobile come continuazione del retail banking con altri mezzi, «perché consente di mantenere un rapporto frequente e sistematico con merchant e titolari, ed è l’unica forma di dialogo permanente tra banca e cliente». Un ragionamento che impone agli stessi istituti di credito di ridisegnare i processi per trasformare progressivamente la monetica nel ruolo di piattaforma di banking relazionale.