Economia

Undici motori e le volpi grigie

2 minuti di lettura
L'Europa ha ancora grandi opportunità di crescita se riuscirà a intervenire su undici fattori cruciali, che vanno dalla ricerca allo sviluppo dell'economia digitale, dalla produttività della pubblica amministrazione al commercio. Su due di questi - la spesa per infrastrutture e la partecipazione di donne e anziani al mercato del lavoro l'Italia è in drammatico ritardo.

Le stime elaborate dalla McKinsey dicono che l'Europa nel suo complesso negli ultimi 10 anni ha speso quasi un punto di Pil in meno di quanto necessario per trasporti, energia, acqua e telecomunicazioni. È una media. E nel calcolarla McKinsey avverte che ha tenuto conto del fatto che Portogallo e Spagna hanno buone infrastrutture, ma hanno speso più di quanto fosse necessario. Francia e Germania hanno un buon livello di reti, ma hanno cominciato a frenare su progetti e manutenzione. Il Regno Unito ha servizi scadenti e da tempo un basso livello di interventi economici.

In questo quadro L'Italia è riuscita a fare il miracolo: una bassa qualità delle infrastrutture si è accompagnata ad un elevato livello di spesa: insomma tanto denaro sprecato. Una conferma, non una sorpresa: basta pensare ai viadotti che crollano in Sicilia, al costo della Metro C a Roma, al flop di traffico della Brebemi. Evidentemente manca quasi tutto quello che McKinsey ritiene fondamentale nel settore, e che è la chiave per ridurre del 40% la spesa pubblica destinata a finanziare i progetti: selezione corretta degli interventi, rispetto dei tempi di consegna, asset management, governance e capacità finanziaria. Un ammonimento adesso che da qualche parte spunta l'idea balzana di tornare a puntare sul Ponte sullo Stretto di Messina, in versione solo ferroviaria.

L'altro deficit italiano è legato alla scarsa partecipazione delle donne e dei lavoratori con età superiore ai 55 anni al mercato del lavoro. McKinsey rileva che dal 1970 la quota di donne attive in età compresa tra i 25 e i 54 anni è schizzata dal 50 al 79% in Europa, una media superiore a quella degli Stati Uniti (74%). Anche qui con delle eccezioni: in Germania e Olanda le donne attive sono di più ma lavorano meno ore, in Grecia e in Italia la percentuale è invece al di sotto della media Ue. Ma il caso più eclatante riguarda i lavoratori con i capelli grigi: dagli anni '70 ad oggi l'aspettativa di vita è aumentata di 9 anni. Nello stesso periodo l'età media di pensionamento è scesa di 6 anni. Un gap che ha prodotto un risultato sconfortante: solo il 35% della popolazione in età compresa tra 55 e 74 anni è economicamente attivo in Europa. Una risorsa sprecata. In Italia utilizzare gli ultrasessantacinquenni per un periodo più lungo potrebbe dare un tasso di crescita composto annuo del Pil dello 0,34%. Nel momento in cui si discute di flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, con pensioni ridotte, qualcuno avverte che le "volpi grigie" non sono tutte da rottamare.