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Internet, il segnale che viene dalla stratosfera

SI FRONTEGGIANO I PROGETTI DI GOOGLE, FACEBOOK ED ELON MUSK: TUTTI E TRE PREVEDONO L’INVIO IN ORBITA DI SATELLITI O DRONI IN GRADO DI IRRADIARE IL TERRITORIO SOTTOSTANTE CON CONNESSIONI ULTRAVELOCI

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<p>U na rete spaziale di 700 minisatelliti- ripetitori, da lanciare in orbita per portare l’accesso ad Internet nelle zone più remote e cancellare il digital divide. E’ l’ambizioso obiettivo di Elon Musk, il miliardario fanatico della tecnologia famoso per aver cofondato il servizio di pagamenti PayPal e per aver creato Tesla, l’auto elettrica americana. Allo spazio già aveva guardato con SpaceX, società di trasporto aerospaziale fondata nel 2002 con l’ambizione di diventare un carrier siderale privato. Il nuovo progetto di Musk non è però in solitaria: ad affiancarlo sarà Greg Wyeler, fondatore di WorldvuSatellites Ltd ed ex manager di Google. Dal quale si è allontanato proprio per disaccordi sulla strategia spaziale. Ora il progetto per fornire l’accesso web attraverso satelliti entra in competizione sia con Google che con Facebook. La questione del digital divide è sempre più importante: su una popolazione mondiale di 7,1 miliardi di persone, sono poco meno di tre miliardi quelle con accesso alla Rete. Il 61% degli abitanti del pianeta è tagliato fuori dal web. Un’immensa platea di potenziali clienti cui i produttori di contenuti web guardano con interesse, ma che costerebbe troppo collegare attraverso la creazione di reti tradizionali, siano esse cavo, cellulari o Wi-Max, lo standard per la banda larga wireless la cui diffusione, negli ultimi anni, è stata oscurata dall’arrivo delle connessioni 3g e 4g per smartphone e tablet. La corsa alla conquista dello spazio da parte dei giganti di Internet è iniziata. L’idea della connessione diffusa da dispositivi orbitali (o quasi) è stata annunciata da Google e Facebook. I due giganti hanno presentato altrettanti progetti per diffondere la rete da droni in volo nella stratosfera: l’acquisizione di TitanAerosapace da parte di Google, che ha battuto sul tempo il social network di Zuckerberg, è stata strumentale a questo obiettivo. Che è l’obiettivo anche di Internet.Org, una partnership fondata da Zuckerberg per rendere Internet accessibile ai due terzi della popolazione mondiale non ancora connessi attraverso la normale rete telefonica e, soprattutto, i droni volanti. I prototipi illustrati a marzo di quest’anno dal fondatore di Facebook, alimentati con energia solare, dovrebbe essere attivi nel prossimo futuro, portando la connessione dove povertà o conformazione territoriale non lo permettono. Google, oltre a puntare sui droni sta lavorando su due altri progetti per portare Internet nella stratosfera. Il primo, simile a quello di Musk, è per via satellitare: la società di Mountain View ha investito 3 miliardi di dollari per mettere in orbita 180 satelliti-ripetitori. Google ha stretto un accordo con la Nasa, per utilizzare un campo d’aviazione spaziale della Silicon Valley e sperimentare nuove frontiere con un ulteriore investimento di 200 milioni di dollari. Dal 2013, inoltre, Google lavora al suo Project Loon, che punta a costruire una rete globale grazie a speciali palloni aerostatici, fluttuanti nella stratosfera e dotati di trasmettitori dati. I palloni, dal diametro di 15 metri, sono realizzati con un involucro di plastica ultra-resistente ma leggerissimo, spesso meno di un decimo di millimetro. Alimentati a pannelli solari, sono forniti di radio, antenne, computer di volo, sistema di controllo dell’altitudine che li tiene nella stratosfera al di sopra delle rotte aeree normali, e possono fornire agli abitanti delle zone sottostanti velocità di connessione comparabili o superiori a quelle delle reti dati cellulari di terza generazione. Il progetto di Musk, quindi, è destinato a scontrarsi con concorrenti di elevato calibro. Ma la vera sfida è rendere economicamente percorribile la strada satellitare: la prima a tentare di lanciare segnali dallo spazio fu infatti la Iridium, nell’ormai lontano 1998. L’avventura della società americana, però, non ebbe un lieto fine: il costo eccessivo dei ripetitori satellitari necessari e dei servizi di connessione portarono al fallimento già nel 1999. Ma Musk è sicuro di poter fare meglio, e di poter inviare i suoi 700 satelliti in orbita con una spesa di appena 1 miliardo. A sinistra uno degli esperimenti del “ Project Loon” di Google: i palloni aerostatici stratosferici destinati ad irradiare il segnale di Internet </p>