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Istruzione, l’Italia torna a investire

IL TAGLIO DELL’IMU NON HA COMPORTATO DECURTAZIONI NEL BILANCIO DEL MIUR PERÒ IL BELPAESE SCONTA UN DEFICIT DI RISORSE RISPETTO ALLA MEDIA OCSE E ADESSO ARRIVANO I FONDI
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<p>MIlano S e la scuola è lo specchio di un Paese, l’immagine riflessa che ne esce dell’Italia non è certo delle migliori. Ci si può nascondere dietro le difficoltà dei conti pubblici, che con un debito di oltre 2mila miliardi di euro e pari ormai al 130% del Prodotto interno lordo non lasciano spazi per sogni di grandezza. Eppure anche nelle situazioni di difficoltà, senza investimenti, soprattutto su ricerca e innovazione, è difficile uscire dalla crisi. E l’Italia si trova ora in un momento cruciale, quello di dover scegliere quali spese tagliare. Sono decisioni che peseranno sul futuro e sulla prossima evoluzione del Paese. «Il Miur (ovvero il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, n.d.r.) è stato l’unico ministero che non ha contributo alla spending review per la copertura dell’Imu», ha scritto con entusiasmo su Twitter il ministro …
<p>MIlano S e la scuola è lo specchio di un Paese, l’immagine riflessa che ne esce dell’Italia non è certo delle migliori. Ci si può nascondere dietro le difficoltà dei conti pubblici, che con un debito di oltre 2mila miliardi di euro e pari ormai al 130% del Prodotto interno lordo non lasciano spazi per sogni di grandezza. Eppure anche nelle situazioni di difficoltà, senza investimenti, soprattutto su ricerca e innovazione, è difficile uscire dalla crisi. E l’Italia si trova ora in un momento cruciale, quello di dover scegliere quali spese tagliare. Sono decisioni che peseranno sul futuro e sulla prossima evoluzione del Paese. «Il Miur (ovvero il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, n.d.r.) è stato l’unico ministero che non ha contributo alla spending review per la copertura dell’Imu», ha scritto con entusiasmo su Twitter il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza. Per compensare il mancato gettito della tassa sulla prima casa, il governo ha dovuto rivedere 35 capitoli di spesa per quasi un miliardo di euro. E in effetti il Miur non è stato colpito, anche perché da tagliare era rimasto ben poco. L’ultimo calcolo delle sforbiciate governative al settore, le ha fatte l’associazione Save the children, che nei giorni scorsi ha pubblicato una ricerca/sondaggio, commissionato alla Ipsos, in cui stima che tra il 2008 e il 2011 l’austerity dei vari governi ha portato via 8,4 miliardi di euro alla scuola. Oggi l’Italia spende per l’istruzione il 4,7% del Pil rispetto al 6,3% della media dei Paesi Ocse. Che senza una scuola ben strutturata non si vada da nessuna parte, lo sa perfino il governo, tanto che il primo giorno di scuola il ministro ha lanciato il suo messaggio: «Oggi si comincia ad aprire l’anno scolastico, è un giorno in cui “riparte l’istruzione”. Se riparte l’istruzione, riparte l’Italia». E l’inizio dell’anno scolastico è stato scelto per varare il decreto Scuola, un provvedimento che quando sarà a regime, ovvero a partire dal 2015, porterà al settore circa 400 milioni di euro. «L’applicazione della Costituzione sul diritto allo studio è all’inizio del nostro provvedimento. Ci interessa ricominciare a investire sulla scuola e l’istruzione dopo anni di tagli perché sono il centro per il rilancio del nostro Paese. Abbiamo messo a punto alcune prime risposte, ne verranno altre», ha commentato il premier Enrico Letta. Per il 2013 sono previsti fondi per 13 milioni, che saliranno a 305 per il 2014 e a 400 per il 2015. Tra le misure più attese, è prevista l’assunzione di oltre 26mila docenti di sostegno per gli oltre 52mila alunni che attualmente sono assistiti da docenti che cambiano ogni anno. Per i precari, invece, il governo si impegna a un piano triennale di immissioni in ruolo di 69mila docenti e 16mila Ata (Ausiliari tecnici e amministrativi). La copertura della spesa arriverà dalle accise sugli alcolici, una scelta che fa coppia con l’estensione del divieto di fumo a scuola, anche nelle aree all’aperto, e all’uso della sigaretta elettronica nei locali chiusi. I sindacati hanno apprezzato la scelta dell’esecutivo, perché hanno intuito un’inversione di tendenza rispetto ai governi precedenti. Il decreto sulla scuola «è un primo passo per invertire le politiche degli ultimi anni, che hanno devastato il sistema d’istruzione e ricerca del nostro Paese. In attesa di analizzare i contenuti del decreto e la congruità delle risorse stanziate, possiamo affermare che s’iniziano a raccogliere i primi frutti delle tante iniziative per ridare valore e dignità all’intero sistema della conoscenza e per garantire a tutti il diritto al sapere», è stato il commento di Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, che però non risparmia le critiche. «Sulla base delle dichiarazioni del governo è condivisibile lo sforzo per migliorare il Welfare studentesco, l’eliminazione del bonus maturità, la riduzione dei costi dei libri di testo, gli ulteriori interventi per l’edilizia scolastica e per la lotta alla dispersione -sostiene Pantaleo anche se le risorse risultano ancora scarse». I finanziamenti andranno a finire in diversi capitoli di spesa. Quanto al welfare dello studente, sono previsti 100 milioni per aumentare il fondo per le borse di studio degli universitari, 15 milioni per le spese di trasporto e ristorazione degli studenti meritevoli, ma in difficoltà economiche, 15 milioni per il wi-fi nelle scuole secondarie e 6 milioni per borse di studio per l’alta formazione artistica. Una vera rivoluzione, avverrà per i libri di testo, grazie alla quale gli studenti potranno utilizzare vecchi manuali e i professori assemblare i libri a seconda delle proprie esigenze didattiche. Inoltre vi saranno 8 milioni (2,7 nel 2013 e 5,3 nel 2014) per l’acquisto da parte di scuole secondarie di manuali ed e-book da offrire in comodato d’uso agli studenti in difficoltà economica. Per combattere la dispersione scolastica viene previsto lo stanziamento di 15 milioni, destinati a sostenere un programma di didattica integrativa e altri 6,6 milioni per l’orientamento degli studenti della scuola secondaria di secondo grado. Al miglioramento dell’offerta formativa, invece, andranno 13,2 milioni per potenziare l’insegnamento della geografia generale ed economica e 3 milioni per finanziare progetti didattici nei musei e nei siti di interesse storico, culturale e archeologico. Chi poi vorrà donare i propri beni a università e istituti di alta formazione artistica si troverà nella propria dichiarazione dei redditi una detrazione fiscale al 19%. Per l’edilizia scolastica viene stabilito che per ristrutturazioni o costruzione di nuovi edifici le regioni potranno contrarre mutui trentennali a tassi agevolati con la Bei, la Banca di sviluppo del consiglio d’Europa, la Cassa depositi e prestiti e con istituti bancari. Infine nel 2014 arriveranno 10 milioni per la formazione del personale scolastico, 10 milioni per l’accesso gratuito dei docenti nei musei italiani e 3 milioni per gli istituti superiori di studi musicali. Al miglioramento dell’offerta formativa andranno 13,2 milioni per geografia generale ed economica Tra il 2008 e il 2011 l’austerity ha portato via 8,4 miliardi di euro alla scuola. Oggi l’Italia spende il 4,7% del Pil rispetto al 6,3% della media Ocse </p>