Vincent Bollorè è arrivato in Italia con la fama di raider. Del finanziere bretone non si dimenticano le scorribande borsistiche in Francia, i blitz con i quali è diventato capo di un conglomerato che conta 56mila dipendenti e una sanzione Consob per operazioni sui titoli Premafin. Ma il raider è anche un accorto gestore, che sa lavorare di sponda senza pensare a sostituire in proprio il manovratore. Meglio controllarlo da lontano. Arrivato in Mediobanca, di cui è azionista rilevante, fiuta infatti l’aria e benedice l’ascesa di Cesare Geronzi. Lo sosterrà anche quando il banchiere romano farà rotta su Generali, appoggiandolo contro Antoine Bernheim, operazione che gli costerà una dolorosa rottura con il vecchio mentore: ma all’amico preferisce la stabilità dell’allora azzoppato Leone di Trieste. Adesso, a piccoli passi, Bollorè sale in Telecom Italia con Vivendi, e tutti si chiedono quali saranno le prossime mosse. Il governo guarda con attenzione al destino di una società che dalla sua privatizzazione nel 1997 ha visto passare di tutto. Prima il “nocciolo duro” raggruppatosi sotto l’ala degli Agnelli, che si dissolve nel giro di un anno e mezzo. Poi la cordata dei capitani coraggiosi di Roberto Colaninno, che ne diventa proprietaria con un’Opa e un giro finanziario di 61mila miliardi di lire fatto di prestiti bancari, fusioni e società lussemburghesi, a cui inutilmente si oppone l’amministratore delegato Franco Bernabè. Nell’ordine seguiranno ancora: il blitz di Marco Tronchetti Provera, eseguito con la finanziaria Olimpia e al traino Edizione holding dei Benetton, che compra e regala a Colaninno e soci in difficoltà una plusvalenza di 1,5 miliardi di euro; una parentesi con Guido Rossi alla presidenza; l’arrivo degli spagnoli di Telefonica, con il ritorno di Franco Bernabè sulla poltrona dalla quale era stato allontanato (seguirà un successivo giubilamento); la ritirata di Telefonica e l’avanzata di Vivendi, ormai prossima ad una quota del 20 per cento di capitale, mentre al vertice si insedia l’accoppiata Marco Patuano (Ad) e Giuseppe Recchi (Presidente). Bollorè conosce il passato ma sa amministrare il presente. Direttamente o tramite i suoi emissari ha cercato di tranquillizzare il governo con tre garanzie: non aprire le porte a Orange; non procedere alla vendita di Sparkle, la controllata attraverso i cui cavi sottomarini passano i dati sensibili italiani; non aver bisogno - a differenza di tutti quelli che lo hanno preceduto - di contrarre debiti . Vediamo se manterrà la promessa. Infine con diplomazia sta tentando di ripristinare l’armonia tra Recchi e Patuano, facendo capire che i due saranno giudicati in base ai risultati. Se chiude anche questa partita al bretone riuscirà il miracolo: essere il primo pacificatore negli ultimi venti anni di storia Telecom.