Economia

Il commento: quando è Berlino a tradire i consumatori

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Lo scandalo Volkswagen. Parafrasando Mark Twain, le crisi finanziarie non si ripetono mai uguali, ma certo si assomigliano molto. Alla base c'è sempre un eccesso di fiducia nel proprio modo di fare le cose, nella capacità di dominare gli eventi e piegarli alla propria volontà. Nella maggior parte dei casi questa sorta di hybris si manifesta in un eccesso di indebitamento: la bolla immobiliare negli Stati Uniti, la crisi degli emittenti sovrani in Europa, la folle spesa per investimenti in Cina. Esistono però casi in cui la manifestazione dell'hybris, e della crisi finanziaria che ne consegue, non è il debito. L'elusione fiscale massiva, l'abuso dell'asimmetria informativa tra produttore e consumatore, l'aggiramento delle normative sulla sicurezza ambientale, sono tutte sintomatiche di una volontà da parte di autodefinire le regole, adattando il mondo esterno alle proprie esigenze. Da crisi aziendali si trasformano in sistemiche quando colpiscono la fiducia del consumatore e del risparmiatore nei confronti della correttezza del sistema.

Il diesel-gate ha tutte le caratteristiche per assumere questa dimensione. Dato il soggetto, che è il simbolo stesso dell'eccellenza manifatturiera, e l'oggetto, l'automobile. Quante volte si è sentito dire che la differenza fondamentale tra la finanza e l'industria è che un consumatore è perfettamente in grado di capire il "valore" di una automobile, ma non quello di un prodotto finanziario. Il sospetto che questa affermazione, con il progredire della tecnologia, non fosse del tutto vera forse covava da anni. Sta di fatto che nel giro di un weekend lo scandalo Volkswagen ha squarciato un velo e il "consumatore" ha iniziato ad interrogarsi su cosa stia realmente acquistando. La fiducia è stata tradita. Non è la prima volta che accade e non sarà l'ultima. Ma di certo la faccenda non può essere derubricata al livello di uno shock esterno al sistema o di una crisi limitata alla società che ha commesso l'errore. Difficile accomunarla anche ad un evento catastrofico, per l'ambiente e per l'azienda che lo ha commesso, come il disastro di Deepwater Horizon nel 2010, che è costato a BP una multa da quasi 20 miliardi di dollari. Nel caso di Volkswagen infatti non c'è una colpevole imperizia e superficialità. Al contrario, c'è la massima espressione della tecnologia utilizzata intenzionalmente per ingannare i consumatori e le agenzie di controllo. E, fatto non trascurabile, il consumatore non ha subito il danno ambientale, ma, con l'inganno, ne è stato l'autore.

La crisi di fiducia potrebbe essere più simile a quella che si generò nel 2001, quando fallì la Enron. La punta di lancia dell'ibridazione tra vecchia industria e nuova finanza. Definita da Fortune l'azienda più innovativa al mondo per sei anni di fila. Quello scandalo, quasi dimenticato oggi dal grande pubblico, estremizzò, forse per la prima volta, la pericolosa tendenza delle grandi corporation a sfruttare la globalizzazione e la finanziarizzazione dell'economia per porsi al di sopra degli Stati nazionali e delle loro regole. Fortunatamente, gli errori commessi da Volkswagen, senza volerne minimizzare la portata, non sono paragonabili a quelli di Enron o, qualche anno più tardi, delle banche coinvolte nella distribuzione dei titoli tossici. Ma, oggi come allora, la sensazione nettissima, palpabile in qualsiasi commento si legga sui quotidiani, è che Volkswagen non sia un caso isolato. Negli ultimi anni, i rapporti di forza relativa tra corporation e consumatori si sono spostati a favore delle prime. Questo è potuto avvenire anche grazie ad una specie di patto implicito, evidente nel caso dei giganti del web. Un patto basato inconsapevolmente sulla teoria del grande economista italiano, Paolo Sylos Labini. Innovazione tecnologica, ecologicamente e socialmente pulita, a beneficio di tutti i consumatori-cittadini, in cambio dello sfruttamento di rendite oligopolistiche. Nel patto è entrato anche il taglio sostanziale degli oneri fiscali attraverso la concessione tacita di una sorta di extra- territorialità con i tanti paradisi fiscali che la stessa Unione Europea mette a disposizione. E' però da parecchi anni che i termini del patto iniziano ad essere troppo sbilanciati, mentre il pendolo continua la sua oscillazione nel verso delle corporation. Volkswagen può segnare il punto di massima oscillazione del pendolo.